Tasse

Redditometro, ecco chi può stare tranquillo

I contribuenti con uscite non superiori del 20% alle entrate e con variazioni di patrimonio dimostrabili, non hanno nulla da temere

Il direttore dell'Agenzia delle entrate Attilio Befera (Credits: Ansa)

Come prevedibile, l’entrata in funzione del nuovo redditometro ha destato non poche preoccupazioni tra tutti i contribuenti italiani. Nonostante le rassicurazioni, più volte ribadite dal direttore dell’Agenzia delle entrate Attilio Befera, che il nuovo strumento di lotta all’evasione fiscale sarà utilizzato solo per stanare i grandi evasori, i dubbi e le perplessità restano. In questa fase di sperimentazione è bene dunque provare a mettere in chiaro chi davvero non avrà nulla da temere dai metodi di controllo del nuovo redditometro. In pratica si tratta di alcuni semplici consigli che possono allontanare inutili preoccupazioni e far dormire sonni tranquilli a quei contribuenti che sanno di essere stati finora ligi nel pagamento delle proprie imposte.

COME FUNZIONA IL NUOVO REDDITOMETRO

La fatidica soglia del 20%
Come chiarito fin dall’inizio, almeno per i primi periodi di applicazione del nuovo redditometro, a finire nel mirino degli ispettori del fisco saranno quei contribuenti che presentano squilibri rilevanti tra quanto guadagnato e quanto speso. Più volte lo stesso Attilio Befera ha ribadito che inizialmente saranno presi in considerazione scostamenti superiori almeno al 20%. Ciò significa che un normale e razionale utilizzo delle proprie risorse finanziarie per quelli che sono tanto gli acquisti quotidiani che quelli eventualmente straordinari, dovrà tenere conto proprio di questo criterio. D’altronde, diciamocelo chiaramente, chi è onesto normalmente non può permettersi di spendere più di quello che ha guadagnato, figuriamoci poi se può arrivare a superare questa soglia addirittura del 20%.

REDDITOMETRO, ECCO LE SPESE SOTTO CONTROLLO

Entrate e acquisti straordinari
La situazione, anche nel caso del contribuente più diligente, potrebbe cambiare se si registra un’entrata straordinaria o una spesa di entità superiore alla media. Ci riferiamo nel primo caso ad esempio all’arrivo di un’eredità inattesa, oppure dei proventi straordinari della vendita di un’abitazione o di una vettura. Nel secondo caso invece l’esempio classico è quello dell’acquisto di un bene, ancora una volta i casi classici sono quelli di una casa o di un’automobile, di grande valore economico. In questi due casi infatti si potrebbero ritrovare movimentazioni finanziarie sui propri conti e nel proprio patrimonio che potrebbero insospettire il fisco. Ebbene, per questi casi, quando non c’è effettivamente nulla da nascondere, non ci sarà troppo da preoccuparsi.

L’Agenzia delle entrate ha previsto infatti di effettuare in prima battuta un incontro del tutto pacifico con il contribuente che potrà nel caso fornire, pezze d’appoggio alla mano (ossia fatture, ricevute, contratti e quant’altro), tutte le opportune spiegazioni. E c’è da credere che almeno in questa fase non si dovrebbero registrare fenomeni anomali di accanimento contro contribuenti onesti, visto che come detto le attenzioni si dovranno concentrare verso quei soggetti che palesemente dimostrano incongruenze evidenti tra entrate e uscite.

TUTTI I NUCLEI FAMILIARI PRESI IN CONSIDERAZIONE DAL FISCO

Il fattore geografico
Un terzo elemento poi che potrebbe ulteriormente tranquillizzare qualcuno, ma allo stesso tempo però inquietare qualcun altro, è rappresentato dalla propria zona di residenza. Esistono infatti alcuni studi specifici che hanno messo in evidenza quali siano le province più propense a pagare regolarmente le imposte e quelle dove invece si sgarra con maggiore frequenza. In questo senso c’è dunque da immaginare che in fase preliminare e sperimentale le attenzioni degli ispettori del fisco che utilizzeranno il nuovo redditometro potranno andare ad appuntarsi verso quelle zone del Paese notoriamente meno leali fiscalmente.

Nello specifico, le 10 province che godono la peggiore fama in termini di pagamenti mancati delle imposte sarebbero nel dettaglio Ragusa, Agrigento, Trapani, Catania, Messina, Viterbo, Crotone, Caserta, Latina e Rieti. Le province invece dove i contribuenti sarebbero più solerti per quanto riguarda i propri doveri fiscali e dove dunque il nuovo redditometro potrebbe essere utilizzato con meno rigore, sono Milano, Bologna, Trieste, Forlì-Cesena, Parma, Ancona, Torino, Padova e Vercelli e Modena.

REDDITOMETRO, IL DILEMMA DEGLI SCONTRINI

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