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Musica

Baby K: il primo ascolto di Kiss Kiss Bang Bang

11 settembre, continua la missione di rivoluzione femminile del pop in Italia

Baby K un giorno è arrivata e ci ha conquistato come farebbe una cheesecake dopo un forzato digiuno. Nel 2013 "Una seria" è stato un gran bell'album (è ancora un gran bell'album, lo ascoltavo ancora fino a poche settimane fa) e oggi è arrivato il tempo del secondo lavoro discografico, "Kiss Kiss Bang Bang".

Se anche voi come me avete passato l'estate sperando di trovare la prima occasione buona per spingere l'amica nel carrello o salire in macchina dal finestrino sbattendo la testa nel tettuccio perché non ci possiamo permettere una cabriolet: ecco, questi sono i sintomi più evidenti dell'amore spropositato per "Roma-Bangkok", senza dubbio la canzone rivelazione dell'estate 2015.

Una scommessa vinta due volte perché a differenza di Tiziano Ferro con "Killer", Giusy Ferreri non era più sulla cresta dell'onda da qualche anno e qui è risbocciata come un fiore (la notizia mi riempie di gioia, peraltro). Gli ingredienti del successo c'erano tutti, il pubblico ha amato la leggerezza del pezzo, il ritmo dance-hall soft e ballabile, la sua irresistibile scioglievolezza.

E c'è da gridare al miracolo.

Sì, perché in Italia se una donna fa musica con temi leggeri, squisitamente pop, senza fronzoli o contenuti di spessore, qui si rischia l'impiccagione. Per fortuna Baby K non è come una bambolina di plastica: come la metti la metti, pure se la maltratti, cade sempre in piedi. Perché ha stile, perché mostra personalità, perché cerca di non prendersi troppo sul serio, perché ha background.

Quante aspiranti Baby K abbiamo visto in questi due anni e mezzo in ogni talent? Ecco. È stato un disastro. Perché se un uomo nel rap deve essere 100 e dimostrare mille, una donna rapper deve essere mille per mostrare il più infinito, altrimenti non basta mai. Non - basta - mai. È per quello che da Baby K ci aspettiamo in ogni album, un piccolo capolavoro.

"Kiss Kiss Bang Bang" è composto da 14 tracce spiegate da lei stessa con il concetto della dualità, della contrapposizione di sonorità e temi. Noi abbiamo trovato rispetto a "Una seria" e agli Ep, la stessa leggerezza ma con una dose meno forte di rabbia. Al posto dell'atteggiamento che punta i piedi a terra urlando "eccomi, sono qui", qui c'è serenità, una voglia di giocare come una teenager tutta cellulare e shopping, ma con una contemporanea volontà di aprirsi in modo più profondo al pubblico.

Leggendo il suo libro "Come diventare Femmina Alfa" ho notato quante cose Baby K avrebbe da raccontare, ma le tiene addosso e non le butta per terra, non le regala, le elargisce piano piano, apre la sua emotività alle persone come si fa con un uomo: con molta calma, con la paura costante di essere ferite.

Mi ha ricordato un po' il percorso discografico di Katy Perry, una che pur non essendo più una ragazzina, conserva in album dalle produzioni elaboratissime e importanti, quel senso di scuola media inferiore nel cuore.

Tutto questo per dirvi che ho apprezzato lo sforzo fatto in "Chiudo gli occhi e salto" con Federica Abbate. Ormai lo scrivo in ogni occasione a tal punto che sembro una groupie, ma ha una voce incredibile e un senso della scrittura modernissimo. Baby K qui ha aperto un po' il suo cuore, raggiungendo qui il picco emotivo del disco e forse una delle tracce che riascolterò più volentieri.

Ho apprezzato tanto, ma tanto tanto, anche "Fakeness" con Madh. Baby K, che come lei stessa ha dichiarato non è una di quelle che fa un duetto all'ora, è riuscita qui a dare vita a un testo su un tema di superficie ma significativo, divertente e ben legato al ritornello cantato con l'artista sardo nato a X Factor. È come se la dimensione del duetto fosse uno stimolo molto grande per lei, che la mette nelle condizioni di alzare l'asticella e dare il meglio. "Non cambierò mai" con Marracash ne è un esempio chiarissimo.

In generale in tutto il disco c'è una cura per i suoni eccezionale, con un piglio molto vibrante, vivo. La produzione di Takagi e Ketra ha davvero esaltato il sapore di ogni brano, anche in quelle tracce dall'apparenza un po' "filler".

Quella sensazione di freschezza non viene tanto da brani un po' MEH come "Hipster Love", ma dalle citazioni a Tiziano Ferro in "Super Mega Iper" e Tina Cipollari in "Fakeness". Che sia un suggerimento: visto che ha un bagaglio di cultura pop reale, mi aspetto che questa cosa entri di più nei suoi testi, in modo più netto. Infatti ho appezzato tanto l'idea dietro "Anna Wintour".

Mi ha colpito anche "Ola", un brano che sembra voler ammiccare al calcio, ma che parla della tifoseria da sottopalco. Non ho capito ancora benissimo dove vada a parare ma credo di averla riascoltata 12 volte prima di passare alla successiva: è una traccia che ti acchiappa e non ti lascia più.

"Kiss Kiss Bang Bang", in definitiva, è un album dalle ottime intenzioni, ben curato, con episodi bellissimi e alcuni un po' molto meno bellissimi, ma è talmente goloso che ne voglio ancora.

Nel 2012 diceva proprio a noi di Panorama: "La musica italiana non ha bisogno di una svegliata, ma di schiaffi in faccia". Quello che Baby K sta facendo non è solo musica, ma è una specie di missione con devozione salesiana in una giungla dove solo pochi rimangono vivi.

Baby K è la nostra Katniss Everdeen in pieno Hunger Games. Grazie Claudia, continua così.

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