Musica

Elton John: la recensione di The Diving Board

Il disco della rinascita con Bernie Taupin, il collaboratore storico. 

Elton John (Getty Images)

È riuscito a diventare una rockstar in un epoca dove il rock si suonava con le chitarre distorte e indossando blue jeans, ma lui, Reginald Kenneth Dwight con il suo fedele pianoforte è diventato Elton John, uno dei protagonisti indiscussi della musica rock di tutti i tempi. Oggi, dopo sette anni di attesa, Sir Elton insieme a quel fedele pianoforte, arriva il tanto atteso The Diving Board, scritto a quattro mani con l’amico e collaboratore storico, Bernie Taupin. The Diving Board è uno degli album più maturi e sinceri in cui il pianoforte ritorna protagonista, regalandoci quella dolcezza, quel romanticismo e quelle deliziose modulazioni blues e honky-tonky  che hanno da sempre caratterizzato il suo stile e gusto musicale.

L’album si apre con una splendida ballata piano e voce, Oceans Away, intima e riservata ma che ci lascia intravedere  una certa nostalgia ed un senso di ritorno verso casa, verso le origini. Subito dopo troviamo Oscar Wilde Gets in cui attraverso le parole di Bernie Taupin sembra di intercettare i pensieri di un Wilde appena uscito dal carcere. Molto bella A Town Called Jubilee, in cui possiamo finalmente riascoltare quello stride piano che si fonde agli ottimi cori gospel regalandoci non poche emozioni.

Con The Ballad of Blind Tom ci regala uno sguardo dietro il volto impassibile di un pianista nero e sembra di venir catapultati dentro una di quelle bettole da quattro soldi in cui si vendevano un tempo, amore e whisky di contrabbando. The Diving Board è intervallato da 3 brani strumentali, solo piano, Dream #1, #2 e #3, splendidi nella solo semplicità.

Molto intensa anche My Quicksand, una struggente ballad che ci regala un bellissimo finale jazzy, da pelle d’oca. Interessante l’arrangiamento e il ritmo di Voyeur, coinvolgente anche se lascia un retrogusto aspro, tipico della malinconia. Con Take This Dirty Water arriva una ventata di spensieratezza, tra profumi gospel, slide guitar e tocchi di piano blues, aria che si respira a pieni polmoni in Mexican Vacation, dove il boogie-woogie avvolge e costringe i piedi a battere a tempo. L’album si chiude con la traccia omonima, un blues molto particolare che convince e che ricorda molto lo stile degli anni ’40.Con questo disco Elton John ha sicuramente compiuto l’ennesimo salto, riuscendo a librare nell’aria, esplorando e rafforzando sempre più la sua continua rinascita creativa.

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