Tasse

Redditometro, come farà il fisco a sapere quante pentole ho comprato in un anno?

Da marzo l’Agenzia delle entrate avrà un’arma in più per scovare gli evasori. Ma anche gli onesti sono a rischio. Ecco come evitare guai inutili

Credits: Oleksiy Maksymenko/ Doc-Stock/Corbis/ Kutay Tanir

Da marzo l’Agenzia delle entrate controllerà in modo automatico lo stile di vita degli italiani incrociando le spese sostenute con i redditi disponibili. Lo farà in due modi: accedendo a 128 banche dati che registrano le spese di ognuno e, per i consumi più comuni (cibo, divertimenti, vestiario…) con le spese presunte di una famiglia media rilevate dall’Istat. Se le spese superano di oltre il 20 per cento la media Istat, il contribuente può essere chiamato dal fisco a rendere conto dei motivi del suo comportamento «anomalo» e, se non è «convincente», parte l’accertamento fiscale vero e proprio.

1 - Spesa
Sono stati classificati 11 tipi di famiglie e l’Italia è stata divisa in 5 aree geografiche.
I controlli saranno retroattivi, cioè riguarderanno le spese sostenute dal 2009 fino al 2012. Per rendere più precisa possibile la rilevazione, sono stati classificati 11 tipi di famiglie e l’Italia è stata divisa in 5 aree geografiche per tenere conto dei diversi stili di vita (e dei prezzi differenti), mentre le voci di spesa oggetto di rilevazione sono un centinaio, fra cui anche le rette scolastiche, le scommesse online, parrucchiere, ristorante, fino ai cavalli o ai quadri.

2 - Auto
La prima cosa che bisogna sapere del nuovo redditometro è che occorre giustificare non solo come mai si spende di più rispetto al proprio reddito, ma anche perché non si è speso abbastanza. Per esempio: chi ha un’auto dovrebbe spendere, secondo l’Istat, in manutenzione una cifra annua pari, poniamo, a 100. Se ne spende 10 perché ha il fratello meccanico, il redditometro considera valida la prima cifra e toccherà poi a lui dimostrare il motivo per il quale non ha speso 100 ma solo 10. Domanda: ma come fa il fisco a sapere quanto spendo in manutenzione dell’auto? La risposta a questa domanda al punto 10.

3 - Test
La luce verde non ti salva.
Milioni di italiani, alla fine del 2012, hanno compilato il Redditest: il software che permette di verificare se le proprie spese sono congrue rispetto alle proprie entrate. Teoricamente se il Redditest ha dato luce verde (spese coerenti con il reddito) si ha la ragionevole certezza che il fisco non avrà nulla da dire, mentre se ha dato luce rossa c’è al contrario la ragionevole certezza che si verrà messi sotto la lente d’ingrandimento. Beh, non è vero: non solo i parametri sui quali funziona il Redditest sono diversi da quelli che fanno funzionare il redditometro, ma, soprattutto, quest’ultimo si basa sulla rilevazione di spese vere (solo per alcune si basa su stime) mentre il Redditest è tutto presuntivo e funziona grazie a un modello matematico.

4 - Regali
Tenere traccia degli acquisti.
Il punto 3 dice che formalizzare o, meglio, giustificare i passaggi di denaro all’interno dei membri della famiglia dovrà diventare una prassi, soprattutto
per importi di una certa consistenza. Non vale per la mancetta ai figli e nemmeno per i «normali» regali natalizi in contanti, ma per stare tranquilli sarà bene tenere traccia anche dei soldi che il marito dà alla moglie per la gestione della casa, perché con quei soldi la moglie risulterà spendere molto più di quanto il suo reddito (se ha un lavoro) le consentirebbe.

5 - Badante
Il caso della nonnina che spende troppo.
Il redditometro assegna anche una quota presunta di reddito familiare a ogni singolo componente. Poniamo il caso della nonna che non risiede nella casa del figlio ma che ha bisogno di un aiuto mensile di quest’ultimo per potersi permettere di pagare la badante. In questo caso le sue spese non sono giustificate dalle entrate, cioè dalla pensione, e se il fisco vorrà vederci chiaro, non dovrà essere il figlio a giustificare le spese della nonna, ma la nonna stessa. Ovviamente questo discorso vale se i pagamenti sono regolari.

6 - Casa
Il capitolo casa è particolarmente interessante. Due le questioni. Primo: una casa acquistata accendendo un mutuo genera per il fisco una capacità reddituale più elevata rispetto a un’analoga abitazione comprata senza finanziamento. In altre parole, chi ha comprato casa senza mutuo è avvantaggiato rispetto a chi deve chiedere i soldi in prestito alla banca, perché quest’ultimo deve dimostrare di avere un reddito tale da permettergli di pagare la rata mentre il primo no. Secondo: siccome il redditometro parte dal 2009, a chi ha comprato una casa nel 2008 usando solo i risparmi non verrà chiesto come ha accumulato quei risparmi, ma solo se, oggi, ha un reddito sufficiente per mantenere l’abitazione. Se invece si è comprata casa nel 2010, cioè all’interno del periodo di tempo interessato dalle verifiche del redditometro, il fisco va a vedere anche come è stata comprata, cioè come sono stati accumulati i risparmi necessari negli anni precedenti.

7 - Viaggi
Ma il problema è che nessun italiano (a parte forse qualche feticista della ricevuta) ha le pezze d’appoggio che dimostrano che 4 anni fa è andato alle Maldive usando i rendimenti dei Btp (che, essendo tassati alla fonte, non vanno inseriti nella dichiarazione dei redditi) o i 5 mila euro vinti al Gratta e vinci (che, essendo equivalenti ai titoli al portatore, non sono tracciati). Chi è in queste condizioni sarà bene che inizi la caccia al tesoro delle ricevute.

8 - Acquisti
Se si deprimono i consumi.
L’effetto peggiore che può avere il redditometro è quello di deprimere i consumi. Una persona potrebbe essere indotta a rinviare o a rinunciare del tutto a effettuare spese importanti (cambiare l’auto o un viaggio, per esempio) per non essere costretta a giustificare al fisco delle altre spese per le quali magari non ha tenuto da parte i giustificativi. L’altra ipotesi è che, per non risultare troppo «spendaccione», il contribuente strutturalmente onesto decide di acquistare gli stessi beni in nero, quando possibile.

9 - Banche
Probabilmente entro giugno (si è in attesa dell’ok dell’Autorità per la privacy) tutte le banche comunicheranno al fisco i movimenti di conto corrente effettuati dal 6 luglio del 2011 fino alla fine del 2012. L’amministrazione finanziaria avrà così a disposizione la somma del dare e dell’avere, oltre ai vari saldi di fine periodo, e se ne servirà per verificare se i redditi giustificano le uscite. Finora da queste informazioni sono escluse le spese effettuate con la carta di credito se inferiori ai 3 mila euro, ma è possibile che questa soglia venga abbassata.

10 - Serpico
Il vero Grande fratello.
Serpico (acronimo di Servizi per il contribuente) è un software semplicissimo: uno dei tre funzionari chiusi in una stanza blindata in un palazzone dell’amministrazione finanziaria alla periferia di Roma inserisce in un computer il codice fiscale di una persona e Serpico combina tutte le informazioni disponibili su quella persona contenute in circa 130 banche dati. Nulla (o quasi) è invisibile agli occhi di Serpico: il catasto, la motorizzazione, l’Inps, l’Inail, le bollette. Insieme ai dati che provengono dal redditometro e insieme alle informazioni bancarie, che sono conservate in un database separato per mantenerne l’inviolabilità, il fisco è in grado di sapere praticamente tutto dello stile di vita di un contribuente e scoprire se esso è coerente con il reddito oppure no. È proprio grazie a Serpico che il redditometro può accertare con precisione la capacità contributiva di ogni italiano: individua le spese vere anziché limitarsi a una semplice presunzione, come era in passato.

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