Nell'immaginario collettivo, si è soliti associare la musica impegnata ai capolavori di Bob Dylan, John Lennon, Neil Young e Roger Waters, non certo a un tormentone latinoamericano ossessivamente riproposto a ogni ora del giorno e della notte dai principali network radiofonici, ideato con il dichiarato obiettivo di far ballare milioni di persone e di sbaragliare le classifiche dello streaming.

E invece Despacito, la disimpegnata e sensuale canzone di Luis Fonsi e Daddy Yankee, rischia di diventare la nuova Blowin' in the wind (sì, lo so, l' accostamento è da denuncia) a causa di un'improvvida versione remixata del brano realizzata dal discusso presidente del Venezuela Nicolas Maduro per raccogliere voti in occasione delle controverse elezioni per l'assemblea costituente del 30 luglio.

Nella nuova versione, la canzone di Maduro recita: "La Costituente va avanti. Ehi caro fratello a cui sto cantando, ho un grande messaggio per te: sei chiamato alla Costituente, che solo chiede di unire il paese. Despacito, apri gli occhi e guarda la tua gente, tienigli la mano domani e sempre, che sono tutti fratelli quelli che ti stanno di fronte. Despacito, vai a votare".

Versi tutt'altro che dylaniani, al massimo di dilaniante bruttezza, che fanno assurgere Luis Fonsi e Daddy Yankee a novelli Frank Sinatra e Dean Martin per la loro interpretazione del brano originale.

Non si è fatta attendere la replica sdegnata delle due popstar latine. «Cosa potevamo aspettarci da una persona che ha rubato tante vite ai giovani sognatori e a un popolo che cerca un futuro migliore per i propri figli?» - ha scritto sul suo profilo Instagram Daddy Yankee, che poi si rivolge in prima persona a Maduro- «Che tu ti sia appropriato illegalmente di una canzone non si può paragonare ai crimini che commetti e che hai commesso in Venezuela. Il tuo regime dittatoriale è una barzelletta, non solo per i miei fratelli venezuelani ma per il mondo intero. Il tuo ideale fascista ha ucciso centinaia di eroi e ne ha feriti più di duemila».

Gli fa eco, anche se in modo più soft, il co-autore Luis Fonsi su Twitter: «La mia musica è fatta per tutti quelli che vogliono ascoltarla e goderne, non per essere utilizzata come propaganda per manipolare la volontà di un popolo che sta invocando la propria libertà e un futuro migliore».

Maduro non ha ancora replicato, messo a dura prova da uno sciopero generale che sta mettendo in ginocchio il Venezuela, a pochi giorni dalle elezioni che potrebbero stravolgere definitivamente l'assetto costituzionale del Paese, cancellando di fatto i poteri del Parlamento, ormai ultimo baluardo di democrazia.

Per questo, se oggi ascolterete involontariamente Despacito al bar o al centro commerciale, anche se avete a casa l'intera collezione rimasterizzata degli album dei Pink Floyd, pensate che ora rappresenta un inno di libertà, in un momento politico drammatico che rischia, "pasito a pasito", di cancellare ciò che resta della democrazia in Venezuela.

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