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L’Agenzia delle entrate e i ricorsi contro i funzionari illegittimi

La Corte Costituzionale ha bocciato le norme “salva dirigenti” e ora molti contribuenti potrebbero invocare la nullità degli atti

Rischia di avere effetti incontrollabili una delle ultime sentenze della Corte Costituzionale, la n.37/2015, che in pratica ha certificato l’illegittimità di alcune nomine dirigenziali compiute nel corso degli anni dall’Agenzia delle entrate. Una sentenza che tra le altre cose potrebbe spingere molti contribuenti a presentare dei ricorsi contro le decisioni adottate proprio dagli illegittimi funzionari in questione. Vale dunque la pena raccontare come si è potuta produrre una situazione così delicata e chi sono i soggetti da essa interessati.

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Tutto prende avvio con l’impugnazione dell’art. 24 del regolamento di amministrazione dell’Agenzia delle Entrate il quale stabilisce che a fronte di una situazione di urgenza nell’assicurare la funzionalità operativa delle proprie strutture, l’eventuale carenza di personale dirigenziale poteva essere coperta mediante la stipula di contratti individuali di lavoro a termine con propri funzionari, con l’attribuzione dello stesso trattamento economico dei dirigenti, fino alla pubblicazione dei relativi bandi di concorso, e comunque sino al 31 dicembre 2010, termine che è stato poi prorogato al 31 maggio 2012. La situazione però non accennava a normalizzarsi e così il governo nel 2012 ha pensato bene di produrre un decreto legge, il n.16/2012, che in pratica faceva salvi i diritti di questi dirigenti pro tempore, e in più prorogava i termini per il concorso al 31 dicembre 2013, scadenza che è stata poi ulteriormente posticipata grazie ad altri decreti al 31 dicembre 2015.

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È proprio su questa vera e propria valanga di reiterazioni e proroghe che è intervenuta ora in maniera pesante la Corte costituzionale che, chiamata in causa dal Consiglio di Stato, ha deciso di bocciare il decreto legge del 2012 e di conseguenza a cascata tutti gli altri provvedimenti “salva dirigenti”, dichiarando quindi implicitamente illegittimi i funzionari oggetto delle nomine. Stiamo parlando di più di 700 dipendenti dell’Agenzia dei quali ora viene messa in discussione l’autorità a firmare atti e delibere. Queste ultime infatti potrebbero essere dichiarate nulle nel caso un contribuente decidesse di impugnarle sostenendo appunto l’illegittimità del dirigente che le ha firmate.

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Una circostanza questa però non proprio automatica visto che qualche tempo fa proprio l’Agenzia delle Entrate, in risposta ad un’interrogazione parlamentare su questa questione, aveva richiamato la giurisprudenza amministrativa secondo la quale l’annullamento della nomina di un funzionario non inficerebbe, in linea di principio, gli atti da questo adottati nell’esercizio della sua funzione. In ogni caso però l’ultima parola in materia spetterà ai giudici tributari, che nel caso specifico potrebbero anche ribaltare tale impostazione. Qualsiasi contribuente fosse stato dunque oggetto in questi ultimi anni di provvedimenti fiscali firmati da uno di questi circa 700 dirigenti dichiarati illegittimi, potrebbe avere interesse a presentare un ricorso nella speranza, neanche tanto remota, che la propria richiesta possa magari anche essere accettata. Vedremo quanti cittadini decideranno di sfruttare questa opportunità creata da una sentenza della Corte costituzionale che di certo farà discutere ancora a lungo

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