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Musica

Glenn Gould, il pianista più postero mai nato

Trent'anni fa moriva il musicista canadese leggendario già da vivo, il punto a favore sempiterno della libertà interpretativa

Glenn Gould

Mosca 1957, Glenn Gould – Credits: Olycom

30 anni fa, il 4 ottobre 1982, è morto Glenn Gould, pianista canadese leggendario già da vivo. Almeno da quando, a 23 anni, se ne uscì con le Variazioni Goldberg di Bach più stupefacenti che la storia pianistica ricordi; e a 32 smise di dar concerti per dedicarsi solo a registrazioni e pubblicazioni di ogni sorta, tutte genialmente musicali.

Gould è il punto a favore sempiterno della libertà interpretativa contro quella prassi esecutiva che nei decenni ha ridotto il pianismo a cincischi per mezzecalzette di professori. E non fu, anzi, non è il mago "solo" (fra mille virgolette) di letture ed esecuzioni bachiane inaccessibili a chiunque. Il suo nome sfavilla in decine di interpretazioni dell'universo mondo della musica, da Schönberg a Chopin (la sua versione della Sonata op. 58 è di una concentrazione ritmica e sonora che ne rende allucinato l'aspetto, com'era quello del polacco poco prima di morire malatissimo); e a Richard Strauss, che definiva "la più grande personalità musicale del nostro secolo", mentre gran parte dei coetanei si votava a quegli epigoni della Seconda scuola viennese i quali, dei loro maestri (Webern per primo), non avevano uno scampolo del talento.

Gould s'affondava alla tastiera da una bassezza della seggiola apparentemente assurda (ma al suo tocco più che funzionale), facendola suonare molto lungi da quel "legato" che costituisce l'essenza generalmente ricercata a scuola, molto artificialmente presupposta e altrettanto inutilmente perseguita essendo il pianoforte uno strumento a percussione. E ad ascoltarlo, la sensazione è che questo aspetto (appunto) percussivo non sia stato solo reso da lui imprescindibile, ma elevato a mezzo ultimo di cui abbia a valersi ogni pianista del futuro. Quanto agli dei penati di un'idea tanto fulminante di pianismo, valga per il suo rapporto col compositore inglese Orlando Gibbons l'affermazione di Alfred Brendel a proposito di Schubert, come spiegato da Mario Bortolotto nel mirabilissimo saggio Equivalenze puritane che apre L'ala del turbine intelligente , il volume più bello di scritti gouldiani sulla musica (Adelphi, 1988): "Schubert è per me il classico esempio del compositore che ha scritto la sua musica per uno strumento che sarebbe esistito nel futuro".

Glenn Gould è il pianista più postero mai nato, uno che sta al pianoforte come Beethoven alla storia della musica. Chiudeva così le sue abissali riflessioni sulle Goldberg: "È una musica che non conosce né inizio né fine, senza un vero punto culminante e senza una vera risoluzione: una musica che è come gli amanti di Baudelaire, 'mollement balancés sur l'aile / du tourbillon intelligent'. Essa ha quindi un'unità che le viene dalla percezione intuitiva, un'unità che nasce dal mestiere e dalla rigorosità, che è ammorbidita dalla sicurezza di una maestria consumata e che qui si rivela a noi, come avviene tanto raramente in arte, nella visione di un disegno inconscio che esulta su una vetta di potenza creatrice". Forse inconsapevolmente, ma non credo, raccontava in queste righe anche di sé.

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