Tasse

Aumento iva: chi colpisce di più e perché è così difficile annullarlo

Per la Cgia di Mestre, la crescita dell'imposta sui consumi costerà tra 40 e 120 euro circa a famiglia. Ma il governo non riesce a evitarla

Tra 30 e 120 euro al mese, a seconda del reddito percepito e del numero dei figli. E' quanto dovrebbe costare a ogni famiglia italiana l'aumento dell'iva (imposta sul valore aggiunto), secondo le simulazioni elaborate dalla Cgia, la confederazione degli artigiani di Mestre.

IVA, ECCO COME SCONGIURARE L'AUMENTO

Tenendo conto delle abitudini di consumo dei nostri connazionali, l'ufficio studi dell'associazione veneta ha infatti elaborato una stima sulla possibile crescita di un punto dell'aliquota ordinaria dell'iva (dal 21 al 22%) che il governo Letta sta tentando ancora di evitare, dopo aver già eliminato l'imu sulla prima casa.

Nel caso di un consumatore single che guadagna tra i 15mila e i 55mila euro lordi annui, l'iva al 22% comporterà una maggior spesa tra i 37 e 99 euro annui, a seconda del livello di reddito. Per una famiglia di 3 persone (2 coniugi e un figlio) con stipendi tra 1.200 e 3mila euro netti al mese, l'onere sarà invece compreso tra i 50 e i 113 euro in più all'anno. Infine, per un nucleo familiare composto da 4 elementi (marito, moglie e due figli a carico) con stipendi tra 1.300 e circa 3mila euro netti mensili, l'aggravio si posizionerà in un intervallo tra 61 e 120 euro annui.

DANNEGGIATI I PIU' POVERI

Più alto è il reddito dei contribuenti, secondo la Cgia, maggiore sarà in valore assoluto la spesa a carico delle famiglie, portata in dote dalla nuova Iva. La confederazione degli artigiani di Mestre, però, ha messo in evidenza un aspetto tutt'altro che trascurabile: a ben guardare, in termini percentuali l'aumento dell'imposta colpirà maggiormente i poveri che non i ricchi. Per un capofamiglia con uno stipendio mensile netto di appena 1.380 euro, la crescita dell'aliquota comporterà una riduzione del reddito disponibile nell'ordine dello 0,34%. Per un single che guadagna più di 55mila euro all'anno, la perdita del potere di acquisto sarà soltanto dello 0,27%.

GOVERNO,TUTTE LE DECISIONI RIMANDATE

E' per questa ragione che il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi , oggi ritiene che l'aumento delle tasse sui consumi una mezza sciagura che, dice, “va evitata assolutamente”. Per il governo, però, non sarà facile mettere in pratica questi buoni propositi. La crescita di un punto dell'aliquota dell'iva, infatti, vale 4 miliardi all'anno di maggiori entrate, corrispondenti a circa un miliardo a trimestre. Dopo il rinvio degli aumenti di tre mesi, dal 1° luglio al 1° ottobre, l'esecutivo guidato da Enrico Letta ha dunque dovuto già accettare un mancato gettito di 1 miliardo, che potrebbe raddoppiare se la crescita dell'imposta sui consumi dovesse essere rinviata ulteriormente al 1° gennaio 2014 (un'ipotesi che sta diventando sempre più probabile, almeno a leggere le dichiarazioni di oggi del sottosegretario all'Economia, Pierpaolo Baretta).

LE INCOGNITE DEL 2014

Bisogna vedere, però, cosa accadrà all'inizio del prossimo anno in poi. La speranza è che, grazie a un accenno di ripresa economica, la situazione dei conti pubblici migliori, in modo da evitare ancora gli aumenti. In caso contrario, è interessante analizzare quanto ha sostenuto tempo fa l'economista de LaVoce.info, Francesco Daveri . Con i consumi al palo, secondo Daveri, è giusto cercare di non aumentare ancora l’imposta ma sarebbe meglio farlo riducendo contemporaneamente la spesa pubblica. Altrimenti, se per evitare la crescita dell'iva si decidesse di aumentare altre tasse come le accise sui carburanti, c'è il rischio di adottare un rimedio peggiore del male. Le spese per la benzina, infatti, incidono molto di più sulle tasche delle famiglie povere con non sul bilancio di quelle ricche. E' dunque inutile lasciare l'iva così com'è e risparmiare sul carrello della spesa, se poi costerà di più il pieno della macchina.

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