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Hp, RIM e… Apple: ecco le tecnologiche che rischiano di più

L’analisi della Reuters: ecco quali sono e perché le società del mondo hi-tech dal futuro più o meno incerto

– Credits: AP Photo/Mark Lennihan

I pronostici? È vero, non li sbaglia solo chi non li fa. Ma quando si parla di tecnologie ha ancora senso fare previsioni?

Chi, solo 10 anni, fa avrebbe mai pensato che i nostri telefonini Nokia (perché tutti all’epoca avevamo un Nokia) sarebbero stati soppiantati da una nuova progenie di cellulari intelligenti a sfioramento?  Chi, avrebbe mai ipotizzato che un colosso come Yahoo avrebbe perso tutta la sua base di utenti nel campo della ricerca online? Chi, prima del 2005, avrebbe mai scommesso un cent su un "sitarello" denominato The Facebook sviluppato da quattro amici del college?

È l’hi-tech, bellezza. Il meraviglioso mondo delle nuove tecnologie nel quale chiunque può avere successo, purché abbia una buona idea e un po’ di spirito imprenditoriale. Ma dove è altrettanto facile finire con il sedere per terra.

Tanto di cappello, allora, a chi di lavoro fa l’investitore tecnologico, che è poi colui che una mattina si sveglia e decide di puntare le sue fichés su questa o quella azienda digitale. Mestiere sempre più difficile, commenta la Reuters in questa interessante analisi che prende in esame tre società che in questo momento hanno più da perdere che da guadagnare: Hp, RIM ed Apple. Tre realtà che fino a poco tempo fa erano le dominatrici indiscusse nei rispettivi settori, e che ora invece – seppur in misura differente - si ritrovano a guardare al proprio futuro con una certa apprensione

Hp

Ci sono almeno due elementi che caricano il futuro di Hewlett Packard di cattivi presagi. Il primo è il continuo avvicendarsi dei CEO al vertice della società: ben quattro dal 1999 a oggi (qualcuno ha detto Yahoo?). Il secondo, forse quello più preoccupante, riguarda le acquisizioni.

Quando lo scorso agosto la società acquistò la softwartehouse britannica Autonomy per la cifra di 11.1 miliardi di dollari in molti si sono chiesti se a Palo Alto qualcuno non stia forse cercando ispirazione fuori dal proprio core business. Per Margaret Patel, amministratore delegato di Wells Capital Management, la bandiera rossa ha cominciato a sventolare quando, era il 2002, l'ex CEO Carly Fiorina decise di acquistare Compaq per la cifra record di 25 miliardi di dollari nel 2002. "Mi sentivo che quell'acquisizione era troppo dispendiosa, e che i personal computer non erano il loro core business”, ha detto la Patel, che da allora si è guardata bene dall'investire in HP. "Le aziende di maggior successo in campo tecnologico, come Apple e Samsung, in genere non fanno acquisizioni, sviluppano nuovi prodotti internamente”, puntualizza Josh Spencer manager finanziario presso T. Rowe Price.

In un quadro di questo tipo va comunque considerato il dato azionario, che ci dice che negli ultimi dodici mesi il titolo ha perso oltre il 65%. Decisamente più ridotta, invece, la perdita nel lungo periodo: -25% circa negli ultimi 10 anni.

RIM

Il marchio BlackBerry è stato per molti anni sinonimo di smartphone. Eppure è bastata la discesa in campo di Apple e del suo iPhone per cambiare le carte in tavola. Così oggi i vertici Research In Motion si ritrovano con 1 milione di utenti in meno e un -48% alla voce fatturato (dati relativi all’ultimo quarto 2012).

"Hanno visto che tutti passavano al touch-screen eppure sono rimasti fermi", ha commentato Stuart Jeffrey, analista di Nomura Securities che sottolinea come il nuovo Z10 , il primo cellulare full-touch basato sul nuovo sistema operativo BlackBerry 10, farà il suo debutto il 30 gennaio 2013, praticamente sei anni dopo Apple l’uscita del primo iPhone.

Robert Stimpson, manager di fondi azionari presso Oak Associates rincara la dose: i telefoni BlackBerry si trovano su un pendio in discesa e sarà difficile per l'azienda riconquistare il suo splendore: "La fine della strada è un viaggio lungo e solitario, RIM si troverà a combattere la battaglia giusta per molti anni, probabilmente senza successo."

Apple

E poi c’è Apple, società che solo uno scellerato annovererebbe oggi nella lista nera delle tech-company a rischio. La società veleggia oggi a circa 500 dollari per azione, e con i suoi (quasi) 500 miliardi di dollari è l’azienda americana meglio capitalizzata.

Eppure, a guardare certi piccoli e grandi segnali che arrivano da Cupertino e, soprattutto da Wall Street, c’è qualche spia gialla che vale la pena tenere d’occhio: la società ha perso circa il 30% del suo valore azionario negli ultimi tre mesi, tanto per cominciare, ha inoltre epurato una fetta importante del suo management e ha fatto alcuni passi falsi sia in termini di nuovi prodotti (l’iPhone 5 è sembrato a molti una versione pompata del precedente modello) sia su quello del software (su tutti, la topica delle mappe proprietarie). L’impressione, poi, è che tutta questa faccenda della guerra dei brevetti se da un lato stia blindando a doppia mandata i brevetti e la proprietà intellettuale, dall’altro stia finendo per ledere l’immagine dell’azienda.

Jeffrey Gundlach , cofondatore di DoubleLine co-fondatore ha suggerito agli investitori di fare attività di short selling sulle azioni della società. Il motivo? Apple ha imboccato una strada in discesa che potrebbe portarla in poco tempo sotto quota 425 dollari. Dello stesso parere Christian Bertelsen, responsabile del fondo di investimenti privato Global Capital (circa 1,7 miliardi di patrimonio in gestione): “Per noi, la lampadina si è accesa questo autunno, quando Apple è arrivata a 670 dollari per azione" ha spiegato il responsabile, sottolineando l'eccessiva aspettativa (poi disillusa) nei confronti dell'iPhone 5.

La mancanza di un leader visionario come Steve Jobs – colui che ha guidato lo sviluppo di tutti i gadget di successo della Mela - dall’iPod all’iPhone fino all’iPad – forse comincia a farsi sentire.

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