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Nei pressi del villaggio di Borodino, a un centinaio di chilometri da Mosca, il 2 settembre 1812 vi fu il combattimento europeo più cruento fino alla prima guerra mondiale, tra le truppe di Napoleone e quelle zariste: circa 80.000 morti in una sola giornata, di cui oltre 40.000 russi.


Di fatto la battaglia finì in parità - benché ancor oggi sia i francesi sia i russi ritengano di aver vinto - ma permise a Napoleone di avanzare su Mosca, pur rappresentando l'inizio della fine della sua catastrofica "campagna di Russia", perché dopo Borodino le truppe francesi non riuscirono a più risollevarsi. Entrato nella capitale, l'Imperatore Bonaparte sarà poi infatti costretto, in ottobre, a una tragica ritirata.


La retorica sovietica trasformò Borodino - rievocata anche nel celebre Guerra e Pace di Lev Tolstoj - in una gloriosa vittoria. Aver tenuto testa a Napoleone rimane motivo di orgoglio anche per la Russia di oggi e il Cremlino ha sottolineato tutto il valore simbolico dell'evento con la partecipazione del presidente Putin alla rievocazione storica della battaglia, la più grande mai messa in scena, da parte di 3000 figuranti (500 stranieri), davanti a circa 300.000 spettatori.

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