Musica

Caparezza: "Non mi riconoscono i rapper? Chi se ne frega!"

Dal 19 giugno 2012, il primo dvd live si chiama "Esecuzione pubblica". L'intervista al re del live italiano, tra etica del prezzo contro la crisi e il desiderio di scrivere nuove canzoni. Favorevole a una tv commerciale "porno" e una tv pubblica che educhi alla musica

La Presse

Caparezza è un ragazzone gentile. Alla presentazione del suo primo dvd live "Esecuzione pubblica", uscito un po' tra capo e collo in questa estate italiana tutta a base di rap, si presenta con una maglietta rossa sulla quale un rotolo di carta igienica mangia un gelato con al di sopra qualcosa di innominabile in questa sede. L'ironia è nel suo dna.

"Mi piace essere considerato oggettivamente mainstream, pur rimanendo di fatto nel mondo indipendente", dice.

In effetti il Capa non è mai stato un campione assoluto delle classifiche, ma è senza dubbio il re dei concerti e dei tour. Con 80 date in poco più di un anno (comprese le date estive de "L'eretico tour IV - L'estinzione", che continueranno fino a fine agosto con una scaletta rinnovata) Caparezza è senza dubbio uno dei più grandi precursori della nuova direzione del mercato che vive sui live.

Parliamo del prezzo "bruciato" di questo nuovo lavoro.
È una mia scelta, nei live come in questo dvd. Non perché abbia paura di non essere seguito se alzo il prezzo, ma cerco di ottenere il massimo con il minimo dispendio economico. Vorrei fare The Wall ma mi ritrovo a fare The Brick. Nei concerti la gente si diverte e rimane stupita, ma di fatto mi arrabatto con cianfrusaglie.

La politica del risparmio a volte non porta buoni frutti.
Chi suona, il service, chi fa il missaggio, sono tutti amici. Lo studio è mio, il grafico è di Molfetta. Le riprese, le nove camere, siamo un gruppo di ragazzi che ha sposato questa causa. Faccio così tanti concerti ogni anno che il mio boom non è di certo dovuto a qualche partecipazione televisiva, ma è nato lì. E io sul palco ci vivo. Ho visto la gente tornare, sempre, anche più volte nello stesso tour.

Ogni tuo concerto è un vero show.
Le fasi artistiche sono due: una è quella delle idee e l'altra è quella dell'esecuzione. Il periodo che mi piace di più è il primo, quindi la cosa che mi manca di più è la parte creativa, soprattutto durante i concerti. Così mi ingegno per farmi piacere anche il momento di riproduzione. Mi diverto e diverto il pubblico, perché non c'è più differenza tra me e loro. E recito come a teatro.

Caparezza attore però non me lo vedo.
Mi è capitato spesso di essere chiamato per ruoli, anche principali, in film. Ho sempre declinato. Al massimo faccio me stesso, come ho fatto con Checco Zalone. Mi piacerebbe scrivere una sceneggiatura per un film, questo sì.

Hai fatto 22 duetti fatti nell'ultimo anno. Ero rimasto molto indietro con i conti.
Tutte le collaborazioni che ho fatto dagli inizi a oggi sono state fatte a titolo amichevole, mai preso un euro. Posso collaborare dal mainstream al giovane di quartiere senza etichetta. Ci sono collaborazioni difficili e di responsabilità grossa come quella con Il teatro degli orrori, di cui sono grande fan oppure come i 99 posse che hanno dato una svolta incredibile alla musica nel nostro Paese. Se c'è troppa dance, però, non mi va.

C'è qualcosa che oggi non va nella musica?
La musica dovrebbe essere collaborazione. Non competizione. A volte sono gli stessi fan a incentivare questi conflitti tra artisti. Se ti piace questo non ti può piacere qualcosa d'altro. Insomma, non è un modo di ragionare. Perché devo ascoltare i Beatles o i Rolling Stones, quando posso ascoltare tutti e due e anche i Led Zeppelin? Non ha senso agire per compartimenti stagni.

Michele Molina in un suo libro a te dedicato ti presenta come "il rapper non riconosciuto dai rapper".
Di sicuro ci sono dei rapper a cui non sto simpatico. Questo è assodato. Anche dei musicisti non mi vedono di buon occhio. È una cosa normale, se fosse solo per empatia. Non è così, ma di fatto non mi importa. Non mi sono mai fatto influenzare da nessuno, nemmeno dall'aspettativa dei fan, figuriamoci dai colleghi. Esiste dell'ostracismo nei miei confronti. La più grande verità è che non ho alcun interesse per l'opinione della scena rap. Chi se ne frega, dico. Me ne tiro fuori. Tutta la musica viene accostata a fenomeni culturali, anche il liscio lo è, ma rifiuto che ci sia un modo settoriale e poco elastico di vedere la musica.

Il concerto del primo maggio, di cui sei indiscusso protagonista, come mai non lo guarda più nessuno in tv?
Possiamo addurre altre scuse, ma di fatto la maggior parte delle persone a cui interessa, se lo va a vedere in piazza. In generale poi, dicono che la musica in tv non fa ascolti. La mia teoria è che di ascolti dovrebbe parlare solo la tv commerciale. Se davvero si vogliono fare numeri, basta fare una tv porno, ma vera. Stimo la tv che fa porno funzionale, diretta, senza prenderla alla larga.

La tv pubblica invece?
Avrebbe altri scopi, ovvero accumulare una tassa pagata dai cittadini per fare qualcosa di buono, culturale magari. Poi l'ascolto è fatto di persone e non di numeri, e le persone vanno educate a raccogliersi davanti alla tv in un certo modo, in quello giusto. Stesso discorso per le radio, dove passano gli stessi otto cantanti in tutti i network. Forse per crescere, anche negli ascolti, c'è bisogno di spaziare un po'.

Quando ritornerai a "creare" per il nuovo album di inediti?
A fine agosto, con la chiusura del tour, farò come prima cosa un viaggio fuori dall'Italia. Una cosa che faccio sempre, per vedere le altre nazioni e scoprire cosa avviene, mi dà sempre molta carica per il futuro. Dalla Giordania a Londra ho visto molte nazioni, mi manca il Giappone. Mi è utile vedere paesi dove quando esce un disco di Paul Weller mettono dei cartelloni sei per tre metri. Paesi dove la musica viene valorizzata e promossa per bene. È difficile che possa uscire qualcosa di mio nel 2013, a meno che non abbia delle folgorazioni incredibili. Fare un disco mi richiede tanto tempo, ma vista la direzione del mercato discografico oggi, non è escludo che possa allontanarmi dall'idea di un album, per produrre solo pezzi singoli.

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