Roger Waters, anche al di fuori dell’epopea dei Pink Floyd, ha realizzato brani di grande qualità, senza riuscire, però, a eguagliare le inarrivabili vette artistiche degli anni Settanta.

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Il co-fondatore e principale autore dell’iconica band inglese ha pubblicato il 2 giugno il nuovo, attesissimo album Is This the Life We Really Want?, a 25 anni di distanza dal precedente Amused to death.

Co-prodotto da Nigel Godrich, che tanto ha contribuito al suono inimitabile dei Radiohead, e anticipato dai singoli Smell the roses, Deja Vu e The last refugee, il disco, graffiante e con una forte impronta politica, è stato descritto dallo stesso Waters come «una dura presa di posizione nei confronti del mondo contemporaneo e di quest’epoca confusa».

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Probabilmente oggi sarà confuso lo stesso Waters per il clamoroso provvedimento del Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa presieduta da Claudio Marangoni, che, con decreto urgente, ha fermato la commercializzazione nei negozi e online di Is This the Life We Really Want? per "impedire la propagazione dell'illecito".

L’illecito in questione sarebbe un presunto plagio nell'artwork della copertina, dell'involucro e del libretto illustrativo dell'album, troppo simili, a detta del giudice, alle celebri “cancellature” del pittore e fotografo Emilio Isgrò, in cui alcune righe sono cancellate con pesanti tratti di inchiostro nero per mettere in maggiore risalto il messaggio rimanente.

Le opere dell’artista siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto sono esposte in tutti i principali musei d’arte moderna, dal MoMa di New York al Centre Pompidou di Parigi, dalla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia al Palazzo Reale e Museo del Novecento a Milano, dalla Biennale di Venezia a quella di San Paolo del Brasile di cui ha vinto la quattordicesima edizione.

Il provvedimento, emesso dal giudice senza contraddittorio, potrà essere rimesso in discussione nell’udienza del 27 giugno, a cui parteciperà anche la Sony Music Italia, che ha pubblicato l’album.

La giudice Sara Giani sostiene che il decreto sia “proporzionato” in quanto “non esclude la commercializzazione” della musica “con diverse modalità esteriori”.

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Se confermata, invece, la sentenza potrebbe aprire la strada al divieto di vendita anche negli altri Paesi, come previsto dalla Convenzione di Basilea sul diritto d'autore.

Isgrò, a proposito della decisione del tribunale di Milano, ha dichiarato senza troppi giri di parole che l’artwork di Is This the Life We Really Want? è un "plagio palese delle mie opere".

Un po’ come accade spesso nella musica, anche nella pittura c’è sempre qualcuno che si è ispirato, in modo più o meno velato, alle opere di un altro artista, contemporaneo e non.

Le celebri cancellature di Isgrò sarebbero a loro volta un omaggio al Poema Ottico del 1924 del pittore dadaista Man Ray, che si è esplicitamente rifatto, dichiarandolo pubblicamente, al Canto notturno del pesce del 1905 del poeta tedesco Christian Morgenstern.

Poiché il confine tra ispirazione e plagio è spesso labile e sfuggente (confrontate, ad esempio, Mammagamma dell’Alan Parsons Project con Another brick in the wall dei Pink Floyd oppure Last Christmas degli Wham! con Joanna dei Kool & The Gang), il provvedimento appare eccessivamente duro, anche perché chi cura gli interessi di Man Ray non si è mai rivalso nei confronti di Isgrò, considerando il suo più un tributo che un’appropriazione indebita del suo lavoro.

Sarebbe auspicabile, in luogo di una lunga battaglia a colpi di faldoni e carte bollate, un incontro chiarificatore tra i due artisti, magari davanti a un buon bicchiere di vino rosso e a una cena succulenta, per risolvere la querelle con una stretta di mano e un gentlemen's agreement che soddisfi entrambi.

Speriamo che, al momento dell’emissione della ricevuta del conto, a nessuno dei due venga in mente di cancellare le singole voci con un pesante tratto di penna nera.

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