Musica

Napoli cambia musica: la riscossa rap

Dalla celebrazione neomelodica della vita da boss alla ribellione hip hop. Nel nome della legalità

Rocco Hunt – Credits: Ansa

C'è chi come Antonio Iovine, padrino del clan dei Casalesi pentitosi, "canta" ai magistrati dell’Antimafia i segreti di Gomorra. E chi, invece, decanta in musica e versi i falsi valori e le gesta dei boss, perché di quell’ambiente mafioso s’invaghisce al punto di diventarne una sorta di menestrello. Per anni al "Camorra social club" hanno cantato fiancheggiatori delle cosche, spesso indagati e arrestati perché, con le loro canzoni, giustificavano nei testi il mammasantissima che faceva uccidere gli infami (i pentiti) o trasfiguravano il boss sanguinario in buon samaritano che, con i proventi delle rapine o altri delitti, aiutava le famiglie bisognose e i latitanti.

I neomelodici non sono morti come movimento pseudoculturale e nemmeno come industria discografica. Non sono più, però, gli interpreti principali di quanti protestano e contestano lo Stato assente. Oggi ci sono rapper e beatboxer. Sono loro, questa nuova giovane umanità incazzata, che si esprime in rime di protesta, a prendere il posto dei neomelodici. Ma c’è una fondamentale differenza: i rapper hanno come stella polare la legalità.
"Il passaggio culturale e generazionale l’ha favorito il web" spiega il rapper Lucariello, al secolo Luca Caiazzo, reduce dal successo Nuje vulimme ’na speranz, colonna sonora della fiction Gomorra, brano scritto e interpretato con un altro rapper, ’Ntò, ovvero Antonio Riccardi.

"L’esplosione del rap era nei nostri sogni. In America, in quartieri simili ai nostri, la musica rap esiste da tantissimi anni. Nel 1995 conducevo un programma radiofonico dedicato al rap, ma le signore in ascolto ci chiedevano se ci fossero interferenze o problemi tecnici, perché dalla radio suonava musica “strana”. I tempi non erano maturi" prosegue Lucariello, raccontandoci poi un’esperienza personale. "Ho lavorato a un laboratorio sulla musica rap con minori a rischio nel carcere di Airola. I più grandi sembravano ancora legati alla canzone neomelodica, mentre per i più govani a vincere era di gran lunga il rap, perché considerato “a ’omm”, cioè musica da uomini duri. A volte i temi trattati da canzoni neomelodiche e canzoni rap possono essere simili, ma cambia il modo di esprimere le cose. La durezza e la crudezza del linguaggio rap smascherano ed esorcizzano le verità più dure da ascoltare, cosa che invece non riesce ai toni mielosi e ovattati della musica neomelodica".

’O vient’ non è solo lo straordinario successo musicale di Clemente Maccaro, alias Clementino, ma è anche il vento del cambiamento che si esprime in musica a Napoli. Pianoforte a vela è l’ultimo branodenuncia di Clementino, che nel videoclip, girato da un gruppo di ragazzi di quartieri difficili, racconta tre episodi di cronaca legati alla criminalità organizzata. "La musica di ribellione è immortale. Prima, l’autentico “Neapolitan power” era la musica dei Settanta, adesso è il rap. L’ha detto anche Pino Daniele". Insomma, il Neapolitan rap power è musica di denuncia e di contestazione sociale che annichilisce e svilisce il fenomeno neomelodico, spesso confuso o colluso con i camorristi, che si sono proposti e ancora si propongono come antistato.

Il peggiore dei disastri è figlio della camorra che seppellisce rifiuti nelle viscere della terra. Si chiama Terra dei Fuochi e a denunciarne la gravità è stato un rapper diciannovenne di Salerno, Rocco Hunt, vincitore di Sanremo giovani con la canzone Nu juorno buono. "L’hip hop non è solo cantare, quello lo si può fare con la musica leggera. Le parole nell’hip hop vanno pesate" spiega Rocco Hunt, un "poeta urbano" come lui stesso ama definirsi. Il disagio sociale, il disastro ambientale e la camorra che uccide sono i motivi che ispirano, allo stesso modo, musica e versi di Luca “o’ Zulù” Persico, dei 99 Posse. Il loro album di successo Curre curre guagliò – 2.0, versione reloaded, vent’anni dopo la prima pubblicazione, scala le classifiche proprio in questi giorni.

"Io non credo che esista un tipo di rap che parla solo di legalità o un tipo di musica neomelodica strettamente legata alla camorra, non voglio generalizzare. Di sicuro negli anni Ottanta e Novanta, per avere successo, bastava beccare un motivetto imbecille. Oggi, invece, una costante in tutto il mondo del rap è l’attenta e consapevole analisi fatta dai giovani delle proprie condizioni di difficoltà ed emarginazione" si infervora Persico.

Quando i 99 Posse erano già parte importante della scena musicale, Geco, 14 anni, rapper tra i più giovani del momento, di Pagani in provincia di Salerno, non era ancora nato. Oggi, questo ragazzino canta "Questo stivale sta diventando un infradito" e indica come suoi mentori proprio Rocco Hunt, Clementino e tutti i rapper che in Campania hanno dato vita a questa sorta di cerchio immaginario. Fuori dal cerchio immaginario, restano i neomelodici, personaggi spesso equivoci, troppe volte non solo cantori di camorristi, ma legati a camorristi, come dimostrato da inchieste dell’Antimafia di Napoli.

Il cantante Franco Ricciardi, fresco vincitore del David di Donatello con ’A verità, canzone contenuta nella colonna sonora del film Song’e Napule dei Manetti Bros, difende la categoria dei neomelodici: "Non bisogna attribuire alla musica neomelodica un’accezione esclusivamente negativa. Io credo che la musica sia un’alternativa, ti porta automaticamente alla non violenza, è assurdo per me pensare che chi fa arte, per davvero, possa incitare qualcuno alla violenza.Non possiamo generalizzare: alcuni neomelodici hanno trattato temi legati alla criminalità, ma tanti altri sono dei grandi artisti che fanno sacrifici. A Napoli, purtroppo, la linea che divide il conoscere un membro della criminalità organizzata dal farne parte è molto sottile. Anch’io vengo dalla periferia, da Secondigliano, quartiere a rischio. Potrei mai non conoscere persone che svolgono attività dubbie? Inutile essere ipocriti" conclude. Spuntano, però, dal panorama neomelodico, anche brani come Femmina d’onore di Lisa Castaldi, O’ Killer di Gianni Vezzosi, Pe’ colpa e nu pentito di Mirko Primo, Nù latitante di Tommy Riccio, ’O Capoclan di Nello Liberti (indagato proprio per questo brano per istigazione a delinquere), e tanti altri, che per anni hanno descritto, e ancora oggi ci provano, in perfetto stile epico-eroico, l’epopea delle vite dedicate all’affiliazione, e alla "famiglia", inzaccherando, così, i sentimenti "musicalmente puri" di cantautori come Ricciardi.

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