Musica

Un nuovo disco per gli Alice in Chains

Recensione di The Devil Put Dinosaurs Here, il secondo album dopo Staley

Da destra, il cantante degli Alice in Chains William DuVall e il chitarrista Jerry Cantrell (Credits: Ethan Miller/Getty Images)

Rimpiazzare un cantante è un compito delicato, soprattutto se si deve prendere il posto di Layne Staley, la storica voce degli Alice in Chains, morto nel 2002. William DuVall ce l'ha fatta, riuscendo a ricostruire quella strana armonia che Staley aveva con il chitarrista Jerry Cantrell. È, di fatto, una clonazione: il nuovo The Devil Put Dinosaurs Here si regge sugli stessi cori a due voci, sempre sul filo della dissonanza, che sono stati il marchio di fabbrica del gruppo di Seattle.

Il primo album dopo la morte di Staley, quattro anni fa, ha rassicurato i fan. Questo ha già un suo successo su iTunes, grazie all'azzeccato singolo Hollow, costruito su un giro distorto inventato da Cantrell poco prima di salire sul palco a Las Vegas, per la data finale dell'ultimo tour della band, due anni fa. Molti degli altri pezzi sono nati in quella mezzora di "riscaldamento" che gli Alice in Chains erano soliti fare prima di ogni data, e si sente: resta quel suono circolare tipico della jam session e di quelle situazioni in cui si rischia di farsi trascinare dalla melodia (e di dimenticarsi, alla fine, di scrivere canzoni).

Chi ama il grunge apprezzerà i suoni molto curati, sporchi al punto giusto, ma forse si troverà a pensare al contributo che Staley sapeva dare alla scrittura dei brani. Questo è rock suonato da 47enni, che sa di potersi difendersi bene solo se resta nel campo delle certezze già acquisite.

Il video di Hollow, primo singolo di The Devil Put Dinosaurs Here:

 
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