Tasse

Imu e imprese: nel 2013 la rata aumenta di oltre il 50%

Quasi la metà del gettito è garantito dalle imprese. Il 17 giugno scade la prima rata dell'imposta che è costata quasi il doppio della vecchia Ici

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L'ufficio dell'agenzia delle entrate a Pontedera (ANSA/STRINGER)

Siete imprenditori o commercianti? Segnatevi questa data: 17 giugno 2013. È il giorno in cui le imprese sono chiamate al primo versamento dell’Imu.

La politica, infatti, sta per graziare le prime case. Per i capannoni, invece, vengono annunciate misure che dovrebbero togliere o ricondurre l'imposta a cifre meno pesanti, mentre è previsto l'alleggerimento per la rata di giugno per tutti gli altri immobili. La decisione, che segue le polemiche dei giorni scorsi, è attesa a metà della prossima settimana.

Quest’anno, infatti, sono previsti aumenti del prelievo dal 50% al 200%, stando alle stime del Sole 24 ore, il quotidiano degli industriali che giovedì è tornato alla carica sull’argomento.

Una stangata che ha messo in allarme le associazioni degli imprenditori: da giorni chiedono la sospensione della prima rata dell’Imu, un'imposta che, sommata all'aumento dell'Iva e al debutto della Tares, sarebbe in grado di mettere ko le aziende italiane, che già bene non se la passano.

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Il decreto Salva-Italia ha già previsto un aumento dell'8,33% per i valori fiscali di riferimento di capannoni e immobili strumentali (dopo gli incrementi del 20% l'anno scorso).

Non solo. Per le aziende, per gli uffici e per le attività commerciali che si trovano nei Comuni che hanno aumentato le aliquote, la rata di giugno non si calcolerà più sul parametro standard del 7,6 per mille: si tratterebbe di 4 miliardi in più che, spalmati proporzionalmente, significherebbero un aumento del 23%, se la prossima settimana non saranno bloccati gli aumenti dei Comuni.

Senza contare che gli imprenditori di casa nostra hanno già dato: secondo Confesercenti hanno pagato quasi il doppio in più rispetto alla vecchia Ici (che pesava per 5,6 miliardi rispetto agli 11,7 miliardi versati nel 2012), una cifra pari a quasi la metà del gettito complessivo della nuova imposta.

Dei 23,7 miliardi di gettito complessivo, scrive l'associazione, 6,5 miliardi provengono infatti dagli immobili strumentali di proprietà di imprese costituite come società, mentre altri 5,2 miliardi sono stati versati per immobili strumentali di proprietà di ditte individuali: queste ditte - spiega la nota - sono soggette ad Irpef e "considerate quindi alla stregua di persone fisiche: pertanto abbiamo stimato la quota di gettito Imu proveniente da negozi, botteghe, uffici e immobili ad uso produttivo di proprietà di persone fisiche".

Più o meno le stesse cifre si ritrovano nelle rielaborazioni del Sole 24 ore, secondo cui, tolti i 4 miliardi relativi all’abitazione principale, circa 20 miliardi sono gravati in gran parte su immobili per i quali i versamenti hanno superato i 1.800 euro: seconde case (a disposizione o affittate), aree fabbricabili, terreni, fabbricati rurali strumentali e, soprattutto, i fabbricati non abitativi, ossia i negozi, gli uffici e gli immobili industriali.

Secondo il quotidiano degli industriali, insomma, almeno un quinto dell'Imu viene dalle aziende, senza contare negozi e uffici.

Ma quanto pagheranno in più quest'anno le imprese nostrane? Stando sempre alle rielaborazioni pubblicate nei giorni scorsi dal quotidiano degli industriali (che però non tengono conto di un eventuale sconto che potrebbe essere inserito nel decreto Imu), rispetto a un anno fa a Milano e Roma la prima rata sarà più alta del 50% per un capannone o un albergo e del 40% per un ufficio o un negozio in centro, quattro volte in più rispetto all’Ici del 2011.

Percentuali simili, del resto, si riscontrano in 38 comuni capoluogo su 101 presi in esame dalla Cgia di Mestre, in cui la prima rata Imu sui capannoni salirà del 51% rispetto allo stesso periodo del 2012 a fronte di una media nazionale del 35%. Gli aumenti più significativi? Si registreranno a La Spezia (+3.647 euro rispetto al 2012), a Taranto (+1.736 euro) e a Brescia (+1.472 euro).

''Con una crisi che non accenna ad allentare i suoi effetti negativi e con una contrazione della liquidità che aumenta di giorno in giorno è necessario che il governo eviti questo ulteriore aumento di imposta, abolendo almeno il ritocco all'insù del coefficiente moltiplicatore'', attacca Giuseppe Bortolussi, storico segretario della Cgia di Mestre.

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