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Le parole di Aung San Suu Kyi nel discorso di accettazione del Nobel per la pace

Giunta a Oslo, nel corso del suo primo viaggio all'estero da 25 anni a questa parte, la leader nonviolenta birmana ha ritirato il premio assegnatole nel 1991

Nel corso di in un'affollatissima cerimonia, sabato 16 giugno, la leader nonviolenta dell'opposizione birmana Aung San Suu Kyi ha ricevuto formalmente il premio Nobel per la pace che le era stato conferito nel 1991, quando ancora era appena iniziato il lungo calvario di prigionia, trascorso agli arresti domiciliari, inflittole dal regime militare del suo Paese, fino alla liberazione del 13 novembre 2010.

Arrivata a Oslo dalla Svizzera, tappa precedente del suo primo viaggio all'estero da 25 anni a questa parte la leader birmana è stata accolta da una folla in tripudio con balli e danze. Giunta successivamente presso il Palazzo del Comune di Oslo, accompagnata dai membri del Comitato per il Nobel norvegese, è stata accolta dalla Guardia d'onore e da un minuto di applausi. Dopo aver ricevuto il saluto della famiglia reale, a distanza di 21 anni dal conferimento, Suu Kyi ha potuto pronunciare il suo discorso di accettazione del premio e di ringraziamento, iniziato con la rievocazione del periodo di studi trascorso a Oxford con il figlio Alexander.

Your Majesties, Your Royal Highness, Excellencies, Distinguished members of the Norwegian Nobel Committee, Dear Friends,

Long years ago, sometimes it seems many lives ago, I was at Oxford listening to the radio programme Desert Island Discs with my young son Alexander. It was a well-known programme (for all I know it still continues) on which famous people from all walks of life were invited to talk about the eight discs, the one book beside the bible and the complete works of Shakespeare, and the one luxury item they would wish to have with them were they to be marooned on a desert island. [IL DISCORSO INTEGRALE ]

La figlia del generale Aung San, eroe dell'indipendenza birmana assassinato da avversari politici, ha attribuito al Nobel il merito di averla "riportata alla realtà" quando venne costretta in detenzione, ma soprattutto quello di "aver rivolto l'attenzione del mondo verso la lotta per la democrazia in Birmania".

Con parole idealiste ma dagli accenti pragmatici, la leader nonviolenta ha affermato che "La pace assoluta è un obiettivo irraggiungibile, ma dobbiamo continuare a perseguirlo come un viaggiatore nel deserto tiene fissa una stella come punto di riferimento", sottolineando che la strada verso una piena libertà politica è ancora lunga per la Birmania e mettendo in guardia da eccessi di ottimismo sulle trasformazioni in corso nel suo Paese.

La Birmania è sulla strada verso la democrazia ma rimangono ancora enormi ostacoli, laddove un governo aperto parzialmente ai civili continua a tenere in carcere molti oppositori politici, dei quali ha chiesto un rilascio incondizionato anticipato: ''Ci sono ancora tanti detenuti in Birmania e abbiamo paura che il mondo si scordi di loro, dopo che i più noti sono stati rilasciati. [...] Anche un solo prigioniero di coscienza è un prigioniero di troppo"''.

Suu Kyi, che domani compirà 67 anni, ha inoltre ricordato le battaglie in corso contro la guerriglia Kachin e le violenze settarie delle ultime settimane nello stato occidentale di Rakhine, che hanno causato almeno 50 morti. La premio Nobel si è successivamente soffermata sulla condizione e sulle speranze degli oltre 100.000 rifugiati e dei 2 milioni di lavoratori birmani emigrati in Thailandia, da lei incontrati due settimane fa. Ha auspicato un mondo "senza sfollati, senzatetto e persone che hanno perso la speranza", "investimenti etici" in Myanmar, e denunciato una "stanchezza della compassione" che sta causando il calo delle donazioni internazionali verso le varie organizzazioni che assistono rifugiati e lavoratori birmani sfruttati.

La premio Nobel sarà in Europa fino al 30 giugno: dopo la Norvegia è volata in Irlanda, dove oggi ritira un'altra onorificenza, conferitale da Amnesty International e parteciperà un concerto degli U2. In Gran Bretagna visiterà poi Oxford e a Londra parlerà di fronte a entrambe le Camere. Il viaggio si concluderà in Francia. Pochi giorni dopo, il 4 luglio, a Naypyidaw parteciperà alla prima vera sessione operativa del Parlamento birmano da quando è stata eletta in aprile.

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