Economia

Vinili, ecco perché i giapponesi vogliono mettere le mani sul business

La limitata capacità produttiva globale si traduce in maggiori profitti per i produttori

vinile

Un disco in vinile - 13 giugno 2017 – Credits: iStock - GCShutter

A ventotto anni dalla chiusura del suo impianto produttivo, Sony Music Japan ha annunciato che riprenderà a stampare dischi in vinile a partire da marzo 2018. Negli ultimi quattro anni, infatti, la passione per i dischi vecchio stile ha continuato a crescere a un ritmo tale che l’unico stampatore giapponese esistente non è più in grado di soddisfare le richieste. 

Anche in Europa, la produzione da 100mila dischi al giorno dei due impianti sopravvissuti all’avvento di cd e Mp3 non è sufficiente a rispondere all’appetito globale. Circa il 60% dei titoli sono ristampe di vecchi dischi, mentre fra le novità figurano artisti come Jamiroquai, Lady Gaga e Beth Ditto. L’olandese Record Industry (l’altro produttore è GZ Media della Repubblica Ceca) ha in programma di raddoppiare i numeri del 2014, arrivando a stampare undici milioni di dischi quest’anno che, ancora una volta, non basteranno agli appassionati. 

Perché il mercato ha ripreso a crescere

Il boom del vinile, riferisce il Guardian, è dovuto soprattutto a due tipi di pubblico: le vecchie generazioni cresciute con gli Lp e quelle più giovani che desiderano possedere la propria musica su un supporto fisico. Il declino dei cd e l’interesse per formati di musica non compressi, dunque più ricchi da un punto di vista sonoro, hanno fatto il resto, assicurando al vinile una nuova popolarità. L’incremento delle vendite dell’800% registrato nel 2015, inoltre, ha spinto anche catene di supermercati come Sainsbury e Tesco a mettere in vendita dischi in vinile sui propri scaffali. 

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Il risultato è che il 2016 è stato un anno record per il vinile, con le vendite a un punto massimo da 25 anni a questa parte. Nel Regno Unito, in particolare, sono stati venduti 3,2 milioni di dischi, con +53% sull’anno precedente.

Gli effetti della decisione di Sony Music Japan

Se le vendite continueranno allo stesso ritmo, Sony non sarà l’unica etichetta a riportare in vita un impianto produttivo proprietario, cosa che era la norma negli anni Settanta e Ottanta. L’incremento della domanda, sostenuta anche da eventi come il Record Store Day, la giornata che celebra i negozi di dischi in programma il terzo sabato di aprile, ha aumentato la pressione sui produttori esistenti. Secondo Mark Mulligan, analista del settore musicale, la variabile economica stimolerà la produzione: “I produttori possono chiedere alle etichette prezzi più alti per la stampa del vinile ed è facile immaginare che questo farà crescere la concorrenza, anche se gli investimenti per mettere in funzione gli impianti non sono irrilevanti, visto che nel conto entra la formazione di personale specializzato”.  

Le attese per il futuro

Da un punto di vista commerciale, il settore ha i numeri per diventare un’industria da un miliardo di dollari, complici le vendite di giradischi e accessori. Si tratta di una cifra mai raggiunta dagli anni Ottanta. La stima, citata dal magazine The Vinyl Factory Limited, appare in uno studio di Deloitte che mette in conto una crescita a doppia cifra per il settimo anno consecutivo, con vendite nell’ordine di quaranta milioni di dischi per quest’anno e con collezionisti disposti a pagare 40 sterline per dischi in edizione limitata. Il vinile, dunque, potrebbe arrivare a rappresentare quasi un quinto del mercato musicale “fisico” e contribuire per il 7% al giro d’affari da 15 miliardi di dollari dell’industria musicale.

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