Tasse

Equitalia e pagamenti in 120 rate: un beneficio solo per pochi

La possibilità di diluire fino a 10 anni gli arretrati sarà concessa a discrezione dell’ente di riscossione

(Credits: Ansa)

Si vanno sempre più chiarendo i contorni dei provvedimenti adottati nel decreto del fare e che riguardano le opportunità di rateizzazione dei debiti fiscali arretrati. In particolare, la grande novità sventolata da più parti come uno sgravio per i contribuenti, e consistente nella possibilità di poter diluire in 120 rate e 10 anni versamenti arretrati, in effetti acquista sempre più i lineamenti di una vera e propria concessione straordinaria, che verrà  elargita a pura discrezione di Equitalia.

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Nella formulazione sempre più dettagliata che il testo del governo sta acquistando in queste ore infatti, emerge che in effetti la possibilità di ottenere una diluizione lunga dei pagamenti non sarà affatto automatica, ma bensì condizionata a effettive restrizioni finanziarie del contribuente, che dovranno essere analizzate e accettate dall’ente di riscossione. Con queste opportune specifiche, conviene allora andare a vedere quali saranno le opzioni che si presenteranno a un contribuente nel momento in cui dovesse decidere di pagare a rate i propri debiti arretrati con il fisco.

Innanzitutto, come annunciato già da qualche mese, su autonoma iniziativa di Equitalia stessa, è stata aumentata da 20mila a 50mila euro la cifra massima per cui può essere richiesta in maniera veloce la rateizzazione. Si tratta di una procedura sprint, per avviare la quale basta recarsi presso uno degli sportelli di Equitalia. In questo caso dunque senza grossi problemi chiunque, indipendentemente dalla propria situazione finanziaria, può accedere alla rateizzazione del proprio debito fino a un massimo di 72 rate in 6 anni. Tra l’altro il valore minimo delle rate è fissato in cento euro, anche se il contribuente potrà chiedere che il piano di rimborso preveda rate variabili di importo crescente per ogni anno.

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Per cifre superiori a 50mila euro poi, sarà sempre possibile chiedere la rateizzazione a 72 rate, ma in questo caso bisognerà sottostare ad una approvazione preventiva di Equitalia. Sarà cioè necessario presentare una documentazione specifica che permetta all’ente di riscossione di valutare l’effettiva capacità di pagare a rate o l’impossibilità di saldare il debito in tempi più ristretti. E’ in questo caso che, in un secondo tempo, potrebbe entrare in gioco la nuova opportunità delle 120 rate.

Infatti, i contribuenti o le imprese alle prese con le 72 rate iniziali, che dovessero accorgersi di non poter far fronte a questo tipo di rateizzazione, potrebbero chiedere a Equitalia un ulteriore diluizione fino a 120 rate. Per ottenere questo beneficio però, la legge prevede in maniera esplicita che il contribuente o l’impresa si trovi “per ragioni estranee alla propria responsabilità, in una comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica”. Inoltre, devono verificarsi altre due specifiche condizioni, ossia una accertata impossibilità per il contribuente di assolvere al pagamento del debito secondo il precedente piano di rateazione ordinario, e una valutazione di solvibilità, ovvero della capacità di fare effettivamente fronte, da parte del contribuente, al nuovo piano di rateizzazione a 120 versamenti. Tutte valutazioni che come si intuisce bene saranno a pura discrezione di Equitalia, e che dovranno verificarsi contemporaneamente al fine di ottenere il nuovo regime di diluizione.

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Tra l’altro, le modalità con cui dovrà avvenire la verifica in questione, che potrebbe basarsi su dichiarazioni Isee dei privati cittadini e sui analisi patrimoniali per le imprese, dovranno essere ancora meglio specificate in un regolamento che il ministero dell’Economia dovrà emanare entro i prossimi trenta giorni. Già fin d’ora comunque si ha l’impressione che a usufruire effettivamente di una rateizzazione a 120 versamenti saranno ben pochi contribuenti e forse ancora meno imprese. L’unica certezza riguarda invece l’aumento del numero delle rate non pagate dopo le quali si decade dal diritto alla rateizzazione: prima era fissato in due consecutive, ora invece il limite è salito a sette, valide però lungo tutto il periodo di diluizione del pagamento.

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