Tasse

Redditometro, il problema dell'onere della prova

Tra anagrafe tributaria e indici economici di nuova formazione, dimostrare di essere in regola non è così semplice

(Credits: Ansa)

Una delle novità più rilevanti del nuovo redditometro è costituita certamente dalla cosiddetta inversione dell’onere della prova. Se infatti prima, in caso di rilievi da parte del fisco, doveva essere la pubblica amministrazione a dimostrare che il contribuente aveva evaso le tasse, ora, una volta accertati i dati del redditometro, dovrà essere il cittadino a fornire spiegazioni all’Agenzia delle entrate. Ed è bene che siano spiegazioni esaurienti, altrimenti scatterà l’accertamento fiscale.

Questo radicale cambiamento, si accompagna però alla decisione di prevedere quello che è stato chiamato il doppio contraddittorio. In un primo momento in pratica il contribuente verrà chiamato, possiamo dire bonariamente, dal fisco a fornire spiegazioni circa possibili incongruenze tra spese e redditi percepiti. Ove queste delucidazioni fossero sufficienti ad eliminare ogni dubbio, il caso si chiuderà ancora prima di aprirsi. Se invece le ragioni del cittadino convocato non apparissero convincenti, potrebbe scattare il vero e proprio accertamento, a cui farebbe seguito il secondo contraddittorio, durante il quale al contribuente in questione verrebbero formulate specifiche accuse di evasione.

Ma quali sono le insidie di questo contraddittorio, e quanto potrà essere davvero efficace per far valere le nostre ragioni di fronte al fisco? “La forma in cui è stata immaginata questa procedura – ci spiega Enrico Zanetti direttore del centro studi fiscali Eutekne.info – è certamente garantista e concede ampie possibilità di manovra al contribuente. In realtà però è inserita in un contesto poco garantista in cui il contribuente verrà chiamato a giustificare quella che rimane una presunzione di evasione e non certo un dato di fatto”.

Per capire dove stiano gli elementi che metterebbero a repentaglio la correttezza di questi futuri procedimenti bisogna richiamare gli elementi del nuovo redditometro che serviranno a determinare le entità delle spese degli italiani .

Il calcolo dei consumi viaggerà infatti su due binari. Da una parte l’Anagrafe tributaria da cui il fisco potrà rilevare direttamente una serie di spese che il singolo contribuente avrà effettuato. Dall’altra farà affidamento, soprattutto per tutte le spese generiche, come alimentazione e abbigliamento, alle medie calcolate annualmente dall’Istat per singola tipologia di famiglia . “È qui – spiega Zanetti – che i contribuenti potranno avere grossi problemi a dimostrare di aver effettuato, su specifiche voci, consumi ad esempio al di sotto della media”.

L’esempio che viene alla mente, è quello di un contribuente vegetariano, che per la spesa alimentare ovviamente spenderà molto di meno di uno che mangia regolarmente carne. Ebbene, in caso le due situazioni appartenessero ad analoghe tipologie di famiglia, si vedrebbero assegnato un valore medio per la spesa alimentare praticamente uguale. E non basterà certo conservare gli scontrini della spesa, cosa tra l’altro del tutto inutile, per far valere le proprie ragioni, visto che il fisco potrebbe sempre sospettare che non abbiamo portato tutte le ricevute in nostro possesso.

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E se questo problema si porrà con le medie statistiche dell’Istat, ancora più complicato sarà opporsi in quei casi, come per imbarcazioni, aerei e cavalli, per i quali l’Agenzia delle entrate ha già preannunciato che, non esistendo medie Istat, farà riferimento a studi economici che verranno realizzati su specifica richiesta del fisco stesso. “In questo caso – sottolinea Zanetti – entriamo in un ambito di ancora maggiore volatilità e i dati di cui si servirà il fisco potrebbero essere contestati con ancora maggiore vigore. Se infatti l’Istat è un ente pubblico che non lavora per il fisco, ma che svolge attività di tutt’altra natura e dunque offre garanzie di terzietà,  è possibile invece dubitare del fatto che, soggetti chiamati ad effettuare studi su misura dal fisco stesso, possano essere più attenti a garantire comunque determinati flussi di gettito".

"A tutto ciò poi – aggiunge Zanetti – si somma il fatto che per svariate ragioni potrebbero essere migliaia e migliaia gli italiani costretti a recarsi presso gli uffici tributari a dare spiegazioni. In queste condizioni gli impiegati potrebbero non essere nelle condizioni migliori per ascoltare e raccogliere con la rilevanza dovuta le spiegazioni dei contribuenti”. Dubbi questi con i quali continueremo a fare i conti, almeno fin quando il nuovo redditometro non entrerà realmente in funzione, ossia a marzo, e non si capiranno in maniera diretta suoi eventuali limiti.

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