Nel 1971 i Pink Floyd, prima ancora del clamoroso successo di The Dark Side of The Moon, sono entrati nella storia del rock con Live at Pompeii, un film-concerto senza nessuno spettatore, solamente i tecnici,il mixer e un ombrello blu, diretto da Adrian Maben e distribuito in versione cinematografica solo nel 1974.

I brani, eseguiti rigorosamente live, furono registrati dal 4 al 7 ottobre del 1971 e successivamente montati in studio, con l’aggiunta di interviste al gruppo mentre incideva ad Abbey Road l’iconico The dark side of the moon. Alcune bobine di pellicola andarono smarrite subito dopo le riprese a Pompei: ecco perché in One of These Days il regista inquadra quasi esclusivamente il batterista Nick Mason.

Quarantacinque anni dopo la storica registrazione, David Gilmour è tornato il 7 e l'8 luglio 2016 all'anfiteatro romano di Pompei, questa volta davanti a 3.000 fortunati spettatori, per un concerto che sarà riproposto nei cinema per tre giorni, il 13, 14 e 15 settembre distribuito da Nexo Digital(qui l'elenco delle sale) in collaborazione con i media partner Radio DEEJAY e MYmovies.it, con un docu-film, David Gilmour Live At Pompeii, che mostrerà il meglio di entrambi gli show, girati in 4K dal regista Gavin Elder.

I concerti di Gilmour sono stati le prime performance rock a svolgersi davanti a un pubblico nell'antico anfiteatro romano, che fu costruito nel I secolo a.C. e sepolto dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Il leggendario chitarrista dei Pink Floyd è stato, quindi, l'unico artista ad esibirsi davanti a un pubblico all'interno dell’arena di Pompei dai tempi dei gladiatori, quasi 2.000 anni fa.

Parlando dei concerti di Pompei David Gilmour ha commentato “Si tratta di un posto magico. Farvi ritorno e vedere il palcoscenico e l'arena è stata un’esperienza travolgente. È un luogo di fantasmi”.

Per una curiosa coincidenza del destino, Gilmour si è esibito proprio il giorno del decimo anniversario dalla scomparsa di Syd Barrett, geniale fondatore e frontman del periodo più psichedelico dei Pink Floyd, che ha tributato con una monumentale versione di Shine on you crazy diamond.

Gilmour, rilassato,in forma e fresco della cittadinanza onoraria di Pompei, ha stregato il pubblico con il suono spaziale e al tempo stesso ricco di pathos della sua Stratocaster nera customizzata, con un mix di brani solisti e di successi dei Pink Floyd.

Lo spettacolo include canzoni di tutta la carriera di David comprese quelle dei suoi due album più recenti: Rattle That Lock e On An Island.

In David Gilmour Live At Pompeii sono inclusi anche altri brani solisti e classici dei Pink Floyd come Wish You Were Here, Comfortably Numb e One Of These Days, l'unica canzone eseguita anche con la band nel 1971. In entrambi i concerti Gilmour ha inserito in scaletta la speciale performance di The Great Gig In The Sky da The Dark Side Of The Moon, che raramente propone da solista.

Il palco è essenziale, per ovvi vincoli archeolgici, anche se non può mancare il tradizionale maxischermo circolare, tipicamente floydiano,che sovrasta il gruppo, formato da Chester Kamen alle chitarre, Guy Pratt al basso, Greg Phillinganes e Chuck Leavell alle tastiere, Steve DiStanislao alla batteria, João Mello al sassofono e al clarinetto, Bryan Chambers, Louise Clare Marshall e Lucita Jules ai cori.

Di grande suggestione gli spettacolari giochi di luci ideati dal light designer Mark Brickman, che trasformano in continuazione i colori degli spalti, così come le fiammelle che ogni tanto si accendono sull'anello superiore dell'anfiteatro romano.

Il formato d’immagine 4K regala al pubblico la più alta definizione oggi disponibile al cinema, con una risoluzione quattro volte superiore rispetto alle normali proiezioni digitali 2K, in cui oltre 8.6 milioni di pixel su schermo assicurano la riproduzione fedele di ogni singolo dettaglio.

Il sistema audio Dolby Atmos svincola per la prima volta la sala cinematografica dai limiti del tradizionale audio multicanale 5.1 o 7.1, per avvolgere lo spettatore da ogni direzione con un suono estremamente realistico e naturale, mediante il posizionamento dinamico tridimensionale di oggetti sonori virtuali, all’interno di un ambiente in cui fino a 64 diffusori distribuiti su ogni lato della sala, soffitto incluso, vengono gestiti da un processore audio in modo individuale.

“Ho sempre avuto l’ossessione di trovare suoni che avessero una resa tridimensionale -ha dichiarato David Gilmour- Ho voluto sempre creare qualcosa che sembrasse distante un centinaio di chilometri”.

Ed è proprio il ghiaccio bollente della sua Stratocaster customizzata nera, un suono spaziale e al tempo stesso ricco di pathos, l'ingrediente segreto della magia della musica dei Pink Floyd, un’avvincente epopea sonora e umana, iniziata discograficamente nel 1967, che quest'anno celebrerà i suoi 50 anni con una grande mostra a Londra.

La costante ricerca sonora, unita a una perfezione tecnica quasi irreale, ha dato vita a una serie di pietre miliari della musica popolare del Novecento, come Meddle, The dark side of the moon, Wish you were here e The Wall.

Gilmour si è ritagliato un ruolo di primo piano nella storia dei chitarristi rock per la sua magistrale capacità di prolungare le note, suonando solo quelle necessarie, come insegna la celebre lezione di Miles Davis, e di dare voce, come solo i grandi sanno fare, alla sua chitarra.

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