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Domicilio digitale, cos'è e cosa c'entra con le multe

In futuro i cittadini potranno ricevere per posta elettronica le comunicazioni della pubblica amministrazione. Ecco come funziona il nuovo sistema

Multe, bollette, raccomandate dell’Inps, del Comune e di qualsiasi altro ente della pubblica amministrazione. Per molti cittadini italiani tutte queste comunicazioni non arriveranno più nella casella di posta ma via e-mail, su formato elettronico, senza correre il rischio di finire in qualche cassetto e perdersi tra le scartoffie.

Via la carta

Il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, ha voluto infatti dare una accelerata alla partenza del domicilio digitale, che avrebbe dovuto debuttare dopo la creazione dell’Anagrafe della Popolazione Residente (Anpr), il mega-database che conterrà i dati su tutti i cittadini della Penisola (ovviamente quelli che interessano la collettività e servono agli enti dello Stato per funzionare meglio).

Il domicilio digitale sarà dunque un recapito di posta elettronica dove gli organismi della Pubblica Amministrazione potranno inviare appunto le loro comunicazioni, senza spendere soldi per spedirle su carta, attraverso la posta ordinaria. Una contravvenzione stradale o una cartella esattoriale, per esempio, viaggeranno attraverso il web facendo risparmiare alla pubblica amministrazione una somma di circa 250 milioni di euro all’anno, almeno secondo le stime fatte finora.

Tempi lunghi

Tuttavia, occorrerà un po’ di tempo prima di vedere entrare a regime questo nuovo sistema di relazioni tra cittadini e Stato, che senza dubbio è più snello e meno burocratico di quello attuale. Il domicilio digitale è stato infatti approvato in via preliminare da un decreto del Consiglio dei Ministri ma deve ancora ricevere il via libera dal Consiglio di Stato e ricevere il parere delle Camere e della Conferenza Stato-Regioni.

Poi, verrà creato un apposito portale web per la raccolta dei dati, una sorta di registro su internet dove i cittadini comunicheranno il domicilio digitale presso il quale potranno essere raggiunti dalle "missive" della pubblica amministrazione. I professionisti potranno utilizzare come recapito di riferimento la Posta Elettronica Certificata (Pec) mentre i privati cittadini potranno accreditarsi (e indicare il proprio domicilio online) attraverso la Cns (Carta Nazionale dei Servizi) o la Spid, il nuovo sistema di firma digitale che ha debuttato lo scorso anno. Poiché soltanto 1 milione di italiani su quasi 60 milioni oggi possiedono la Spid, è assai probabile che ci vorrà ancora un bel po’ di tempo prima di vedere decollare davvero il nuovo sistema del domicilio digitale. 

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