Sono passate da poco le quattro di pomeriggio del 22 luglio, la temperatura è ben oltre i trenta gradi e Roma è quasi deserta, così come l'Ippodromo delle Capannelle, che da 15 anni ospita il festival Postepay Sound Rock in Roma, ancora semivuoto prima di ospitare, qualche ora dopo, l'unica data italiana dei Phoenix, una delle band francesi a maggiore vocazione internazionale, che ha da poco pubblicato il sesto album Ti amo, un chiaro omaggio all'Italia, a cui sono legati a filo doppio (i chitarristi Laurent e Christian Mazzalai sono di origini trentine). 


Incontriamo il cantante Thomas Mars e il bassista/tastierista Deck d'Arcy nei camerini di Rock in Roma. Thomas e Deck sono gentili e disponibili, hanno un look semplice che li fa sembrare ancora più giovani dei loro quarant'anni, parlano piano e ti guardano fisso negli occhi con la voglia di raccontarsi senza filtri.

Il segreto della vostra musica è quello di mettere sempre una pizzico di tristezza in un brano allegro, oppure un po' di luce in un brano cupo. Siete d'accordo?

T.M: "E' il contrasto che più amiamo, quando scrivi una canzone devi giocare con gli opposti e rendere le cose non troppo univoche: forte e calmo, luminoso e buio, acceso e spento. Tutte questi stati d'animo agli antipodi sono il materiale sul quale lavoriamo abitualmente, come accostare sonorità sadcore a parole felici o una vecchia melodia accanto a un sample elettronico".

I testi dei vostri brani sono spesso ermetici. E' una scelta voluta?

T.M: "Non ha molto senso essere troppo netti nelle parole, mi piace quando un nostro testo è aperto all'interpretazione di chi l'ascolta o è astratto, senza confini. I dischi che ci hanno influenzato maggiormente sono quelli i cui testi non abbiamo compreso del tutto, come quelli dei Teenage Cool Kids, un band che amiamo molto".

Ti amo può essere considerato un concept album?

D.D.A. : "Non credo, non siamo troppo concettuali, ci interessa di più creare un flusso sonoro piuttosto che girare intorno allo stesso tema. Quando scriviamo canzoni non sappiamo mai dove andranno a finire, ma cerchiamo sempre di mantenere un nostro linguaggio e sperimentare elementi estranei in maniera distorta, raccontando storie inusuali".

Come mai, nonstante le origini italiane dei due chitarristi, un album dal titolo Ti amo e un successo come Rome, è la prima volta che suonate nella capitale?

T.M: "Purtroppo a Roma e nel Sud dell'Italia non abbiamo mai suonato prima d'ora, so che molte band si fermano al Nord e non arrivano fin qui, non so perchè. Ogni volta che iniziamo un tour chiediamo di venire a suonare a Roma e siamo molto contenti di essere finalmente qui. Ci siamo esibiti a Milano tanti anni fa durante il primo tour, quello di United, poi a Modena, Rimini, Genova e Bologna. Avremmo voluto suonare di più in Italia ma, per alcune ragioni, non è successo. Per questo motivo il concerto di stasera sarà ancora più speciale, sono davvero cuorioso di vedere come reagirà il pubblico romano alle nuove canzoni".

Che effetto vi farà suonare Rome nella città da cui avete tratto ispirazione?

T.M: "Rome non poteva mancare in scaletta, è una fantasia su come un americano possa vedere la vostra città, un luogo romantico ed epico che ti distrugge il cuore e che ha il difetto di essere incastrato nel passato. Mentre finivamo di registrare Ti amo ho vissuto tre mesi a Roma perché mia moglie (Sofia Coppola n.d.r.) stava dirigendo una piece d’opera. Il problema è che, se vieni da Roma o da Parigi, non hai nessuna intenzione di andartene perché sei consapevole che non esiste un posto bello come la tua città".

Come vi è venuta l'idea di incidere un album interamente ispirato all'Italia?

T.M.: "L'album non rappresenta la nostra visione reale dell'Italia, ci siamo ispirati più a una visione fantastica e romantica del vostro paese, quasi un paradiso perduto che ci sembrava perfetto per ambientare le nostre storie. Una sera mi sono ritrovato a fare il dj durante una festa di compleanno in un ristorante della Napa Valley, in California, e quando ho messo una canzone di Battisti, Il salame,  un italiano è`uscito in lacrime dalla cucina chiedendo 'Che sta succedendo?'. Solo allora mi sono reso conto della forza delle vostre canzoni, e mi sono messo a tradurre i testi delle canzoni di Battisti e di Battiato. Il processo creativo, poi, è stato piuttosto naturale".

Ti amo è un album ballabile e gioioso. L'obiettivo dell'arte è quello di dare felicità?

T.M: "Non so se sia quello di dare felicità: il nostro è quello di dare emozioni, anche contrastanti. In molti si sono interrogati sulla funzione dell'arte, è una domanda difficilissima, non so se ho gli strumenti per rispondere. A noi interessa dare il nostro punto di vista e circondare i nostri fan con nuove sonorità, ed è successo anche con Ti amo".

Come mai in scaletta non è previsto neanche un brano dagli album Alphabetical e It's never been like that?

D.D.A.: "Semplicemente perché alcune canzoni hanno una vita più lunga delle altre, Alphabetical è un album più da studio che da live, con molti strumenti, ma c'è un progetto segreto a cui stiamo lavorando in questo momento. Quando ritorneremo in Italia spero di potertene parlare".

Bankrupt! è ispirato alle sonorità giapponesi, Ti amo all'Italia. E il prossimo album?

T.M.: "Alla dolce Svizzera!(ride).  Non ci abbiamo ancora pensato, in ogni album l'ispirazione arriva da sé, ma in genere, quando raccogliamo idee per un nuovo album, vogliamo che sia totalmente diverso dal precedente. Ti amo è molto gioioso, con canzoni solo apparentemente semplici: forse il prossimo disco sarà basato su canzoni tristi e complicate".

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