Tasse

Imu, i dettagli delle nove proposte

Ipotesi per ipotesi a chi gioverebbero e quanto costerebbero allo Stato

(Credits: iStockphoto)

Ora la decisione passa alla politica. Ieri il Ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni ha reso noto il documento che passa al setaccio nove ipotesi di modifica dell'Imu dando già un'indicazione chiara: l'esenzione totale per quella sulla prima casa non è equa e soprattutto costa troppo allo Stato. Meglio orientarsi verso un'imposta locale unica (Service tax) allenando le maglie del patto di stabilità dei Comuni e dando maggiore autonomia agli enti locali.

Ma ecco, nel dettaglio cosa comportano in termini economici le nove ipotesi sull'Imu per l'abitazione principale:

- Esenzione totale: esentare totalmente le famiglia italiane dal pagamento dell'Imu sulla prima casa (eccezion fatta per abitazioni signorili, ville e castelli), significa creare un beneficio per 17,8 milioni di italiani per un importo medio di crica 227 euro e per un costo per lo Stato di 4 miliardi. Molto onerosa, dunque e "regressiva", ovvero maggiore è il reddito della famiglia maggiore il beneficio e viceversa: 187 euro fino a 10 mila euro di reddito, 382 tra 55 e 75 mila euro, 629 euro oltre i 120 mila euro. In questo senso l'ipotesi viene definita non equa dal Ministero.

- Incremento non selettivo per la detrazione di base dell'Imu per l'abitazione principale: oggi la detrazione di base è pari a 200 euro, importo che esenta totalmente il 25% degli italiani dal pagamento dell'imposta. Si può cambiare, allo stesso modo per tutti, questo importo in quattro modi diversi alzandolo a 300, 350, 400 e 500 euro ed esentando così rispettivamente il 49%, il 55%, il 65% e 77% degli italiani. Il costo per lo Stato sarebbe rispettivamente di 1,3, 1,8, 2,2 e 2,7 miliardi di euro.

- Rimodulazione selettiva dell'esenzione dall'Imu per l'abitazione principale: questa è possibile in cinque modi diversi.
Si possono alzare le detrazioni a 437, 508 e 619 euro esentando però selettivamente tra il 68 e l'88% dei proprietari. In questo modo il costo per lo Stato sarebbe compreso tra 1 e 2,2 miliardi di euro a seconda di come si fissa la detraibilità.
Si possono aumentare le detrazioni a 280, 330 e 400 euro sulla base del reddito di chi ha la casa, esentando così tra il 43 e il 65% dei proprietari. In questo modo il costro per lo stato sarebbe compreso tra 1 e 2 miliardi.
Si può stabilire direttamente a 600 euro la detrazione che però scende al crescere del reddito Isee (ipotesi già prevista) . Insomma, più il reddito complessivo della famiglia è alto meno si paga. In questo modo il costo per lo Stato è di circa 2 miliardi.
Si decide di esentare solo chi è in "disagio economico", ovvero con un Isee inferiore ai 18 mila euro. Il costo per lo Stato sarebbe inferiore alle altre ipotesi: 560 milioni.
Si decide di applicare nel calcolo dell'esenzione i valori di mercato degli immobili.

- Interventi sull'Imu per l'abitazione principale contestuali ad altri tributi: si tratta di creare un'imposta più complessa e anche in questo caso ci sono tre ipotesi.
La prima prevede di fare una differenza tra case sfitte (per chi paga solo Imu) e affittate (per chi paga Imu e Irpef o cedolare secca) inserendo gli immobili non locati nell'Irpef ma anche una quota delle rendite sulle prime case.
La seconda prevede il pagamento dell'Imu ai Comuni da parte del proprietario che se la vedrà restituita in seguito tramite credito d'imposta o una detrazione Irpef.
La terza è la più gettonata: l'istituzione di una Service Tax che ingloba sia Imu che la Tares da far pagare (probabilmente) anche agli inquilini in affitto.

COS'È LA SERVICE TAX

- Deducibilità dell'Imu per le imprese: si prevede di consentire alle imprese di dedurre dal proprio reddito l'Imu pagata sugli immobili che servono alle attività produttive. Per quanto logica nella sua ideazione, ha un costo elevato per lo Stato: 1,25 miliardi di euro.

- Restituzione ai Comuni del gettito derivante dagli immobili a uso produttivo classificati nel gruppo catastale D: si tratta di 4,66 miliardi pagati in pratica da negozi, capannoni, cliniche e negozi. Per coprire il buco che resterebbe allo Stato a vantaggio degli enti locali si potrebbe procedere con l'ipotesi sucessiva.

- Abolizione dell'addizionale comunale all'Irpef e contestuale incremento dell'Irpef: in questo modo ai comuni andrebbero 3,4 miliardi in meno (ma con l'ipotesi di cui sopra ne incasserebbero 4,66). Rimarrebbero allo Stato che, per raggiungere i 4,66 miliardi non incassati perché girati ai Comuni dovrebbe aumentare l'Irpef di tutti gli italiani dello 0,47%.

- Derubricazione della revisione dell'Imu sull'abitazione principale a un problema di finanza locale: in poche parole si tratterebbe di lasciare l'Imu alla gestione completa dei Comuni che potrebbero decidere di fare ciò che desiderano di aliquote, esenzioni, cancellazioni.

IMU-STORY

- Abolizione della prima rata dei versamenti Imu sospesi: la rata di giugno non pagata da tutti gli italiani e rimandata a settembre (per questo il Governo deve decidere cosa fare entro il 31 agosto) potrebbe essere abolita tout court. Allo Stato costa 2,4 miliardi per un una tantum che lascerebbe aperto il problema della regolamentazione dell'imposta lasciando invariata la rata da versare a dicembre. 

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