Musica

50 anni di audiocassette

Ideata nel 1962 ma lanciata da Philips a fine agosto 1963, la "compact cassette" compie 50 anni

(Credit: Nicola Battista)

Cinquant'anni possono non essere tantissimi, ma quando si parla di tecnologia, sono un'era geologica: il 30 agosto 2013 saranno cinquanta le candeline per un oggetto per molti di noi legato ai ricordi dell'adolescenza e non solo. Stiamo parlando della "compact cassette", la cassetta audio che ha attraversato decenni della nostra storia facendoci compagnia quasi ogni giorno, in casa come in automobile; all'università come al lavoro, in mille modi.

Il nastro magnetico era in circolazione dalla fine degli anni '20 e nel decennio successivo comparvero i magnetofoni, che permettevano registrare e riascoltare bobine di nastro magnetico. Un primo tentativo di ridurre le dimensioni di un simile sistema fu una cartuccia di forma simile a quelle che sarebbero state le future audiocassette, ma decisamente più grande. Questo formato, ideato dalla RCA Victor, non ebbe alcun successo. Era il 1958. Quattro anni dopo, il team della Philips guidato da Lou Ottens riesce a compattare ulteriormente il formato e la casa olandese ottiene il marchio "Compact Cassette".

Il 30 agosto 1963, a Berlino, alla Fiera della Radio, debutta l'audiocassetta: sarà un successo, con milioni di lettori venduti in pochi anni, anche grazie al fatto che Philips licenzierà ad altri produttori la tecnologia, che avrà così larghissima diffusione.

La cassetta era l'unico supporto su cui potevano uscire a basso costo molti artisti indipendenti, ma anche la compilation fatta in casa per amici e fidanzata/o; la cassettina da ascoltare in macchina durante lunghi viaggi o che faceva compagnia durante solitari turni di guardia quando c'era ancora la "naja" obbligatoria. Dentro un walkman, altro oggetto diffusissimo, per molti irrinunciabile. E poi quella più seriosa della segreteria telefonica, di casa o dell'ufficio. Ma anche il supporto per salvare i programmi dei primi home computer di larga diffusione, e da cui - spesso con notevole lentezza, mentre l'utente fissava cose come righe colorate che ballano sullo schermo - i vari Commodore, Sinclair, MSX e simili pazientemente caricavano il videogame tanto atteso.

E ancora l'allegato di mille riviste musicali e non; il prodotto promozionale che poteva arrivare per posta o spuntare dal fustino del detersivo; l'audiolibro per non vedenti; uno strumento didattico allegato a un libro di scuola o al classico corso di lingua venduto a fascicoli.

Da 30, 45, 60, 90 minuti. Troppo fragili quelle da 120 (e i walkman magari facevano fatica anche con le C90, se la batteria non era proprio al massimo...). Con un minutaggio più basso (10 o 20 minuti di solito) le cassette dati per computer. 

Musicassetta, audiocassetta, cassetta e basta. Nell'autoradio aveva rimpiazzato le vecchie cartucce 8-track (da noi note come Stereo 8) anch'esse basate su un nastro magnetico. A casa, avevano sostituito le poco pratiche bobine, che in formati diversi, sarebbero rimaste confinate agli utilizzi professionali.

E avevano dato origine a un'intera cultura. Le cassette audio sono state il mezzo del "filesharing" ante litteram: il "tape trading", che spesso era lo scambio di materiale raro e fuori commercio, magari ricevuto faticosamente, per posta da amici e contatti che risiedevano all'estero; non a caso furono anche uno dei primi pericoli contro cui tuonavano associazioni di produttori discografici: che vendevano supporti registrati ma temevano la pirateria, anche casalinga. Il problema fu superato con il compenso per la copia privata: l'home taping veniva di fatto legalizzato "tassando" il supporto vergine al di là dell'uso che se ne faceva.

C'erano artisti che consideravano il nastro registrato come strumento musicale: è il caso degli americani Tape-Beatles che - coerenti con la propria filosofia - nel 1988 pubblicarono un album esclusivamente su cassetta.

Si era ormai agli anni '90: nel giro di poco tempo, il "cd burner" passò da costoso articolo professionale (i primi masterizzatori costavano una decina di milioni di lire!) ad accessorio comunemente reperibile nei pc di casa e ufficio. Il cd aveva già cominciato a soppiantare le cassette a casa e nei lettori portatili; lo stesso avvenne in macchina.

L'home taping diventò altro: non a caso, tra i primi a concedere il permesso di scambiare - senza fini di lucro - i propri bootleg in formato digitale sulla Rete ci furono i Grateful Dead . Paladini del tape trading per eccellenza e tuttora titolari di una larga parte dell'archivio audio di archive.org .

Il problema del copyright riesplose spostandosi sulla Rete: ma questa, come sappiamo, è un'altra storia.

Arrivarono altri supporti a parte il cd: il DAT ebbe successo ma nuovamente in ambiti professionali. Il DCC (Digital Compact Cassette) che nelle intenzioni della Philips avrebbe dovuto rappresentare il logico successore delle cassette, ebbe una vita effimera e non incontrò il favore del pubblico. Scomparve attorno al 1996; i lettori erano in grado di usare anche i vecchi supporti.

 Per la cassetta, che era stata parte delle nostre vite in mille modi, sembrava l'ora della scomparsa definitiva.

Oggi, lettori di cassette dotati di porta USB ci consentono di recuperare le vecchie registrazioni e trasferirle su computer; esistono ancora, per gli irriducibili, lettori portatili che ricordano il classico walkman ormai pensionato dai player digitali. Eppure, in un'epoca in cui "mixtape" è quasi sempre una sequenza mixata ascoltabile o scaricabile online e non più una cassetta mixata vera e propria, tutto questo si può ancora archiviare alla voce "nostalgia".

Ma si producono ancora cassette da qualche parte? La risposta è sì. E quel che segue potrebbe sorprendervi.

La musica gira ancora su nastro in molti paesi africani: ce lo ricorda il lavoro di Brian Shimkovitz , collezionista appassionato e dj, che in un sito denominato Awesome Tapes from Africa - e in serate a tema con lo stesso nome - gira il mondo miscelando esclusivamente cassette che arrivano dai quattro angoli del "continente nero". Sullo stesso sito si possono ascoltare moltissime registrazioni, dalle sonorità più disparate, spesso sconosciute fuori del paese di origine.

100Akres  è invece un'etichetta discografica che produce breakbeat e strumentali hip-hop, con base in California. Cassette nuove di zecca , in edizioni limitate di poche decine di pezzi (100 al massimo, nessuna ristampa, anche se restano poi disponibili le versioni digitali). Un lavoro certosino e artigianale.

Ma ci sono artisti come British Sea Power che hanno pubblicato una cassetta ("Machineries of Joy - The Demo Tapes") giusto lo scorso aprile  o ancora She & Him con il loro "Volume 3" che affianca la cassetta (comprensiva di download, comunque) a cd e LP.

Le cassette vergini (di marche come Maxell o TDK) si trovano ancora, in centri commerciali come pure in siti come Amazon. Uno stabilimento americano - la National Audio Co. di Springfield  - sforna 100.000 cassette al giorno e addirittura rilancia - a un dollaro al pezzo - il formato "cassingle" (singolo su cassetta, massimo 10 minuti per lato) diffuso in particolare nel Regno Unito negli anni '80.

Convinti sostenitori dell'mp3 o dei cd ma anche nostalgici del vinile sono quindi avvertiti: a cinquant'anni, l'audiocassetta è tutt'altro che morta.

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