Roger Waters, anche al di fuori dell’epopea dei Pink Floyd, ha realizzato brani di grande qualità, senza riuscire, però, a eguagliare le inarrivabili vette artistiche degli anni Settanta.

Il co-fondatore e principale autore dell’iconica band inglese ha pubblicato il 2 giugno il nuovo, attesissimo album Is This the Life We Really Want?, a 25 anni di distanza dal precedente Amused to death.

Co-prodotto da Nigel Godrich, che tanto ha contribuito al suono inimitabile dei Radiohead, e anticipato dai singoli Smell the roses, Deja Vu e The last refugee, il disco, graffiante e con una forte impronta politica, è stato descritto dallo stesso Waters come «una dura presa di posizione nei confronti del mondo contemporaneo e di quest’epoca confusa».

Probabilmente oggi sarà confuso lo stesso Waters per il clamoroso provvedimento del Tribunale di Milano che ha confermato ieri il blocco della commercializzazione nei negozi e online di Is This the Life We Really Want? per "impedire la propagazione dell'illecito".

Già il 18 giugno, con decreto urgente, il giudice Sara Giani, della sezione specializzata in materia d'impresa del tribunale di Milano, aveva disposto un decreto d'urgenza lo stop alla vendita dell'album. Il giudice aveva fissato contestualmente un'udienza ordinaria, che si è tenuta il 27 giugno, nella quale si era decisa una sospensione del blocco e il ritorno dell'album nei negozi per cercare un accordo tra le parti.

Accordo che non c'è stato, come conferma l'ordinanza di ieri, che inibisce la commercializzazione, diffusione e distribuzione dell'involucro, della copertina, del libretto illustrativo e delle etichette "che riproduce, come emerge ictu oculi dal raffronto, le forme espressive dell'opera Cancellature 1964 di Isgrò".

Il plagio sarebbe confermato anche "dalla comune percezione da parte dei critici musicali e dei critici dell'arte, che hanno immediatamente associato la copertina dell'opera discografica all'artista Emilio Isgrò".

Il giudice ha disposto, inoltre, una penale di 100 euro per ogni violazione della sentenza, ha ordinato la pubblicazione dell'ordinanza a caratteri doppi del normale, su due edizioni nazionali, cartacee e online, dei quotidiani Corriere della Sera e Repubblica e ha condannato la casa discografica al pagamento delle spese processuali.

Le opere del pittore e fotografo Emilio Isgrò, in cui alcune righe sono cancellate con pesanti tratti di inchiostro nero per mettere in maggiore risalto il messaggio rimanente, sono esposte in tutti i principali musei d’arte moderna, dal MoMa di New York al Centre Pompidou di Parigi, dalla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia al Palazzo Reale e Museo del Novecento a Milano, dalla Biennale di Venezia a quella di San Paolo del Brasile di cui ha vinto la quattordicesima edizione.

La sentenza potrebbe aprire la strada al divieto di vendita anche negli altri Paesi, come previsto dalla Convenzione di Basilea sul diritto d'autore.

Isgrò, a proposito della decisione del tribunale di Milano, ha dichiarato senza troppi giri di parole che l’artwork di Is This the Life We Really Want? è un "plagio palese delle mie opere".

Di parere del tutto opposto il critico d'arte Vittorio Sgarbi, che ha dichiarato al "Corriere della Sera": "E' come se gli eredi di Leonardo avessero dovuto querelare Duchamp per la Gioconda coi Baffi. Isgrò sta approfittando della popolarità di Waters, querelandolo, per rinverdire la sua, evidentemente un po’ in calo".

Un po’ come accade spesso nella musica, anche nella pittura c’è sempre qualcuno che si è ispirato, in modo più o meno velato, alle opere di un altro artista, contemporaneo e non.

Le celebri cancellature di Isgrò sarebbero a loro volta un omaggio al Poema Ottico del 1924 del pittore dadaista Man Ray, che si è esplicitamente rifatto, dichiarandolo pubblicamente, al Canto notturno del pesce del 1905 del poeta tedesco Christian Morgenstern.

Poiché il confine tra ispirazione e plagio è spesso labile e sfuggente (confrontate, ad esempio, Mammagamma dell’Alan Parsons Project con Another brick in the wall dei Pink Floyd oppure Last Christmas degli Wham! con Joanna dei Kool & The Gang), il provvedimento appare eccessivamente duro, anche perché chi cura gli interessi di Man Ray non si è mai rivalso nei confronti di Isgrò, considerando il suo più un tributo che un’appropriazione indebita del suo lavoro.

Sarebbe auspicabile, in luogo di una lunga battaglia a colpi di faldoni e carte bollate, un incontro chiarificatore tra i due artisti, magari davanti a un buon bicchiere di vino rosso e a una cena succulenta, per risolvere la querelle con una stretta di mano e un gentlemen's agreement che soddisfi entrambi.

Speriamo che, al momento dell’emissione della ricevuta del conto, a nessuno dei due venga in mente di cancellare le singole voci con un pesante tratto di penna nera.

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