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Apple: sulla crisi (forse) si esagera

Per molti addetti ai lavori le stime sui tagli degli ordini per l'iPhone 5 sono poco accurate. E fanno pensare al tentativo di speculare sul titolo della società

Cosa c’è di fondato nelle notizie pubblicate dai giornali americani e giapponesi che ieri hanno creato scompiglio fra gli investitori e i fan di Apple?

Nell’attesa di avere fra le mani i dati sull’economia reale di Cupertino (i dati del Q1 2013, relativi all’ultimo trimestre del 2012, saranno pubblicati il 23 gennaio), è comunque possibile, oltre che doveroso, fare qualche considerazione a margine.

Ci sono due aspetti su cui vale la pena ragionare: il primo è la notizia di un calo degli ordini dei dipslay per l’iPhone 5 per il prossimo trimestre, il secondo riguarda l’entità di questo taglio.

Sul primo aspetto, si può ragionevolmente dire che un calo della domanda (e dunque degli ordini d'acquisto verso i fornitori) nel trimestre post-natalizio sia quantomeno fisiologico. Lo scorso anno, per esempio, nel Q2 (gennaio-marzo) Apple vendette quasi due milioni di iPhone in meno rispetto al quarto precedente (ottobre-dicembre).

Sul secondo aspetto, invece, occorre prestare più attenzione. Secondo quanto riportato da Nikkei (prima) e da Bloomberg (poi), il taglio degli ordini è riconducibile a un’aspettativa di 65 milioni di unità. E qui casca l’asino. Secondo molti addetti ai lavori, infatti, la cifra sarebbe poco sensata se raffrontata allo scenario reale di mercato.

Le stime di mercato per il trimestre natalizio sono di circa 52 milioni iPhone – spiega Tero Kuittinen in questo articolo -, dei quali circa due terzi (fra 30 e 40 milioni di pezzi) sono iPhone 5. Ora, ipotizzando un calo fisiologico – diciamo nell’ordine del 15% - nel secondo quarto dell’anno (quello che va da gennaio a marzo 2013), si arriva a un valore di vendite stimato compreso fra i 25 e i 35 milioni. Anche aggiungendo al computo gli iPod Touch (che con l’iPhone 5 condividono lo stesso tipo di display da 4 pollici), le previsioni non superano le 40 milioni di unità.

Dunque, sulla base di quale calcolo si può parlare di 65 milioni di unità attese? Matthew Panzarino, di TNW, ha la sua opinione in merito: "Gli analisti hanno prima stabilito il numero, e poi hanno parlato di ordini dimezzati, questo è aggiotaggio". Gli fa eco John Gruber : "Ci sono report che sostengono che gli ordini dei componenti siano stati dimezzati, ma senza numeri specifici che possano essere verificati da qui ai prossimi tre mesi, quando Apple annuncerà le vendite effettive di iPhone. Nel frattempo, però, le azioni hanno subito un forte contraccolpo".

Intanto anche il New York Times prova a fare chiarezza sulla questione. Il popolare quotidiano americano, citando uno studio NPD basato su dati provenienti dalla supply chain di Apple, parla di un taglio degli ordini – per il solo mese di gennaio – di 5-8 milioni di display: dai 19 milioni inizialmente previsti a un numero compreso fra 11 e 14 milioni. Proiettando la stima sull’intero trimestre gennaio-marzo se ne deduce che Apple abbia rivisto le sue previsioni, dagli iniziali 57 milioni di iPhone 5 a una cifra compresa fra 33 e 42 milioni di unità.

Numeri che, a ben vedere, non sono troppo distanti dalle previsioni più pessimistiche.

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