Musica

Concerto (splendido) per l'Emilia: ci voleva un terremoto?

25 giugno 2012. Nella cornice dello stadio Dall'Ara di Bologna, Pausini, Cremonini, Nek, Carrà e Bersani hanno ridato onore alla grande musica italiana. Tra attese insoddisfatte... e eccessi di ego

Per parlare del "Concerto per l'Emilia" dobbiamo escludere, permettetecelo, il fatto che si trattasse di un evento benefico in onda su Raiuno a sostegno delle popolazioni colpite dal recente terremoto. Fatto?

Dopo oltre due milioni di euro raccolti e tanta soddisfazione e orgoglio italiano, è ora di parlare della kermesse musicale. Nei suoi alti... e nei suoi bassi. Pochi, ma chiari.

C'è stato uno strano rapporto inverso tra il livello di successo dell'artista, e la durata delle loro esibizioni sul palco. La regola era non più di due canzoni a testa, ci hanno detto. Diciamo che alla fine qualcuno queste due canzoni le ha fatte diventare tre e qualcun altro ne ha fatte due, ma le ha diluite in 20 minuti. Ma cominciamo dal buono di ieri sera.

Indimenticabile Zucchero con "Il suono della domenica", cuore e anima emiliana. Un po' impacciati Caterina Caselli e Francesco Guccini (che umiltà, dire a 40 mila presenti che non erano tutti lì per la sua musica), intenso Ligabue con "Il giorno di dolore che uno ha" e "Il meglio deve ancora venire", chitarra e voce. Ok, lo ammettiamo, è stato commovente fino alle lacrime.

Vale per Liga, ma per (quasi) tutti: gli artisti sul palco del progetto "Emilia Live" hanno ritrovato la loro anima migliore.

Il concerto è decollato con l'arrivo prorompente di Raffaella Carrà, una di quelle artiste che non vediamo più tanto in Rai, di un talento e una bravura (in qualità di performer nella sua arcinota "Rumore") da rimanere a bocca aperta.

Siamo orribilmente disabituati a gente che sa comunicare in tv. Peccato che sia durato così poco.

Samuele Bersani, dopo un Sanremo 2012 non proprio al top, ha regalato grandi emozioni con "Giudizi Universali" e "Chicco e spillo" dedicata a Lucio Dalla. Superiore, racconta l'emozione degli artisti sopra e fuori dal palco.

Pochi hanno scritto, e vale la pena che si sappia: Nek ha fatto una delle esibizioni migliori di sempre, con "Lascia che io sia" e il brano "E da qui". Ha dimostrato di essere assolutamente al livello di uno stadio e che le sue canzoni sono amate da un pubblico più vasto di quanto i media pensino. Complimenti.

Magica, senza dubbio, l'esibizione di Cesare Cremonini introdotta da "Mondo" solo piano, con l'arrivo a sorpresa di Laura Pausini in un duetto e dedica a Lucio Dalla (Già portato sul palco poco prima da Gianni Morandi). Però, però.

"L'anno che verrà" è stato uno dei momenti più alti di tutto lo show. Peccato che sia durato così poco. Peccato perché una buona (un'ottima) quota di fan era lì, davanti allo schermo e sotto il palco, per lei, Laura. E forse si aspettavano un po' di più di un mezzo duetto.

Ottima occasione di visibilità e grande impegno per i Nomadi, che nella voce del nuovo (giovane, valido) ingresso nella band dal 2012, Giovanni Turato, si spolvera l'immagine. Grande performer quella del ragazzo presentatosi sul palco con una cresta estrema, una voce che non fa rimpiangere troppo il passato. Le reazioni positive sono unanimi.

L'altra faccia della medaglia, tra i big un po' meno big, era sotto gli occhi di tutti.

Gli artisti che non trascinano le masse, per un motivo o per un altro, hanno cercato di strafare. Facciamo l'esempio di Paolo Belli, con una delle esibizioni più lunghe della serata. Il suo cuore è puro e solidale, il suo brano pensato con alcuni giovani voci locali è un'ottima idea, ma l'intervento live dell'uomo di "Ballando con le stelle" ha superato il limite della consapevolezza.

Quanto si può ottenere da un pubblico che non ti conosce (e forse non ama la tua musica)?

Se la maxi esibizione di Mingardi in smanicato estivo ormai è storia, anche gli Stadio hanno cercato dalla platea più di quanto potevano ottenere. L'esempio lampante è la richiesta finale di risposte ai vocalizzi di Gaetano Curreri, puntualmente tornate indietro con stanchezza. Sono eccessi che geni e menti esperte della musica italiana come loro dovrebbero saper controllare. O forse va bene così?

Come ha scritto Ornella Vanoni su Twitter ieri sera, nella sua grande capacità di sintesi su il "Concerto per l'Emilia": "Bellissimo, energia pura, emozione. Mai visto qualcosa che mi tenesse legata tutto il tempo della trasmissione".

Mai visto qualcosa di simile, è vero, ed è forse questo il problema.

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