Tasse

Fisco: Imu, Tares e tutte le partite aperte del governo

Dall’imposta sugli immobili a quella sui rifiuti, dall’Iva al cuneo fiscale, la caccia alle soluzioni

Il presidente del Consiglio Enrico Letta (Credits: Imagoeconomica)

La data del 31 agosto sul calendario del presidente del Consiglio Enrico Letta è da tempo segnata in rosso. Per quel giorno infatti l’inquilino di Palazzo Chigi ha promesso che verrà trovata una parziale soluzione all’intricata matassa fiscale del nostro Paese, per la quale al momento sono stati proposti solo i palliativi dei rinvii. E all’appello ci sono questioni quanto mai scottanti: si va dall’Imu, vera e propria croce estiva del governo, alla Tares, dall’Iva fino all’ormai quasi dimenticato cuneo fiscale. Un menù sul quale da tempo sta lavorando alacremente il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, senza che sia stata indicata per il momento nessuna possibile via d’uscita. E allora vediamoli nel dettaglio i nodi più spinosi di questo vero e proprio rebus fiscale, nel quale tra l’altro, ogni pezzo sembra irrimediabilmente essere collegato agli altri, in una specie di domino in cui tutto si tiene, ma tutto potrebbe anche crollare.

L’Imu e le 9 soluzioni sul tappeto
Basta consultare il sito del ministero dell’Economia per rendersi conto di quanto intricata si sia fatta la vicenda che riguarda la possibile abolizione o rimodulazione dell’imposta sugli immobili, almeno per quello che concerne la prima casa. In uno sforzo di massima chiarezza e trasparenza infatti, i tecnici del Tesoro, hanno messo in fila, una dietro l’altra, nove possibili soluzioni circa una nuova formulazione dell’Imu. Si va da una cosiddetta “esenzione totale per l’abitazione principale”, che poi è quello che chiede a gran voce da tempo il Pdl, all’”esenzione selettiva per l’abitazione principale a favore dei soggetti in condizione di disagio economico”, che rappresenta invece la soluzione di compromesso auspicata dal Pd, che vorrebbe lasciare dunque l’imposta per i proprietari più ricchi. In mezzo una miriade di altre possibili varianti, che contemplano anche la restituzione dell’imposta stessa agendo sull’Irpef.

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Insomma una vero e proprio intrigo che alla fine probabilmente partorirà la solita soluzione di compromesso che accontenterà qualcuno o forse, peggio ancora, deluderà tutti. Una cosa è certa, i tecnici, come detto, sono al lavoro e per il 31 agosto una soluzione bisognerà trovarla. Anche perché, come ha minacciato lo stesso presidente del Consiglio Enrico Letta, se ciò non accadrà, magari perché qualcuno dovesse improvvidamente decidere di far cadere prima il governo in carica, gli italiani si ritroverebbero a dover pagare a settembre tanto la prima rata dell’Imu, rinviata a giugno, che la seconda, prevista proprio per l’inizio dell’autunno. Una prospettiva dunque per nulla allettante.

Una Tares appesa all’Imu
Il destino della nuova tassa sulla spazzatura da qualche tempo si è legato in maniera indissolubile proprio alla sopra citata imposta sugli immobili. Per il momento infatti l’imposta sull’immondizia è stata anch’essa sospesa in attesa di una nuova riformulazione. Tra le ipotesi sul tappeto, tra l’altro la più cara proprio al presidente del Consiglio Letta, ci sarebbe quella di una fusione delle due imposte sopra citate in un’unica service tax che andrebbe a coprire tanto la vecchia imposta sugli immobili che la tassa sulla spazzatura, con annessi servizi di raccolta e gestione. Tutto dipenderà dunque da quello che si deciderà sull’Imu, e dunque anche per la Tares la data inderogabile sembra essere fissata per il prossimo 31 agosto.

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Iva, a caccia di risorse
Altra questione rimasta in sospeso è quella dell’aumento dell’aliquota più alta dell’Iva, quella attualmente al 21%, e che dovrebbe salire a quota 22%. Un rialzo anch’esso per il momento scongiurato, ma solo fino al prossimo primo ottobre. In realtà il governo ha più volte manifestato l’intenzione di prorogare ulteriormente il rinvio fino alla fine dell’anno. All’appello però mancherebbe la copertura finanziaria. Si tratterebbe di trovare circa un paio di miliardi di euro, che al momento risultano però irreperibili. Molto però potrebbe dipendere, ancora una volta, da quanto verrà deciso sull’Imu. Una soluzione che manterrebbe in vigore l’imposta sulla prima casa, almeno per le famiglie con reddito più alto, potrebbe infatti liberare quei fondi necessari a rinviare ulteriormente l’aumento dell’Iva.

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Cuneo fiscale, cenerentola fiscale
In questo turbinio di proposte, e di polemiche politiche spesso dal sapore molto elettoralistico, è rimasto completamente in secondo piano quell’intervento sul costo del lavoro tanto auspicato all’inizio del proprio mandato proprio dal presidente Letta. Abbassare l’impatto delle ritenute fiscali e previdenziali sulle buste paghe dei lavoratori sarebbe infatti un modo per ridare ossigeno alle attività produttive. Al momento però sembra che le risorse necessarie a interventi sul cosiddetto cuneo fiscale siano ancora più difficili da reperire di quelle necessarie per abbassare le imposte sopra menzionate. Si tratta evidentemente di una questione di priorità e purtroppo in questo momento lavoro e ripresa sembrano non essere in cima alle preoccupazioni della politica, alle prese con sconti fiscali che, come accennato, avranno più l’effetto di un possibile spot elettorale, ma non ridaranno certo speranze alla nostra economia.

Sarebbe auspicabile invece che nelle pieghe del bilancio, il ministro Saccomanni, trovi i fondi per intervenire anche sul cuneo fiscale, in prospettiva infatti questo forse sarebbe il favore più grande che si potrebbe fare alle famiglie italiane.

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