Tasse

Scadenze Tasi: ecco i tre ostacoli che bloccano i Caf

Di fronte al caos aliquote i Centri di assistenza fiscale non garantiscono una gestione corretta delle dichiarazioni entro il 16 giugno e chiedono una proroga

– Credits: Thinkstock

“In queste condizioni, è impensabile che la Tasi possa essere gestita in modo accettabile da qui alla metà di giugno”. Non usa certo giri di parole Vincenzo Vita, responsabile Caf Cisl della Lombardia, per fare il punto su quello che è l’attuale caos che regna intorno alla Tasi, la nuova imposta sugli immobili che dovranno pagare proprietari e inquilini. In particolare tre sono le questioni che rendono del tutto ingestibile le domande dei contribuenti in questa fase.

“Innanzitutto c’è una mancanza quasi assoluta di delibere comunali –attacca Vita -. Le amministrazioni locali che hanno deciso a oggi le aliquote del nuovo tributo sono meno di mille a fronte di più di 8mila Comuni. Tutti gli altri sono al palo, in attesa, in molti casi, che si svolgano le elezioni, per poi decidere magari all’ultimo minuto”. Un vero e proprio atto d’accusa versoi sindaci, cha fa il paio con un altro monito, lanciato questa volta al governo. “Il secondo elemento che crea ansia e preoccupazione tra i contribuenti - continua Vita – è quello delle scadenze, visto che il primo acconto è previsto per il 16 giugno, dunque tra meno di un mese”.

QUANDO ANCHE PAGARE E' UN PROBLEMA

In questo contesto si inserisce poi un terzo fattore, forse meno noto al grande pubblico, ma di valore significativo per l’operatività stessa dei Caf. “La Tasi – spiega Vita – rappresenta un’imposta nuova e quindi ancora da tutta scoprire. Si pensi soltanto che tra i Comuni che hanno deciso finora le modalità di calcolo, qualcuno ha deciso di prendere a riferimento il valore catastale dell’immobile, qualcun altro la dichiarazione Isee dei contribuenti, e c’è anche chi ha scelto come base i redditi dichiarati. Una vera e propria babele di indicazioni che renderà il nostro lavoro se possibile ancora più complicato”. In pratica questo significa che presso i centri Caf, almeno per quest’anno, non sarà possibile definire nessun sistema automatizzato per il calcolo del valore dell’imposta da pagare, ma bisognerà calcolare manualmente il versamento per ogni singolo contribuente, con effetti sui tempi di gestione delle domande del tutto imprevedibili.

MA QUANTO CI COSTERA' LA TASI?

E’ considerando proprio queste difficoltà pratiche, che Vita, a nome di tutti i Caf, lancia dunque un appello specifico al governo. “Noi chiediamo una proroga della prima scadenza. L’ideale sarebbe spostare tutto a settembre, un mese nel quale non ci sono altre scadenze fiscali da gestire, come invece accade in queste settimane”. Una richiesta ragionevole e sensata che però non troverà certo d’accordo i Comuni. Molti di essi infatti, hanno l’esigenza assoluta di mettere le mani sugli acconti di giungo per poter tenere in piedi i propri bilanci disastrati. Uno slittamento degli acconti Tasi da giugno a settembre, potrebbe dunque gettare sul lastrico migliaia d amministrazioni  locali.

IMPOSTE SULLA CASA E REBUS DETRAZIONI

Non a caso il presidente dell’Anci, Piero Fassino, ha già preannunciato che nel caso il governo dovesse optare per una proroga dei termini, dovrà comunque mettere fin d’ora a disposizione dei Comuni 2 miliardi di euro per le esigenze di cassa di molti sindaci. Al momento a Palazzo Chigi sembra non sia stata ancora presa una decisione in merito, ma certamente non sarà facile tenere conto, da una parte delle richieste finanziarie pressanti dei Comune, e dall’altra della necessità di proroga invocata dai Caf. “Noi per conto nostro – conclude Vita – ci rimetteremo comunque alle decisioni dell’esecutivo, anche se, lo ripeto con grande franchezza, che se dovesse essere confermata la data del 16 giugno, per i Caf ci saranno grandissime difficoltà a gestire il flusso di dichiarazioni Tasi nella maniera più efficiente”.

CASA: OBIETTIVO NUMERO UNO DEL FISCO

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti