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Musica

#hiphopanorama Bassi Maestro e Ghemon: “Vi raccontiamo la nostra New York”

I due rapper italiani presentano il disco "Per la mia gente" attraverso le immagini del viaggio nella Grande Mela dove l'album è stato prodotto

Da sinistra Ghemon, Marco Polo e Bassi Maestro

Un'icona del rap italiano come Bassi Maestro, un artista che vive una crescita esponenziale come Ghemon e un produttore che a New York sta diventando tra i più influenti della east coast, Marco Polo. Sono questi gil ingredienti di "Per la mia gente", l'ep di sette tracce che per la prima volta vede un produttore newyorkese di successo (anche se Marco Polo è nativo di Toronto, ndr) investire sul talento di due artisti rap nostrani. Per la realizzazione del disco e del primo video omonimo Ghemon e Bassi Maestro sono volati a New York, un'esperienza unica che hanno raccontato in esclusiva a Panorama.it

Come nasce l'idea di "Per la mia gente" e la collaborazione con Marco Polo e Ghemon?

Bassi: Ognuno di noi conosceva Marco Polo. Ghemon gli aveva chiesto una produzione diversi anni fa, io l’avevo conosciuto in alcuni live in Europa. L’anno scorso sono andato a trovarlo a New York e gli ho fatto sentire un po’ di cose, lui mi ha proposto di fare un EP insieme. E’ stato lui a farmi il nome di Ghemon e così abbiamo optato per un progetto a sei mani. Abbiamo lavorato a distanza e poi siamo andati a New York per chiudere il tutto e fare il video. In meno di un anno abbiamo iniziato e concluso il progetto, un gran bel lavoro.

Ghemon: Io conoscevo Marco Polo dal 2005 e avevamo già lavorato insieme nel biennio 06/07 sui miei primi due dischi solisti. Bassi è andato a New York l'anno scorso, si sono visti in più di un’occasione e poi è nata l’idea dell’EP. Quando mi ha chiamato dagli Stati Uniti per informarmi della cosa, è stato un fulmine a ciel sereno, quasi non ci credevo.

Bassi, tu un tempo scrivevi di sognare "ad occhi aperti da mattina fino a sera, nella città degli angeli o nella grande mela". Ora nella grande mela ci sei andato per un progetto importante. Quale è il tuo rapporto con Ny?

Bassi: Un rapporto di amore fantastico, tutta la musica che ho fatto e ascoltato nella mia carriera arriva da li. E’ stato magico arrivare a lavorare con artisti che ho ascoltato e a cui mi sono ispirato per tanto tempo. Non posso dire che sia un punto d’arrivo ma sicuramente sono enormemente soddisfatto. Siamo partiti dall’Italia che per questo genere musicale è sempre stata considerata un paese minore rispetto a tante realtà europee collaudate come ad esempio la Francia. E’ la prima volta che un produttore italiano di rilievo come Marco Polo decide di produrre un disco con due rapper italiani e per noi è un vero onore. Inoltre è un artista molto selettivo quindi sono doppiamente contento di esserci trovati.

Bassi, sei un'icona del rap italiano, hai vissuto tutte le fasi di crescita di questa musica. Come commenti questo momento per il genere?

Bassi: E’ un periodo molto positivo ma non bisogna lasciarsi troppo annebbiare dalle lusinghe e dall’interesse della discografia e dei media. L’ho imparato in tanti anni, un gioco dal quale sto ben lontano pur continuando a darmi da fare. Oggi va l’hip hop e fanno l’intervista a noi, domani sarà il momento del rock e così via. Di questo periodo la cosa importante è che il genere sia riuscito a piazzare realtà forti anche in classifica e queste sono cose che resteranno. Inoltre chi è arrivato in alto non ha dato spazio unicamente ai propri interessi ma si è portato dietro una bella fetta del mondo underground.

Ghemon, dal tuo disco “Qualcosa è cambiato”, qualcosa è cambiato veramente. Video negli States, tante date, un successo crescente. Sei soddisfatto?

Ghemon: Il duro lavoro paga e questa è la cosa che mi interessa, sia a livello personale, sia come messaggio da far passare a chi mi ascolta. Mentre faccio le cose, non realizzo mai del tutto, il peso che potranno avere per gli ascoltatori. Poi arriva il momento di fare i concerti, dove invece ho realmente il polso di quello che ho fatto. Questo è stato determinante in quest'anno: riappropriarmi di quello che avevo creato in studio, portandolo dal vivo e rivivendolo con il pubblico. Il termine "successo" è relativo. C'è sempre un successo maggiore, per me sono solo passaggi e mai "arrivi". Per me conta solo lavorare e migliorarmi costantemente. Forse è la mia vera ossessione.

Che cosa esportereste subito dagli Usa e per cosa invece gli americani hanno da imparare da noi?

Bassi: Sono contento di essere cresciuto con un modello americano ma sono anche contento di non fare parte del loro sistema. Ad ogni modo non mi sento di generalizzare, esistono pregi e difetti in una terra e nell’altra. Esistono grandi lavoratori ma anche grandi cazzeggiatori. La differenza è sicuramente che a New York, se lavori seriamente, vieni premiato molto di più che in Italia. Loro musicalmente stanno guardando molto all’Europa nell’ultimo periodo, soprattutto nell’ambito dell’hip hop.

Ghemon: Ne parliamo spesso in questi giorni con Marco Polo. L’America vive di contraddizioni ma esistono anche realtà che da noi sarebbero utopia Da loro, per esempio, puoi ricevere lo scontrino in email. Lo fanno per risparmiare la carta ma nessuno si sogna di non emetterlo per evadere le tasse. Quando racconti la realtà italiana ad un americano ci rimane male e ti chiede: “Ma perché non si dovrebbero pagare le tasse? Per fregare il prossimo?”. All'opposto invece aria condizionata e riscaldamento sono eccessivi ovunque...Non è una contraddizione, questa, in termine di rispetto dell'ambiente?

In questi giorni è stato eletto Barack Obama, nel periodo in cui siete stati in Usa avete avvertito il clima elettorale o no? Che idea vi siete fatti?

Bassi: Ho notato molta confusione, come d’altra parte c’è anche in Italia. Molti lo sostengono pur non avendo ben presente quali sono le sue idee e il suo piano politico. Dà voce ai neri e per molti questo basta. Avere un presidente nero è già un motivo sufficiente per guadagnarsi fiducia. E’ una comunità che prima non si sentiva rappresentata. L’americano è consapevole di quanto le cose non vadano bene, soffrono molto le urgenze sociali. Nei casi delle grandi emergenze, come ad esempio l’uragano Sandy, l’operato della politica è fortemente in discussione. Sono sicuramente più sensibili ai fatti che ai dati.

Ghemon: Sinceramente quando siamo stati a New York non si era ancora in pieno clima elettorale. Tuttavia ho avuto modo di parlare di politica anche con tanti artisti e fortunatamente ho incontrato persone con un’idea propria sull’andamento del paese ma soprattutto con una coscienza sociale. Sono rimasto sorpreso perché l’idea di americano medio, come di italiano medio, è di una persona che vive per lo più avulsa dalla politica.

Dopo il tour italiano di "Per la mia gente" è prevista anche qualche data negli Usa?

Bassi: Come ho ripetuto più volte vogliamo stare con i piedi per terra. Ora vogliamo lavorare ad una serie di video per sostenere il disco poi valuteremo le possibilità che ci verranno offerte. Sicuramente esistono più possibilità di un tour europeo piuttosto che di uno negli Usa.

Ghemon: In questo momento è più una speranza che una possibilità. Non lo stiamo valutando ma di sicuro sarebbe la realizzazione di un sogno. Vedremo.

In America come è stato giudicato il prodotto "For my people"?

Bassi: Ci sono stati feedback positivi, ottime recensioni che hanno parlato dell’album come un vero disco di Marco Polo insieme a due rapper italiani, un fattore davvero importante. E’ un lavoro che abbiamo fatto con passione e Marco Polo ci sta puntando al punto da rappresentare “For my people” come il progetto più importante che ha attualmente in promozione.

Dove si possono trovare informazioni sul tour e sull’album?

Ghemon: Sui nostri social network e sulla pagina ufficiale del disco http://www.macrobeats.net/perlamiagente/

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