David Gilmour: la recensione di Rattle that lock
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David Gilmour: la recensione di Rattle that lock

Il ritorno del leggendario musicista con un album ispirato e di grande respiro che spazia dal rock al blues, al jazz

Rattle that lock: l'ascolto del nuovo album del chitarrista dei Pink Floyd

Un disco che parla di vita, di gioia di vivere e del piacere di gustare ogni singolo istante della nostra presenza nel mondo. Questo l'ingrediente principale del ritorno del leggendario chitarrista dei Pink Floyd in veste solista.

Buona parte dei testi (ispirati) di Rattle that lock sono a cura della moglie di Gilmour, la scrittrice e giornalista Polly Samson.

L'apertura con 5AM è tipicamente gilmouriana o floydiana che dir si voglia. Intro di tastiere e il suono inconfondibile della sei corde di David per un brano strumentale che è pura bellezza.

La title track è anche il primo singolo del disco. Un buon pezzo tra rock e funky impreziosito dalla presenza del Liberty Of Choir, un talentuoso coro composto da detenuti ed ex detenuti inglesi. Quel che si avverte in questo brano è il Gilmour di Another Brick in the Wall.

Cambio d'atmosfera con Faces of stone, ballad venata di folk. Una canzone molto intensa, fotografia di un incontro tra David e la madre malata e già molto avanti negli anni. Gran pezzo.

Un brano per Richard Wright

A Boat Lies Waiting è forse il momento più emozionante del disco. Dedicata all'amico di sempre e tastierista dei Pink Floyd, Richard Wright, scomparso qualche anno fa. Spettacolare l'intreccio delle voci che danno corpo e anima alla canzone. Insieme a Gilmour cantano due giganti delle armonie vocali come David Crosby e Graham Nash.

Dancing right in front of me è un'altra chicca tra swing e blues in cui, a tratti, per la prima volta nell'album, si avverte l'inconfondibile timbro elettrico della sei corde di Gilmour. Ottima la linea vocale.

In Any Tongue, dedicata al costo umano della guerra, è un classico brano che avrebbe potuto comparire in uno qualsiasi degli album solisti di Gilmour. Grandi aperture melodiche e un incedere ritmico moderato che riporta ai Pink Floyd senza Roger Waters. Da brividi l'assolo...

Un album che spazia dal rock al blues al jazz

Beauty: nelle parti strumentali il tocco di Gilmour è da sempre magico. Non si smentisce nemmeno questa volta in una mini suite che, come recita il titolo, regala bellezza. Spettacolari gli arrangiamenti di chitarra.

The girl in yellow dress: la parentesi jazz del disco. Ambientata in un jazz club, evoca l’amore per questa musica e le prime influenze musicali. Con Jools Holland al piano, Colin Stetson al sax (ha suonato su “Alice” di Tom Waits), Chris Lawrence al contrabbasso, Robert Wyatt alla cornetta, Rado Klose alla chitarra, John Parricelli alla chitarra. Bellissima.

Chiudono l'album il secondo singolo, Today, e And Then... altro pezzo strumentale che regala momenti di grande piacere. Come sempre legati al suono epico quanto inconfondibile della chitarra.

David: the one and only...

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Gianni Poglio