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Chiara Mastroianni: Il set con mio padre era magico, per questo ho scelto di fare l’attrice

Chiara Mastroianni racconta sé stessa, il mito del padre Marcello e il cinema. Su Flair, in edicola con Panorama dal 19 settembre

Chiara Mastroianni e Vincent Lindon al photocall al Festival di Cannes, nel maggio 2013

Occhi color ambra che selezionano il mondo attraverso panoramiche e zoomate: è il suo film. O se volete, la vita di Chiara Mastroianni, la bambina che ha scambiato il set per la propria casa, la troupe per la famiglia e la sceneggiatura per la realtà.

Era piccola quando faceva da spettatrice silenziosa al padre Marcello, durante le riprese dei film, e aveva solo sette anni quando ha recitato per la prima volta insieme alla madre   Catherine Deneuve, con Claude Lelouche alla regia. Ora, a 41, due figli, due ex compagni, oltre quindici film all’attivo e uno appena uscito in Francia (Bastardi di Claire Denis), non è cambiata troppo. Ad ascoltare i suoi racconti, sembra che i genitori-icona siano proprio lì, pronti a fiancheggiarla in ogni avventura.

Ma lei ha anche uno stile tutto suo, ironico e profondo, sottile e scontroso, discreto e appassionato. Dentro e fuori dal set, con l’empatia di chi ha (ancora) fiducia nel mondo. Così   arriva su un paio di décolletée fucsia nel giorno in cui si presenta al pubblico con Fendi: è infatti il volto della campagna del nuovo profumo della maison, l’Acqua Rossa). L’idea della donna italiana, vulcanica, indomabile, a cui è dedicata l’eau de parfum, è stato tradotto in un visual decisamente forte: Chiara in grembo a una statua romana, dalla calma imperiale. «Mi piace perché ha un senso cinematografico. E perché si discosta dalle tante foto “ricercate” di cui siamo inondati: pur essendo sofisticata, è semplice, mostra   la pelle al naturale e un viso poco truccato».  

Questa semplicità ha a che fare con la perfezione?
No: la perfezione è una cosa micidiale, può portare   soltanto alla disperazione.  

Lei quindi non è una perfezionista sul lavoro? 
Cerco sempre di fare il meglio, eppure non sono mai soddisfatta, resto sempre con mille dubbi. Compreso quello che la perfezione riguardi l’arte. 

E invece, l’intuizione? 
È fondamentale: se non sento un’empatia con il regista, rinuncio al film. Però bisogna saperla usare, l’intuizione: a volte ti guida, poi basta un’analisi sbagliata e si fallisce...      

L’intervista con Chiara Mastroianni continua a pag. 130 del numero di Flair, in edicola dal 19 settembre in allegato con Panorama.      

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