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Musica

Laura Pausini: il primo ascolto di Simili

Il nuovo album della cantautrice è nei negozi dal 6 novembre. La recensione

"Simili" è un album di identità, perché tutto quello che avete sentito e vi sentirete dentro è perfettamente riconoscibile nelle sue più piccole parti, come un'impronta digitale. Per questo l'album non si può mettere dentro un cerchio di classificazione più ampio: è un album di Laura Pausini, punto. Tutti i discorsi sui tecnicismi, quindi, vanno a farsi un bel giro o diventano presto irrilevanti. Nelle 15 canzoni di questo album disponibile dal 6 novembre, c'è una grande voce, ci sono molte parole d'amore e tanta musica. Poi sommi tutto e al netto delle intenzioni, ne estrai quello che può lasciare nella vita di chi la ascolta.

"Simili" non è un album che si stringe solo attorno ai fan, come sembrava voler presagire il difficilissimo singolo "Lato destro del cuore". È un album che pur rimanendo in un naturale atteggiamento popolare, esplora percorsi nuovi e percorsi già battuti. Con Niccolò Agliardi c'è la sicurezza: testi profondi e semplici, curve emotive e strade in salita con sfoghi energici. Come la title track "Simili", prossima sigla di "Braccialetti rossi", o "Il nostro amore quotidiano" (grande testo), oppure "Colpevole", un pezzo che si fa riascoltare fino allo sfinimento. Niccolò è in forma ed è in perfetta sintonia con Laura.

Dopo le certezze, andiamo alle sorprese. La più grande è "200 note" scritta da Tony Maiello, un brano con un livello di scrittura sorprendente per un ragazzo di 26 anni che ha fatto tante cose e raggiunto molti obiettivi senza però mai emergere davvero. La canzone si esprime in musica in modo ipnotizzante, sembra finire per farti tornare indietro. Poi c'è "Innamorata" di Jovanotti, un brano pop-dance che ricorda i ritmi delle hit anni 90, ma con quell'effetto straniante che solo una canzone di Lorenzo sa creare: un piede è in Italia, un piede è nel resto del mondo. Laura è a suo agio in questo vestito dove era facilissimo crollare nella pantomima, così come in "Io c'ero (+ amore x favore") un brano dalle smaccate sonorità da "sabato sera alla discoteca" dove l'impronta di L'Aura è un solco profondo anche per chi la conosce in superficie.

Meno accattivante, nel complesso, è il contributo dell'amico fraterno Biagio Antonacci, forse perché da lui nutriamo enormi aspettative. "Tornerò (con calma si vedrà)" è un tentativo non molto riuscito di riportare le atmosfere "latine" (e di successo) in un disco della Pausini. La sua formula è fatta da testi sfrontati, racconti meno poetici e molto più diretti. Qui, la vena maliziosa ha il freno a mano. In "È a lei che devo l'amore" così come in "Lato destro del cuore" si sente invece il profondo amore che Biagio nutre per Laura e quel senso di intesa che li lega, ma siamo lontani dai fasti del passato: i contributi di Antonacci nella carriera di Laura oggi sono un culto e ripetersi a volte è difficile. Eccezionale è la presenza di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, il quale ha firmato "Sono solo nuvole", un brano delicato ma che si canta con la maestosità della grande tradizione italiana.

Ascoltando "Simili" ho notato che la voce di Laura, a volte di più e a volte di meno, è un po' cambiata. In alcuni brani si fa più scura, in altri diventa ancora più graffiante. Di sicuro nelle interpretazioni di questi pezzi c'è il più alto massimale di energia trovato in lei negli ultimi anni. Conservare l'entusiasmo, rafforzare l'interpretazione, riuscire a respirare la stessa aria del suo pubblico è il suo obiettivo raggiunto, il traguardo ricercato in un periodo così "nomade" della sua carriera. Ci è riuscita trovando una chiave comunicativa ancora più diretta. Abbraccia chi la segue da sempre e anche chi è in un angolo un po' timido che non sa bene cosa fare. "Simili" non è un modo per dire al suo pubblico "sono ancora come voi", ma è un modo per dire "non voglio mai dimenticarmi che essere come voi, è l'unica cosa che conta".

"Simili" è un album che ti prende, ti porta a fare un giro tra i tuoi sentimenti e poi ti riporta a casa. È un album fatto da 12 canzoni "normali" e tre canzoni "speciali" che vanno accolte come un libro dei ricordi. C'è il padre, i suoi fan, il suo compagno e sua figlia. Non sono singoli e non saranno mai hit, ma piuttosto fotografie musicali da condividere con il pubblico. Se provate a ascoltarlo su una piattaforma di streaming, sentirete che "È a lei che devo l'amore" con la voce di Paola si lega in sequenza a "1976 - Ramaya" inserita in "20 - The Greatest Hits", dove Laura da bambina, proprio come Paola, canta per il solo gusto di cantare. È da lì che si parte ed è lì che si deve restare.

In questi mesi l'abbiamo vista bellissima, abbigliata con cura e pettinata come una diva del pop (è una diva del pop, d'altronde). L'abbiamo vista in molte tv internazionali, la vedremo in Rai il 14 novembre e poi a Sanremo come ospite. La vedremo presto anche nei 15 videoclip dove gioca, si diverte e a suo modo, sperimenta. "Simili" è un progetto fresco e pieno di colori che poi si è scontrato con il pallido grigiore delle polemiche.

Chi se ne frega, è chiaro. Eppure leggerle ha generato in molte persone (anche in me) un forte senso di amarezza, da qualsiasi parte le guardassimo. Sono quei momenti in cui emerge il desiderio di tornare a quando, fuori da tutto, si andava al negozio di dischi per prendere il nuovo album di Laura, lo si scartava con fatica e dopo averlo inserito nel lettore si aspettava la "Traccia 1" per sentirla cantare. Così, senza tutto quel chiasso intorno.

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