Secondo una classifica dell’autorevole «Rolling Stones», l’album più bello della storia è Sgt.Pepper’s Lonely Hearts club band dei Beatles, pubblicato 50 anni fa, il 1 giugno del 1967. Ben 4 dei primi 10 dischi, sui 500 recensiti, appartengono ai Fab Four.

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Al di là delle classifiche, è fuori dubbio che i Beatles sono il gruppo che vanta la maggiore influenza musicale nella storia del rock, con decine di band epigone. Nessuna, però, neanche i loro eredi naturali Oasis e Blur, è riuscita più a ripetere la magia delle loro canzoni, veri e propri classici che non risentono dell’usura del tempo.

Una magia che cercherà di spiegare il docufilm The Beatles: Sgt Pepper & Beyond, diretto da Alan G. Parker e distribuito da  Lucky Red e 3 Marys entertainments, al cinema per soli quattro giorni, dal 30 maggio al 2 giugno.

Mentre il fortunato Eight days a week di Ron Howard raccontava  la nascita del mito e l’incredibile “stagione” live dei ragazzi di Liverpool, The Beatles: Sgt Pepper & Beyond affronta i dodici mesi cruciali della carriera della band: dalla decisione di sospendere l’attività dal vivo, con l’ultimo concerto che si tenne il 29 agosto 1966 al Candlestick Park di San Francisco, all’idea, venuta in aereo a Paul McCartney, di dare una nuova veste al gruppo, creando la band del Sgt. Pepper.

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Nelle sue intenzioni Sgt. Pepper's avrebbe permesso ai Beatles di avere tutta la libertà creativa che avevano sempre desiderato, permettendogli di realizzare un disco assolutamente innovativo sia dal punto di vista musicale che delle tecniche di incisione.

«È pazzesco -ha sottolineato Paul McCarteny a proposito del film- 50 anni dopo stiamo ancora ripensando a questo progetto con affetto e stupore per come quei 4 ragazzi, il loro magnifico produttore e i suoi ingegneri del suono siano riusciti a produrre un’opera d’arte così duratura».

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