Tasse

Rimborsi dell’Agenzia delle entrate, se gli interessi sono un problema

Il caso di un contribuente che dopo un ricorso durato 24 anni, si vede riconosciuto con ritardo il dovuto per mancanza di un software

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– Credits: Imagoeconomica

Ancora una volta il fisco italiano si dimostra celere ed efficiente quando si tratta di riscuotere, ma lento e a dir poco macchinoso quando si tratta invece di restituire. A farne le spese, nel caso clamoroso che vogliamo raccontare, è un contribuente di Torino che nel 1989 ricevette una cartella esattoriale di alcuni milioni di lire, indebitamente notificata. Dopo ben 24 anni di contenzioso ha ricevuto soddisfazione perché gli è stato riconosciuto il rimborso, ma con una sgradita sorpresa che lascia esterrefatti, soprattutto per la motivazione che ci sarebbe dietro: al cittadino in questione infatti in un primo momento non sono stati riconosciuti gli interessi arretrati sulla somma rimborsata a causa della mancanza di un software che potesse calcolarne automaticamente l’importo.

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Una giustificazione che, nell’era dei computer e dell’informatica, appare a dir poco inverosimile. Un episodio questo che magari sarebbe passato pure sottotraccia, e che invece ha ricevuto la pubblicità che giustamente merita grazie alla testardaggine del contribuente coinvolto, che ha interessato della cosa una parlamentare. Nel caso specifico si tratta della deputata Silvia Fregolent, che sulla vicenda ha deciso di presentare una vera e propria interrogazione, che ha ottenuto una risposta che purtroppo, è il caso di sottolineare, non lascia spazio a dubbi. Il ministero dell’Economia infatti, in una nota scritta ha certificato che “l’Agenzia delle entrate allo stato attuale non dispone ancora di un’apposita applicazione informatica che consenta il calcolo automatico degli interessi dovuti sugli importi oggetto di rimborso”. Detto in parole più semplici: siccome non esiste un software capace di calcolare gli interessi sui rimborsi, essi non vengono liquidati.

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Per paradosso sarebbe come se un contribuente chiamato a pagare una cartella esattoriale, per la quale spesso bisogna calcolare in proprio gli interessi, comunicasse al fisco di non poterli versare perché sprovvisto di una calcolatrice per effettuare i conti. Peccato che in un caso di scuola come questo non ci sarebbero né ricorsi né tantomeno interrogazioni parlamentari, visto che il mancato pagamento verrebbe subito trasferito nelle mani di Equitalia, con le conseguenze che tutti ben conosciamo. Tra l’altro val la pena ricordare che il fisco è tenuto a corrispondere interessi nettamente inferiori a quelli che deve sborsare il contribuente, e che attualmente ruotano intorno all’1% semestrale e 2% annuale. Eppure, per calcolare quindi un importo tutto sommato contenuto, ci vuole un software e se non c’è tanti saluti agli interessi.

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Certo, nella stessa nota ufficiale il ministero si affretta a precisare che i dipendenti dell’Agenzia possono procedere alla determinazione degli interessi anche "con modalità manuale" ma questa a quanto pare, sembra essere un’evenienza lasciata alla buona o cattiva volontà dell’impiegato di turno. Questi i fatti, che nel caso specifico del contribuente torinese si concludono con l’unica nota positiva di tutta questa vicenda. Come comunicato infatti dalla stessa deputata Fregolent, “sarà sicuramente un ‘caso’, ma dopo tre giorni dalla mia interrogazione, allo sfortunato contribuente sono arrivati finalmente gli interessi che doveva ricevere dall’Agenzia delle entrate”. Ma che cosa è accaduto in passato a chi non ha avuto la tenacia del contribuente in questione? E che tipo di garanzie ci sono che in futuro non si verifichino nuovamente spiacevoli episodi come questo? Sarebbe bello che l’Agenzia delle entrate facesse chiarezza, così come è stata in grado in pochi giorni di risolvere il problema degli interessi “incalcolabili” del contribuente torinese. 

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