Musica

Il nuovo album dei Linkin Park riconquista i vecchi fan

"Living Things" esce nell'estate del 2012 e soppianta (almeno per ora) Justin Bieber e i Maroon 5. Numeri uno in 14 paesi nel mondo, continuano un successo che ha superato 10 anni (ma ce ne siamo accorti solo ora)

"Living Things" è il quinto album dei Linkin Park, che non siano degli esordienti è chiaro per tutti, così come è chiaro che danno soddisfazioni nelle vendite ma nessuno, men che meno in Italia, lo riconosce. Forse perché è estate e un primo posto in Fimi vale meno in una settimana fiacca di novità. Anche se "Burn It Down" è oggi ufficialmente una hit.

Eppure "Living Things" è uno degli album più belli della loro discografia. E non lo diciamo noi, ma i (vecchi) fan, compresi quelli che li hanno abbandonati 10 anni fa nel periodo mediaticamente d'oro di "Hybrid Theory", "In the end" e via cantando. "Meteora" al massimo, non di più.

Mentre qualcuno li dà per morti, debuttano al primo posto nella Billboard statunitense, così come in quasi tutto il mondo (tranne la Svezia e il Sud Corea, ce ne faremo una ragione). Il disco della band americana nu-metal (oggi il termine è decisamente improprio) raccoglie il meglio dei suoni e delle proposte musicali dei primi quattro album e li riporta in alto, li espone al sole.

I Linkin Park, questa è la notizia, sono tornati riconoscibili, non stranianti, amabili al primo ascolto senza diventare banali al secondo. Cambiare musica è coraggioso, tornare sui propri passi aggiungendo qualcosa di nuovo è da veri uomini della musica.

223 mila copie vendute nella prima settimana in Nord America quindi, con un impatto lievemente superiore alle copie vendute all'esordio dai Maroon 5, la band pop più in voga del momento (va detto che Justin Bieber la prima settimana ha venduto il doppio, una tendenza di acquisto immediato molto comune negli artisti teen). Non sono cifre da strapparsi i capelli, è chiaro, ma non si può nemmeno parlare di flop.

Il rap di Shinoda in questo disco ha molto più spazio (finalmente, il brano d'apertura "Lost in the Echo" è uno degli esempi più chiari di questo nuovo corso rap-centrico) e che loro sono uno degli esempi più alti di come la commistione di generi possa portare a qualcosa di commerciale, riconoscibile ma loro sotto ogni aspetto. Addirittura la ballad "Powerless" ha una profondità notevole e un testo da brividi.

L'accusa formale che si fa a questo disco è la scarsità di idee (falso) messe al suo interno, con pochissimo suonato (falso) e troppa elettronica a buon mercato (falsissimo, avete sentito "Victimized"?). La band lavora a "Living Things" da giugno dello scorso anno, il che non è un necessario sinonimo di qualità. Ma in questo caso il loro lavoro è articolato, gradevole, quasi inattaccabile. Fresco, ma senza eccedere nel voler essere di moda a tutti i costi.

L'idea era quella di percorrere idealmente il passato e il presente in una prospettiva profondamente personale, dove è evidente il maggiore interesse nella cura dei testi, ha portato buoni frutti. I Linkin Park oggi sono più commerciali che mai, ma non per questo meno rock nell'attitudine. Dovevamo aspettare così tanto tempo anni rivivere in modo così forte lo spirito più bello della band? Ne è valsa la pena.

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