Gotthard: il ritorno con "Bang" - Intervista

Nuovo album e nuovo cantante per la hard rock band made in Switzerland. 

I Gotthard – Credits: Ufficio stampa Spingo

Michela Vecchia

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“Bang!”, un colpo secco, deciso, un’esplosione. Ci sono vittime? Fortunatamente solo quelle folgorate dal trascinante rock degli elvetici Gotthard. Per chi non  ha ancora abbandonato nell’armadio il giubbotto di pelle, il nome non è certo una novità. I Gotthard calcano i palchi di mezzo mondo da più di vent’anni e sembrano non stancarsene. Anzi, Bang! è la dimostrazione  che hanno ancora molto da dire. Ne abbiamo parlato con Leo Leoni, chitarrista e fondatore della band: “Speriamo che più che l’inizio sia un disco col botto, perché l’inizio risale a venticinque anni fa!”. 

Bang!, la title-track che apre il disco, ha un ritornello che già si canticchia al primo ascolto e resta subito impresso, tanto che ci si augura che sia anche la canzone di apertura dei concerti. A tal proposito Leoni aggiunge: “Molto probabilmente sarà così. Per i Gotthard è un po’ una tradizione aprire i concerti con la prima canzone del disco, però non vorrei rovinare tutte le sorprese. Diciamo che probabilmente sarà così, ma non è detto!”.

Leoni oltre che chitarrista è anche co-produttore assieme a Charlie Bauerfeind. “Non è il primo lavoro dei Gotthard che co-produco, ne ho già fatti diversi in passato. Devi essere un po’ amico e nemico allo stesso tempo, alcune volte è comodo, altre no. Bisogna cercare di tirare fuori il meglio da tutti i musicisti, a partire da me”. In passato i Gotthard hanno registrato negli USA, ma sembrano, oggi, preferire la vecchia Europa: “In Usa i produttori sono molto legati alla loro cultura, se lavorano su un prodotto europeo comunque la pensano da americani e questo fa sì che le scelte, soprattutto in termini di suoni, siano un po’ dettate dai loro gusti. Lavorare in Europa ci fa sentire più a casa”.

E poi aggiunge: “Questo è un disco molto importante, c’è la freschezza, l’energia, ci sono tantissime emozioni e tanti colori. Volevamo presentare quello che sono i Gotthard nel 2014 e questo è il risultato”. È un disco che conferma che la scelta di proseguire il cammino,  nonostante il grave lutto che li ha colpiti nel 2010 (Steve Lee, voce e membro fondatore scomparso nel 2010 in un incidente) è stata quella giusta. Feel What I Feel è il primo singolo estratto.

“In questo disco ci sono diversi candidati a singoli. Non volevamo uscire con una ballata, e, come tu sai, i pezzi rock non vengono spesso passati per radio. Così abbiamo scelto Feel What I Feel che è un buon compromesso”. Si accompagna ad un video con uno script davvero interessante e intrigante: “Ci è stato proposto dalla casa di produzione, ci piaceva, c’era un po’ di Alien, che è una parte del nostro orgoglio svizzero con quell’Oscar vinto da Giger (famoso pittore/scultore elvetico, ndr)”.

Protagonista del clip è Anita Buri, modella, Miss Svizzera nel 1999 e amica del nostro Leoni: “La collaborazione con Anita è nata per caso, siamo arrivati sul set e l’attrice non c’era, si era ammalata all’ultimo minuto. Così abbiamo chiamato Anita che è residente proprio nella zona dove stavamo facendo le riprese. Ci conoscevamo ed eravamo rimasti in contatto dal momento che nel 1999 ero in giuria quando fu eletta Miss Svizzera. Anita è stata una bellissima sorpresa e ha anche del talento come attrice”. 

Nel disco non manca proprio nulla. In Maybe Nic Maeder (attuale voce dei Gotthard) duetta con Melody Tibbits: “Una cantante americana, non è una cantante famosa. Insegna musica in una scuola americana a Lugano. Ce l’ha presentata un nostro amico. Maybe non era nata come duetto, ma da un errore è nato qualcosa di magico, da un semplice vocalizzo la canzone si è trasformata in duetto. Per noi non è così importante che la persona non sia famosa, lo diventerà”. Prima di lasciarci, Leoni ci tiene a parlare di Thank you, brano di chiusura del disco: “Un ringraziamento che ho voluto fare a mia madre, vorrei che tutti pensassimo un po’ alla nostra mamma e che ci prendessimo del tempo per ringraziarla. Senza le nostre mamme non saremmo qui, e finchè ci sono, è importante ricordarsene”.

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