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Musica

Madonna a Milano, "MDNA Tour": è solo l'inizio, non l'inizio della fine

14 giugno, Stadio San Siro, l'icona del pop offre due ore di spettacolo puro. Tutto il Dna della pop star in un live da rimanere a bocca aperta

– Credits: Kika Press

Milano (ancora una volta) non ti ha tradita. Madonna ieri sera nella sua seconda data del 14 giugno (dopo l'esordio italiano a Roma ) ha offerto al pubblico quello per cui avevano pagato: divertimento assoluto. Il fatto che ci fosse gente dalla sera prima lasciando un cimitero post accampamento di fronte all'ingresso è il minimo che ci potessimo aspettare.

Lo stadio è pieno, il palco è una freccia, vista dall'alto, che punta verso di noi spigoloso e virile. Il pubblico è eccitato, freme.

Martin Solveig entra sul palco puntualissimo, alle otto era già a far girare i dischi, omaggiando Madonna, Adele, Gotye e i Fun. Se in veste di produrre di questo "MDNA" qualcuno ha storto il naso preferendo il lavoro di Benassi, il dj Solveig nel suo mestiere è una forza della natura. Alle nove puntuale chiude baracca e se ne va. Lo spettacolo inizia alle 10 meno 10 minuti.

L'obiettivo oggi è raccontare quello che non è stato ancora raccontato, ovvero le emozioni. E non parleremo di sicuro dei 150 ola perfettamente riuscite (si sa, i fan di Madonna sono degli ottimi ballerini forgiati dai suoi immensi videoclip), non parliamo nemmeno di Stefano Gabbana e Domenico Dolce, Donatella Versace, Paola Barale e di tutti i fortunati della "Madonna Family And Friends" che sono entrati con tanto di passerella in poche postazioni di fronte al palco.

I veri eroi erano sul prato, in condizioni pietose, sporchi e sfatti, per toccare per un attimo la mano alla loro diva.

Ecco: parliamo ora dell'ansia. L'abbiamo sentita in molti, è la stessa di tanti anni fa. C'era la voglia di rivederla (più del 2008) e di rimanere a bocca aperta. Madonna finalmente entra sul palco e snoda la scaletta di 19 brani in un percorso dantesco (ma immerso nel reale) dove i DNA di Madonna viene raccontato in tutte le sue sfaccettature. Il discrimine critico sta tra quali la fanno sentire di più a suo agio e quali meno. Ed è lì che si è vista la differenza.

Il primo blocco, quello dell'oscurità più assoluta, del pulp di "Gang Bang", dell'aggressività militare di "Revolver", no, non fa più per lei. Rallentata, trascinata fisicamente, poco convinta, la macchina del pop inizia in modo visivamente eccellente, splendidamente curato, ma senza contatto con il pubblico. Grande attenzione alle immagini negli schermi posteriori, questo fin da subito. Uno spettacolo nello spettacolo.

Il livello di divertimento raggiunto nella fase due del live (da "Express Yourself/Born This Way" in poi, per intenderci) raggiunge livelli di godimento mai visti. Le versioni sono arricchite, più attrattive, quasi quasi le avremmo volute ascoltare dentro l'incisione. Il live ha dentro quell'anima che a tratti manca nella sua ultima produzione discografica.

Il concerto continua senza pause, è uno spettacolo di fuochi di artificio che in "Turn up the radio" trova il suo primo contatto vero con il pubblico. E noi di questo avevamo il bisogno. Pochi hanno parlato di quanto i Kalakan siano stati determinanti nel fare di questo MDNA World Tour 2012. Non rinuncia al pop, non rinuncia alla dance, non rinuncia soprattutto alla musica folk di cui è così innamorata.

Poi parla al pubblico che la sostiene da 30 anni, rivelando che questo per lei è solo l'inizio, non l'inizio della fine.

In un battito di ciglia siamo alle battute finali, quelle dove in "Vogue" cambia ancora una volta anima. Sapete cosa riesce a fare Madonna e che non riesce a fare nessun altra, nemmeno Lady Gaga? Ha la dote innata di mutare volto e modalità espressiva in modo totale, veicolando le emozioni solo con la sua presenza scenica. Peraltro in uno stadio, non nel bar sotto casa.

Facile tirare la lacrima quando si canta benissimo, si urlano parole drammatiche, si fa riferimento agli affetti più cari: è una passeggiata. Portare alle lacrime in "Human Nature" e "Like a virgin" da ferma, a luci quasi spente, solo con il suo corpo e i suoi occhi, è un piccolo miracolo che si può permettere solo un'icona. Un'icona vera.

In Madonna c'è qualcosa che non c'entra niente con la musica. E non dobbiamo vergognarci nel dirlo. La Ciccone, oggi più che mai, è un veicolo attrattivo per uno show imponente. Dove ci sono i ballerini più bravi in circolazione, dove i mezzi sono i più grandi di qualsiasi altro concerto pop, dove un coro entra sul finale per "Like a Prayer" mentre lei si scatena contemplando lo spettacolo dalla punta della passerella. Madonna oggi è una regista della musica, è la "spalla" ideale per uno show superiore.

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