Tasse

Paradisi fiscali: addio al segreto bancario in 54 paesi

Dal 21 agosto le banche dovranno trasmettere al fisco del proprio paese i dati dei clienti stranieri

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L'ingresso di una sede dell'Agenzia delle Entrate - 11 aprile 2017 – Credits: ANSA/LUCA ZENNARO

C'è una data da segnare sul calendario e che rappresenta una svolta storica nella guerra all'evasione fiscale internazionale: il 21 agosto 2017. Entro quella data le banche di 54 paesi, cui se ne aggiungeranno altri 50 nel 2018 (tra cui la Svizzera), dovranno trasmettere al fisco dei propri paesi i dati dei clienti stranieri, secondo gli standard elaborati dall'Ocse.

Cosa cambia a settembre

Dopo un mese le amministrazioni dei vari paesi si scambieranno tra i loro i dati sancendo così la fine della sovranità nazionale delle informazioni finanziarie, su cui si è basata la fortuna di molti paesi che, grazie al segreto bancario, hanno potuto attirare ingenti capitali (anche di dubbia provenienza) dal tutto il mondo.

Inutile sottolineare che il 21 agosto rappresenti un passo decisivo nella lotta ai paradisi fiscali e che sarebbe stata una battaglia contro i mulini a vento senza il web: la rete ha permesso una vera e propria globalizzazione dei dati finanziari attraverso lo scambio di enormi quantità di dati in tempo reale, una possibilità fino a pochi anni fa impensabile.

Una lotta iniziata 20 anni fa

L'azione di contrasto all'evasione internazionale, iniziata dall'Ocse nel 1998, ha messo il turbo dopo la crisi del 2008, quando molte amministrazioni occidentali non potevano più permettersi di chiudere un occhio sulle tasse evase dalle imprese e dai Paperoni, imprenditori, professionisti, vip e sportivi che appartengono alla fascia di reddito più alta e che non di rado nascondono un tesoretto fuori confine.

Recenti stime parlano di 8.000 miliardi di dollari occultati in quei paesi che ora, per il rapido sviluppo di internet, riescono a fatica a mantenere il ruolo di stati-casseforte.

Il doppio gioco degli USA

Una battaglia che ha visto in prima linea, accanto alla Ue, soprattutto il Fisco degli Stati Uniti d'America: basti ricordare le recenti indagini delle autorità americane a carico delle filiali elvetiche e la legislazione americana in materia (Fatca), che ha preceduto di alcuni anni gli standard Ocse.

Washington però continua a mantenere un atteggiamento ambivalente: se è quello che spinge di più per ottenere dati dei clienti americani dalle banche straniere, allo stesso tempo continua a mantenere un rapporto di non reciprocità nello scambio di informazioni finanziarie.

Non a caso la stampa europea e italiana di settore ricorda che ancora oggi alcuni Stati a stelle e strisce possono essere considerati a tutti gli effetti dei paradisi fiscali: in Wyoming, Nevada, Virginia e Delaware è facilissimo costituire società fantasma garantendo l'anonimato degli intestatari.

Gli obblighi per le banche italiane

in vista del 21 agosto, l'Agenzia delle entrate i primi di luglio ha adottato un provvedimento che comprende una serie di regole per la comunicazione annuale, come previsto dal decreto del Ministero dell'Economia del 28 dicembre 2015.

Le banche italiane hanno tempo appunto fino a quella data per comunicare i dati del 2016 relativi ai loro clienti con passaporto non italiano. Le comunicazioni, spiega il Fisco, devono contenere, oltre al codice fiscale dell'istituzione finanziaria italiana tenuta all'adempimento, anche le informazioni relative alle persone, alle entità e ai conti e il codice fiscale italiano dei soggetti in questione, se disponibile.

L'invio va poi effettuao tramite il Sisitema di Interscambio flussi Dati (SID) nel rispetto delle specifiche tecniche e delle prescrizioni fatte a suo tempo dal Garante per la privacy.

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