Tasse

Capitali all'estero: quanto conta di incassare lo stato

Accelerano le adesioni: oltre 10.000 le richieste pervenute al Fisco. C'è tempo fino al 30 settembre, ma gli operatori chiedono una proroga

La frontiera tra Italia e Svizzera – Credits: (Credits: Matteo Bazzi/Ansa)

Sono circa 10.000 gli italiani che hanno nascosto soldi all'estero e che sono pronti a mettersi in regola con il Fisco aderendo alla procedura di collaborazione volontaria per l'emersione dei capitali detenuti illegalmente fuori confine e in Italia (voluntary disclosure).

Ad annunciarlo è stata la direttrice dell'Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, confermando le indiscrezioni delle scorse settimane che parlavano di una forte accelerazione delle domande nel mese di agosto. Orlandi ha anche detto che ora il Fisco può contare su "milioni di informazioni, di dati che fino a pochi mesi fa erano segreti" e che "questo cambiamento sta rivoluzionando il mondo e su questo vogliamo avviare anche in Italia la lotta all'evasione".


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Le adesioni accelerano

Il suo ottimismo è giustificato. A maggio si contavano solo mille domande, mentre le richieste a ridosso del termine per aderire alla sanatoria potrebbero moltiplicarsi addirittura per cento, a detta dei più ottimisti: fino a quota 100.000, se aumenteranno le adesioni dalle regioni più ricche del Nord e Centro Italia, soprattutto dalla ricca Lombardia, dove a fine agosto si contavano oltre 4.000 istanze presentate delle 60.000 complessivamente previste.

I decreti e le circolari estive hanno fornito ulteriore chiarezza ai contribuenti e agli operatori. L'ultima è la circolare ministeriale dello scorso 28 agosto, in cui è stato chiarito, tra gli altri punti, che per le cassette di sicurezza è esclusa la possibilità di autocertificare il contenuto: il Fisco, in questo caso, suggerisce l'apertura in presenza di notai o funzionari dell'istituto di credito. Le banche sono avvertite.

Non mancano, però, i malumori tra professionisti e intermediari per la tardività delle risposte fornite dai tecnici del Fisco rispetto all'ormai imminente scadenza. Manca, infatti, meno di un mese al termine fissato al 30 settembre (la finestra per aderire alla procedura si è aperta a gennaio) per consegnare tutti i documenti necessari e per verificare la correttezza dell'adempimento.

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L'incasso per lo Stato

I tempi stringono e nelle ultime settimane sono aumentate da più parti le pressioni per ottenere una proroga di tre mesi, necessaria, secondo gli esperti del settore, per poter completare i dossier riferiti alle posizioni più complesse da ricostruire. Allungare fino al 31 dicembre, inoltre, permetterebbe all'Agenzia delle entrate di incrementare il recupero del gettito evaso.

Quanto agli incassi, l'Esecutivo, stando a quanto riportava il Messaggero ad agosto, conta di incassare almeno 3 miliardi di euro, grazie all'impennata di domande di conciliazione con il Fisco.

Ma forse lo Stato potrebbe recuperare persino di più. Stando a recenti stime della Banca d’Italia, gli italiani avrebbero nascosto all’estero circa 220 miliardi di euro.

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