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Mika: "XFactor? Adoro l'edizione italiana, è imprevedibile"

Intervista al giudice del talent show tra televisione, la battaglia contro l'omofobia e il suo sentirsi "mediterraneo" - VIDEO e FOTO

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Il cantante Mika – Credits: Olycom

Sorride sempre, arrossisce se si parla della sua vita privata e quasi si commuove mentre spiega quanto sia stata partecipata la sua campagna contro l’omofobia, denominata #rompiamoilsilenzio, nata l’estate scorsa dopo l’imbrattamento, a Firenze, di un manifesto del suo trionfale tour estivo.

Michael Hollbrook Penniman Junior, in arte Mika, popstar internazionale di origini libanesi, è un campione di talento, sensibilità e gentilezza che in Italia ha messo d’accordo tutti: uomini, donne, nonni e bambini lo amano senza riserve dal primo momento in cui si è seduto dietro il banco dei giudici dell’edizione italiana di X Factor.

 

Trentadue anni compiuti da poco, alle spalle più di dieci milioni di dischi venduti, Mika ci racconta della sua esperienza a x Factor, del suo rapporto con l’Italia, delle sue origini da emigrante, ma soprattutto di un'“onda bella” di hashtag che possono cambiare la vita.

Facciamo un bilancio di questi due anni e mezzo di X factor: cosa l’ha divertita di più?
L’aspetto imprevedibile. È un programma molto reattivo, molto collegato ai social e non troppo programmato. C’è una sorta di libertà che è impressionante. Io conosco molto bene il sistema-televisione inglese, e anche un po’ quello americano, dato che tutta la mia famiglia ha lavorato lì nelle produzioni NBC. Ecco, quello anglosassone è un modo di fare televisione molto più programmato. E io penso che questa sorta di energia, che non è caotica, ma reattiva, di X Factor italiano, lo renda molto divertente. Siamo sempre in allerta, in attesa di una cosa nuova. Non è tutto scritto, e questa cosa si sente e si vede. E proprio per questo ha una freschezza che negli altri Paesi non c’è.

Quest’estate il brutto episodio di omofobia di cui è stato vittima (a Firenze un manifesto del tour è stato imbrattato con un insulto a sfondo sessuale, ndr) ha portato alla ribalta la sua vita personale. Ne ha sofferto?
Faccio musica da 11 anni, con un pubblico in costante crescita a partire dal 2007. So bene che quando un musicista si mette in gioco ed entra nell’arena del palco, ci sono tante conseguenze. Io prima ne avevo paura: ma adesso non più.

In seguito a questo episodio, però, si è alzato un coro contro l’omofobia. Ne è rimasto soddisfatto?
È tutto molto più complesso. Posso dire però che sono molto commosso dal modo in cui tante persone, di ogni tipo ed età, che lavorano nella politica, nello show biz e persone “normali”, si sono messe in gioco. Hanno fatto un piccolo gesto per combattere l'omofobia e l'insieme dei loro piccoli gesti sono è diventato una sorta di onda bella, un’onda che andava nella giusta direzione. È diventata una cosa importante, per la mia vita quotidiana e per quella di tanti altri. 

Lei è arrivato in Italia due anni fa, da straniero. Ora è come se fosse italiano: com’è andata?
È una cosa strana. È come se per me, all’età di 29 anni si fosse aperta una nuova porta verso un nuovo Paese: ma in maniera “emozionale”. C’è una cultura che mi piace molto, c’è una nuova lingua che prima non parlavo, perché anche se l’avevo un po’ studiata a scuola per poter cantare, non ero in grado di fare dialogarci… C’è tutto un Paese che non conoscevo bene, e che adesso ho avuto la chance - e la voglia, enorme - di conoscere ancora di più. Mi fa un grande piacere, perché queste novità sono importantissime per me: andare avanti, fare cose che cambiano prospettiva, che fanno cambiare le abitudini, e che fanno anche un po’  paura”.

La paura è importante?
Certo. Io dico sempre che ci sono due cose che sono molto importanti nella vita: avere fame, sempre, e avere paura.

Le sue origini libanesi l’hanno forse aiutata a sentirsi “mediterraneo”?
Penso di sì, perché io sono un po’ zingaro. Sono un emigrante, da generazioni: mia mamma, mio nonno e il mio bisnonno erano emigranti. La stirpe di mio padre ha lasciato l’Irlanda e l’Inghilterra per andare in America, mia mamma ha origini siriane e libanesi ed è emigrata verso la Francia e poi l’Inghilterra. C’è dunque in me questa componente mediterranea che, anche se vivo a Londra dove ho casa e dove lavoro, è rimasta in me e mi ha aiutato ad apprezzare ancora di più la cultura italiana.

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