Ha inaugurato il 28 febbraio al Palazzo del Monte di Pietà di Padova la mostra fotografica Questa è guerra! che attraverso oltre 300 immagini racconta i principali conflitti che hanno insanguinato il XX e l'inizio del XXI secolo. 

Selezionate da Walter Guadagnini tra le più emblematiche, le fotografie in esposizione documentano al contempo un secolo di guerre e l'evoluzione del rapporto tra i conflitti e la loro documentazione e narrazione fotografica,
accostando gli scatti di fotografi amatoriali, protagonisti in prima persona degli eventi, a quelli di grandi fotoreporter: 

Il percorso parte dalle immagini provenienti dal patrimonio del Museo della Terza Armata di Padova, raccontando le incredibili novità tecnologiche sperimentate durante la Prima Guerra Mondiale: le foto aeree che trasformano il territorio in una composizione quasi astratta; le foto dei carri armati, nuovi strumenti di combattimento; le macchine fotografiche che, per la prima volta nella storia, sono nelle mani dei soldati stessi, i quali spediscono ai loro cari e da loro ricevono in forma di immagini i ricordi più preziosi. Tra le immagini esposte, una selezione di oltre 20 fotografie scattate al fronte dalla principessa Anna Maria Borghese, avventurosa nobildonna romana appassionata di fotografia e membro della Croce Rossa, "straordinario esempio di come la fotografia abbia saputo raccontare la vita quotidiana dei soldati con la vera istantaneità delle prime macchine Kodak".

Segue la Guerra Civile Spagnola, narrata in prima persona dai miliziani di entrambe le fazioni, ma soprattutto dai reporter dei numerosi giornali che hanno coperto fotograficamente l'evento come mai prima. Da uno di questi servizi, la mostra propone uno degli scatti più celebri - e discussi - della mostra e della storia della fotografia, quella scattata da Robert Capa ritraendo il miliziano repubblicano morente che cade a terra ucciso. Accanto a questa, un'altra immagine molto nota, scattata da Gerda Taro – compagna di Capa – a una miliziana che si sta addestrando a sparare.

La Seconda Guerra Mondiale è narrata da immagini scattate da altri giganti della fotografia del '900, scelte in particolare tra quelle che raccontano principalmente non tanto le battaglie ma le conseguenze della guerra per le popolazioni: Colonia prima e dopo i bombardamenti nella documentazione oggettiva e spietata di August Sander; il rientro a casa dei soldati austriaci in una Vienna in rovine nelle commoventi immagini di Ernst Haas; le strepitose immagini - a tratti drammatiche, a tratti ironiche - di Henri Cartier-Bresson nei campi profughi, con la celebre icona della collaborazionista nazista additata da una sua vittima.

La mostra propone poi le storie della Resistenza italiana, realizzate sul campo dal partigiano Sandro Aurisicchio de Val, il cui nome è passato alla storia probabilmente storpiato, conservato nella sola memoria di Robert Capa, a cui aveva affidato le immagini. O ancora le immagini di Dresda e Hiroshima dopo i bombardamenti e i ritratti delle donne algerine di Marc Garanger a raccontare la Guerra di Algeria.

La Guerra del Vietnam, "l'ultima guerra fotografica" prima che la televisione prendesse il sopravvento nella narrazione dei conflitti, è rivista con i 3 diversi sguardi di Qui Don Mc Cullin, Eve Arnold e Philip Jones Griffiths, che tutti mettono però in discussione la necessità del conflitto, evidenziandone anche il carattere simbolico. 

Laddove la fotografia sui campi di battaglia inizia ad assumere anche il ruolo di strumento di riflessione o discussione, surclassata dalla TV nel ruolo informativo, la mostra abbandona il reportage per proporre immagini di grande potenza e incisività realizzate da alcuni dei più importanti artisti del nostro tempo: la Beirut martoriata di Gabriele Basilico; le ricostruzioni storiche da grande quadro di storia di Luc Delahaye; i colori allucinati di Richard Mosse che raccontano l'allucinante guerra in Congo; l'esperienza multimediale di Gilles Perress; le torri d'avvistamento israeliane che nella composizione di Taysir Batnjj quasi diventano opere d'arte concettuale; gli scenari bellici ricostruiti in studio da Paolo Ventura, dove realtà e finzione diventano inscindibili. L'esposizione propone infine due possibili conclusioni: la drammatica ostentazione delle giornate di rivolta ucraine da parte di Boris Mikhailov, che ritorna a un tema "storico" dopo molti anni di sperimentazioni più specificamente sociali; e il progetto – interamente prodotto e finanziato per questa occasione – di Adam Broomberg & Oliver Chanarin, una coppia di artisti che da anni riflette sulla guerra e sul modo di rappresentarla.

Questa è guerra!
Palazzo del Monte di Pietà
Piazza Duomo 14, Padova
28 febbraio – 31 maggio 2015

La mostra è nata per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.


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