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Nokia, tutte le strategie per restare a galla

Vendita del quartier generale, licenziamenti massicci, chiusure a catena, cessioni e quel legame vitale con la Microsoft

Lo dicono gli ultimi dati della società di ricerche Idc: nel periodo luglio-settembre, Nokia è uscita fuori dal quintetto dei principali produttori di smartphone del mondo. Nella lista ci sono Samsung, Apple, Rim (BlackBerry), Zte e Htc. Si tratta dell’ennesimo campanello d’allarme per un’azienda che sta comunque lottando con forza e determinazione per risalire la china, anche con iniziative che poco o nulla hanno a che fare con il mercato dei telefonini. L’ultima in ordine di tempo è la vendita del suo quartier generale in Finlandia, che ha ospitato la casa madre negli ultimi 16 anni. A comprarlo è stata una società di investimenti immobiliari per una cifra pari 170 milioni di euro.

La Nokia, comunque, non sarà costretta a traslocare da questa struttura in vetro e acciaio che è vasta 48 mila metri quadri, ospita circa 1.800 impiegati e affaccia sul Mar Baltico. La occuperà in affitto pagando un canone al nuovo proprietario. «Possedere immobili non fa parte del nostro core business» ha fatto sapere la società in una nota, aggiungendo che potrebbe ripetere operazioni del genere qualora si presentassero «buone opportunità» come questa. Ma la ragione, intuibile, è la necessità di recuperare liquidità per invertire una tendenza tutt’altro che felice.

Nel terzo trimestre le perdite operative sono state di 576 milioni di euro, mentre le riserve di cassa si stanno via via assottigliando. Erano pari a 4,2 miliardi di euro in giugno, sono scese a quota 3,6 miliardi a fine settembre. Scontato dunque che l’obiettivo dell’azienda debba essere innanzitutto quello di ridurre i costi e tagliare un ramo dopo l’altro. Così, a luglio, è stata confermata la chiusura del suo ultimo stabilimento produttivo a Salo, in Finlandia, con 780 persone da lasciare a casa. Il numero dei licenziamenti, in verità, è ancora più vasto: si è parlato di 3.700 addetti nella sola Finlandia e 10 mila in tutto il mondo.

Ancora, sono stati chiusi dei centri di ricerca e sviluppo in Germania e Canada ed è stato venduta la Vertu, l’unità che produce telefoni di lusso. Tutto ciò per arrivare complessivamente a risparmiare 1,6 miliardi di euro entro la fine del prossimo anno. Ma la domanda che è lecito farsi, è fino a quando sarà possibile proseguire con questo tipo di scelte strategiche senza snaturarsi e svilirsi oltremodo. Il destino della Nokia è appeso a un filo che dipende parecchio dalla sua partnership con la Microsoft e con l’andamento dei telefonini con a bordo il nuovo sistema operativo Windows 8.

Negli ultimi tempi la casa finlandese ha sempre esibito con grande orgoglio il fatto di avere un rapporto privilegiato con Redmond, che però, nell’ottica di diffondere il più possibile i suoi terminali, non può assecondare pretese di esclusivismo da parte di qualsiasi produttore. Da qui, per esempio, la collaborazione proficua con altri nomi di peso come HTC (lei sì nella top 5 di Idc) e le voci di un possibile desiderio di Microsoft di prodursi un telefono tutta da sola, prescindendo da aiuti di terzi. Non a caso Stephen Elop, il ceo della Nokia, di recente si è sentito in dovere di buttare acqua sul fuoco e di rassicurare gli investitori sul fatto che la relazione con il partner d’Oltreoceano sia solida e prosegua a gonfie vele.  

C’è poi da mettere in conto il discorso dei brevetti, croce e delizia a momenti alterni per i produttori di smartphone. RIM ha perso una causa con la Nokia per una violazione legata alla connessione Wi-Fi e rischia di dover pagare una multa salatissima che potrebbe portare ulteriori denari nelle casse dell’azienda finlandese. Ma, è il caso di ripeterlo, non è possibile andare avanti a lungo puntando solo su cessioni di strutture e unità, licenziamenti e cause legali favorevoli. Nel mercato c’è uno strapotere di Apple e dei telefonini Android, mentre Windows, e di riflesso la Nokia che ci ha scommesso il suo destino, devono farsi strada a spallate.

Come andrà a finire? È la stessa Idc, la stessa che ha inchiodato Nokia alla realtà di essere per il momento fuori dal cerchio magico dei top 5 del settore, a fare intravedere una speranza. A dire che nel 2016 i telefonini con a bordo Windows Phone passeranno dall’attuale quota del 5,2 per cento a un incoraggiante 19,2 per cento. Chissà dove sarà allora Nokia, chissà se avrà saputo bilanciare con intelligenza la necessità, sacrosanta, di fare cassa con l’intelligenza di non svilirsi.  

Twitter: @marmorello

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