"Che anno è, che giorno è..." si chiedeva Lucio Battisti in una delle sue strofe più memorabili. Un quesito che si sono posti in tanti, negli ultimi mesi, davanti al cartellone degli eventi musicali del 2015 in Europa.

Scorrendo i nomi, potrebbe essere il 1978 o, forse, il 1988: Ac-Dc, Kiss, Santana, U2, James Taylor, Spandau Ballett, Deep Purple. Elton John, Paul Simon, Sting, Supertramp e Toni Bennett, giusto per citarne alcuni. Se è vero che l’unico grande business legato alla musica, che sta ancora in piedi,è quello dei concertì, è anche vero che più della metà degli show che fanno il fatturato hanno come protagonisti vecchie glorie over 50 (in Italia, a riempire regolarmente gli stadi sono Vasco Rossi, 63 anni, Ligabue, 54 e Jovanotti, 48). Fa eccezione Tiziano Ferro, 35 anni.

Gene Simmons, bassista dei mascheratissimi Kiss (all’Arena di Verona l’11 giugno, collezionano sold out in Italia dall’agosto del 1980), che dal 1973 sputa sul palco fiamme e sangue finto (un mix tra yogurt, effetti teatrali e sciroppo di ciliegie) legge il fenomeno da un punto di vista originale, quello dell’estetica di scena: «Noi, le band dell’era d’oro della musica, portiamo in giro uno show che è un brand per gli occhi e le orecchie. Ci paghi e ti rimandiamo a casa con la sensazione di aver vissuto un evento. Molte, troppe delle rock band d’oggi, si vestono come garzoni del latte, stanno sul palco come manichini e non emanano alcun carisma. Per averlo devi aver fatto la gavetta nei club davanti a dieci persone, mica aver postato su Youtube un video sgranato fatto in casa. Non è un bel vedere: vuole mettere il mio reggipalle borchiato, il mantello da vampiro o gli stivali da supereroe a forma di drago?". Roba per ultracinquantenni? "Sì, che però vengono al concerto con due figli a testa per fargli vedere la band che li ha stregati nel 1977" chiosa Simmons.

Claudio Trotta, fondatore della Barley Arts, che quest’anno porta in Italia, tra gli altri, Deep Purple, Queen, Kiss e Ac-Dc, inquadra così il boom al botteghino delle vecchie glorie: "C’è un evidente problema di ricambio generazionale. Con le star usa e getta non si fanno sold out nelle arene: aver sparato a zero sull’industria discografica come se fosse inutile o dannosa è stato un errore tragico. I vecchi leoni che oggi  fanno il tutto esaurito sono figli degli investimenti illuminati delle grandi etichette negli anni Sessanta e Settanta. Investimenti che hanno costruito carriere, miti e una fidelizzazione eterna".


Quando si parla di musica live, i parametri della popolarità contemporanea non valgono quasi nulla. I clic su Youtube, i follower di Twitter e la visibilità da talent show non hanno una diretta corrispondenza con i numeri del box office. Se i One Direction, al massimo del loro successo, attirano folle di teenager San Siro, Lady Gaga, Katy Perry e Ariana Grande riempiono il Mediolanum Forum di MIlano (12-13 mila spettatori), mentre gli Ac Dc, 42 anni di carriera e 200 milioni di album venduti, richiamano 90 mila fan all’Autodromo di Imola (il 9 luglio).  Notizia dell’ultima ora: torna anche Madonna (56) con uno show al Palaalpitour di Torino (14 mila spettatori) il 9 novembre. "Diciamolo chiaramente: la differenza al box office la fanno gli “anziani” racconta a Panorama Mimmo D’Alessandro di D’Alessandro & Galli, organizzatori del leggendario show dei Rolling Stones al Circo Massimo di Roma nel 2014.

"Una festa con tanti giovani e milioni di euro d’indotto per la città». Nel suo 2015, come da tradizione, c’è il Lucca Summer Festival. Per assisterere alla rassegna arriva gente da tutto il mondo ammaliata dal cartellone e dalla bellezza della location. Quest’anno, in rappresentanza dei “ragazzi” della old school ci saranno Elton John (67) e Mark Knopfler (65): "La nostra è una meraviglosa isola felice: nel 2014 abbiamo venduto biglietti in 28 paesi del mondo".

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