Chrissie-Hynde
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Chryssie Hynde

Ha condiviso le vite spericolate dei Sex Pistols, ha scalato le classifiche con i suoi Pretenders ed è passata con Vivienne Westwood nel fuoco della rivolta punk. Qui la rockstar parla della scorretta autobiografia appena uscita («Non la potevo scrivere finché erano vivi i miei genitori»), dei suoi amori con la chitarra e di svariati rimpianti.

Chrissie Hynde ha pubblicato l’autobiografia rock dell’anno. Reckless: la storia di una yankee battagliera che si è infiltrata in ogni esplosiva subcultura giovanile, dalla British Invasion (quando a metà degli Anni 60 è stata la musica inglese a varcare i confini e influenzare il mondo) al punk, e ha portato la sua band, Pretenders, in vetta alle classifiche. C’è tutto:le lezioni di disegno dal vero in cui posava per Sid Vicious; l’ingaggio in un’impresa di pulizie insieme a Johnny Rotten; sotto le coperte con Iggy Pop; e sotto l’effetto di qualsiasi cosa con chiunque altro. Acido, speed, coca, erba e bande di motociclisti. «Non potevo scrivere questo libro finché i miei genitori erano ancora vivi», dice. Un lavoro che l’ha obbligata a ripercorrere parecchi momenti che avrebbe preferito dimenticare.

La disastrosa relazione con Ray Davies, per esempio, frontman dei Kinks e padre della figlia maggiore Natalie, oggi 32enne. E pensare che per poco non si sono sposati: «Il tizio dell’ufficio di stato civile ci lanciò una occhiata e suggerì che forse era meglio tornare un’altra volta», scrive lei. «Immagino che il mio viso striato di mascara fosse un indizio sufficiente. Persino un perfetto estraneo era in grado di capire che stavamo commettendo un errore, ma non avevo mai sentito raccontare di qualcuno che fosse stato buttato fuori. C’è sempre una prima volta».

Davies l’aveva pregata di tenerlo fuori dal libro. Racconta Chrissie: «Ho pensato: “No problem”, e l’ho eliminato del tutto, ma la storia non reggeva. I miei editor non facevano che dirmi: “Ma tutti sanno di voi due, dove diavolo è finito?”». Davies sa che è stato inserito di nuovo? «No. E mi dispiace, ma se non vuoi stare nel mio libro allora non saresti dovuto entrare neanche nella mia vita. Non credo di aver detto niente di terribile sul conto di nessuno, giusto?». Mmh, forse di Nancy, suggerisco. Nancy Spungen, la groupie newyorkese, eroinomane nonché ragazza di Sid Vicious, che – prima che Vicious la pugnalasse a morte in una camera d’albergo nel 1978 – aveva passato qualche notte a casa di Hynde. «Ma l’ho solo descritta così com’era», ribatte Chrissie scrollando le spalle. Sì, in maniera memorabile. Scrive nel libro: «Non arriverò a dire che Nancy era un corriere della droga, ma era capace di infilarsi un pezzo di laccio emostatico, un cucchiaio, uno Zippo e un pacchetto di fazzolettini su per il culo, e c’era ancora spazio per una bomboletta di lacca e un pacchetto di biscotti». Ahi.

Per il nostro incontro abbiamo deciso di vederci in un hotel al centro di Londra per un tè con pasticcini. Ormai, com’è comprensibile, Hynde ha chiuso con gli stravizi. Dopo le droghe è stata la volta dell’alcol e delle sigarette. Il suo libro preferito è il volume di Allen Carr È facile smettere di fumare, che cerca di rifilarmi per buona parte dell’intervista, anche se non ho nessuna cattiva abitudine di cui sbarazzarmi. «Che mi dici degli alcolici?», chiede speranzosa. A quanto pare ha il rimedio magico anche per quelli. Sfoggia ancora la sua criniera da rockstar, ma biondo miele anziché nero corvino come ai vecchi tempi, quasi il suo marchio di fabbrica. Il nuovo look le addolcisce il viso, facendola somigliare a un mix fantastico tra due attrici come Joanna Lumley e Jennifer Saunders, il che mi scombussola un po’. Soltanto gli occhi, pesantemente truccati di nero, sono inconfondibili, da quella coriacea strega del rock che conosciamo.

Oggi ha 63 anni e vive a Londra da 42. Quando è arrivata non riusciva a crederci: sussidi di disoccupazione, servizio sanitario nazionale, diritti per chi occupava abusivamente le case. «Non facevo che immaginare un paio di scrittori di fumetti o di fantascienza della fine degli Anni 50, strafatti di erba e di speed, che cercavano di superarsi a vicenda elaborando scenari apocalittici del mondo futuro ormai in macerie. La chiamavano Inghilterra», così ne tesse l’elogio in Reckless. Pensa che sia cambiata molto da allora?, chiedo, aspettandomi una tirata socialista sulla privatizzazione e i tagli al welfare da parte dei conservatori. Invece mi sento piovere addosso la cara vecchia lamentela da anziana brontolona, sulla mancanza di buone maniere a bordo dei mezzi pubblici. «Oggi la gente apre il sacchetto di qualche puzzolente takeaway e ti si mette a mangiare accanto, oppure strilla al telefono costringendoti ad ascoltare l’intera conversazione». Questo detto da una donna che una volta, a Memphis, passò la notte in gattabuia dopo aver provocato una mezza rissa in un ristorante e aver sfondato a calci il lunotto posteriore di una volante della polizia. Non c’è da stupirsi che il suo amico Morrissey la definisca «la persona più divertente che conosca che è anche del tutto priva di senso dell’umorismo». Hynde si è costruita una reputazione di donna d’acciaio, ma da quel che posso vedere è un bluff. È calorosa e riservata, e si sminuisce di continuo. A un certo punto le chiedo cosa le riesce meglio. «Sono brava a mettere su una band e a tirare fuori il meglio dai musicisti. Il segreto del mio successo è che faccio sempre in modo di circondarmi di persone migliori di me»...


L'intervista completa a Chrissie Hynde è sul numero 19 di Flair, in edicola dal 29 ottobre.


by Krissi Murison / The Sunday Times / News Syndication

Traduzione di Silvia Montis



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