Già molto apprezzata nel panorama artistico internazionale, Gohar Dashti appartiene a quella generazione di giovani iraniani nati in un periodo storico di grande complessità, a cavallo fra la Rivoluzione Islamica del 1979 e la sanguinosa guerra Iran-Iraq (1980-1988). L’arte di Gohar sorprende per una raffinatezza tagliente, che mostra sofferenze atroci mascherate da metafore sottili.

Nulla è esplicito. La verità viene rivelata da un puzzle di elementi nascosti, che scoprono suggestioni fino a quel momento inconfessate. L'artista persiana ci mostra la difficile condizione del vivere quotidianamente a contatto con la guerra, in una dimensione domestica dove è sempre presente l’ombra della violenza. Storie private, dolori intimi sospesi fra spazio e tempo, dove lo sguardo dei personaggi annuncia segreti forse ancora troppo amari perché siano dichiarati. Gohar racconta Tehran e la sua periferia, un paesaggio nostalgico e silenzioso, a tratti anche divertente, ma con quella sensazione di attesa che preanuncia la catastrofe. O forse no...

Officine dell’Immagine, Milano
24 ottobre 2013 – 24 gennaio 2014
Mostra a cura di Silvia Cirelli

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