Edith Piaf avrebbe 100 anni: le 10 cose da sapere
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Musica

Edith Piaf avrebbe 100 anni: le 10 cose da sapere

La grande cantante nacque a Parigi il 19 dicembre 1915 da una famiglia di saltimbanchi.

La leggendaria interprete de "Le vie en rose" si è spenta nel 1963 a soli 48 anni

Da La vie en rose a Milord, da Elle frequentait la Rue Pigalle a Je ne regrette rien, sono numerose le canzoni indimenticabili che ci ha lasciato in eredità Edith Giovanna Gassion, in arte Edith Piaf, che avrebbe compiuto 100 anni 19 dicembre. In realtà la vita della più grande cantante francese si è interrotta bruscamente a soli 48 anni, consumata dall’abuso di farmaci e dalla cirrosi epatica. La sua arte è strettamente collegata alla sua storia, tragica e ricca di colpi di scena, che ha arricchito di pathos e di intensità le sue leggendarie interpretazioni.

Vediamo insieme le 10 cose da sapere per conoscere meglio la cantante francese più rappresentativa del Novecento. [Cliccare su Avanti]

1) Il nome

Piaf in  slang parigino significa “passerotto”, che diventerà il soprannome che la accompagnerà per tutta la sua carriera. Un soprannome dovuto alla sua straordinaria capacità di passare da toni aspri e aggressivi a toni dolcissimi, ma anche al suo fisico minuto (era alta appena 1,47m).

2) La famiglia

Edith Piaf nacque il 19 dicembre a1915 a Parigi da Line Marsa e Louis Gassion, una coppia di saltimbanchi,  per poi essere cresciuta dalla nonna materna e infine da quella paterna, Nonna Marie, che gestiva un bordello in Normandia. Per anni Edith ha fatto la cantante di strada e a 17 anni ha avuto una figlia, morta a soli due anni per una meningite fulminante.

3) Gli esordi

Il suo talento vocale venne notato da Louis Leplées, direttore del cabaret “Le Gerny’s, che nel 1935, dopo averla sentita cantare,  la prese sotto la sua ala protettiva, lanciandola nel mondo della musica. L’anno dopo la cantante ottenne il prestigioso riconoscimento Grand Prix du Disque con L’Etranger, mentre il suo debutto era legato a una canzone italiana, Parlami d’amore Mariù, divenuta Le chaland qui passe.

4) Rive gauche

Con la sua voce aspra  e dolce, capace di mille sfumature, la Piaf anticipa di oltre un decennio quel senso di ribellione e di inquietudine che incarneranno poi gli artisti intellettuali della "rive gauche", di cui faranno parte Juliette Greco, Camus, Queneau, Boris Vian, Vadim. Jean Cocteau era un suo grande ammiratore, che si ispirò a lei per ideare la pièce teatrale La bella indifferente.

5) Gli amori

Edith Piaf ha avuto una vita sentimentale travagliata, caratterizzata da numerose relazioni con artisti che, grazie a lei, si faranno strada nel competitivo mondo della canzone francese, tra cui Yves Montand, George Moustaki, Serge Reggiani, Gilbert Becaud, Charles Aznavour e Leo Ferrè. Il grande amore della sua vita è stato Marcel Cerdan, il campione di pugilato, conosciuto poco dopo il suo primo trionfo in America. Il 28 ottobre del 1949, appena un anno dopo la nascita del loro amore,  Cerdan morì in un incidente aereo. Quella sera Edith cantò lo stesso, pur con la morte nel cuore, dedicando a Marcel la splendida Hymne à l’amour, rifiutando gli applausi perché, come dirà lei stessa, “questa sera canto per Marcel Cerdan, e solo per lui”. Durante la canzone Edith svenne sul palco per la troppa emozione.

6) La salute

Poco dopo la morte di Cerdan la cantante venne  colpita dall'artrite rematoide, a cui si sommarono  le conseguenze di un grave incidente stradale, con diverse fratture costali che le impedivano di respirare senza provare dolore. Da quel momento in avanti cominciò a fare uso di morfina, dapprima sotto prescrizione, poi come vera e propria dipendenza.

7) Il primo matrimonio

Nel 1952 sposa il compositore Jacques Pills, ma il matrimonio dura solo fino al 1956. La sua testimone di matrimonio è Marlene Dietrich che sceglie per lei anche l'abito da sposa. L’anno dopo Edith inizia un trattamento di disintossicazione dai farmaci, che prendeva per la depressione e per l’artrite.

8) L’Olympia di Parigi

Nel 1955 l'artista approda finalmente all'Olympia, il tempio parigino della musica, e  alla Carnegie Hall di New York, dove la saluteranno ben sette minuti di applausi e standing ovation. Nel Natale del 1960 la Piaf viene invitata ancora all'Olympia con una lettera di Bruno Coquatrix, direttore artistico della Music Hall, che la pregava di esibirsi per risollevare le sorti economiche del teatro, ormai prossimo al fallimento. Ci riuscirà grazie anche al successo fomidabile di una nuova canzone, Non, je ne regrette rien di Charles Dumont e Michel Vaucaire. Le repliche dureranno quattro mesi, cioè fino alla primavera del 1961, quanto basta per rilanciare l’Olympia.

9) La morte

Nel 1960 sposa Théo Sarapo, che lei aveva lanciato nel mondo della canzone e con cui aveva inciso la canzone À quoi ça sert l'amour. Dopo una broncopolmonite, Edith si trasferì col marito nel Sud della Francia, a Grasse, per trascorrere la convalescenza, ma una ricaduta le è fatale. Morì il 10 ottobre 1963. Venne trasportata segretamente a Parigi, città nella quale voleva morire, a bordo di un'autoambulanza. La sua tomba si trova al  Père Lachaise, il cimitero dove riposano i grandi artisti.

10) Le vie en rose

Non c’è dubbio che la canzone-simbolo di Edith Piaf sia la splendida La vie en rose. Le parole della brano furono scritte nel 1945 dalla cantante, con il titolo iniziale di Les choses en rose. Fu il pianista Louiguy a trasformare in musica il testo, con un nuovo titolo, quello definitivo di Le vie en rose. L'espressione idiomatica francese "voir la vie en rose" ha il suo esatto equivalente nell'italiano "vedere la vita rosa", essere ottimisti e privi di preoccupazioni per il futuro. Nel testo la Piaf ribadisce la sua incrollabile fede nell'amore e il suo ingenuo ottimismo, temi, questi, che furono costanti del suo repertorio. Alla canzone, interpretata negli anni da tutti i più grandi cantanti pop e jazz,  venne conferito il Grammy Hall of Fame Award nel 1998.

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Gabriele Antonucci