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Economia

Stress, un centro di ricerca che sfida terremoti e alluvioni

L'obiettivo è sviluppare una filiera capace di competere a livello internazionale. Prima dotazione del Miur di 75 milioni

I laboratori del Dipartimento Ingegneria delle Costruzioni dell'Università Federico II di Napoli

Ci sono notizie che sfidano piacevolmente i luoghi comuni. Una di queste è la nascita a Napoli di STRESS, il distretto tecnologico sulla sostenibilità delle costruzioni approvato in luglio dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Si tratta di un laboratorio dove nasceranno le città del futuro, attrezzate per affrontare qualsiasi rischio: terremoti, inondazioni, smottamenti, eruzioni vulcaniche. E insieme con loro l’industria made in Italy d’avanguardia nel settore.

Stress è stato presentato oggi nel corso del Convegno internazionale “Resilience and sustainability in relation to disasters: a challenge for future cities” cui parteciperanno esperti provenienti da tutto il mondo: ricercatori del Mit di Boston, delle università della Florida e della California, della Danimarca e della Grecia davanti ai quali si aprono le opportunità del futuro ma anche le contraddizioni del presente. Basta guardare le costruzioni arrampicate in zona a rischio sul Vesuvio e le pareti di Pompei che si sfaldano. Accennare ai comuni dell’entroterra campano che si affidano a San Gennaro perché le piogge non aprano voragini sotto le strade per arrivare alla ricostruzione seguita al terremoto dell’Irpinia, riuscita ma lunghissima, farraginosa e costosissima a causa delle solita pessima gestione dei fondi pubblici.
Quali sono dunque  le credenziali di Stress in mezzo a tante ragioni di scetticismo? Cominciamo ad elencarne un paio.
Il distretto ha ricevuto un primo stanziamento di 75 milioni, ma saranno ridotti o cancellati se i progetti approvati non diventassero tutti esecutivi. E pochi sanno che la Campania è tra le regioni leader nel campo della ricerca, con quasi 2miliardi e mezzo da investire (il doppio del Piemonte), 7 università e la presenza di Cnr (centro nazionale delle ricerche), Enea e Cira (centro italiano di ricerche aerospaziali). Insomma, tante fonti di know how cui Stress sta già attingendo a piene mani

”Pensiamo ai materiali compositi, alla sensoristica e al monitoraggio ambientale: si tratta di un campo d’avanguardia che ha radici proprio nell’aerospazio” commenta Gaetano Manfredi, presidente del nuovo distretto e docente di ingegneria strutturale all’Università Federico II di Napoli “In questo senso il trasferimento di tecnologia è già cominciato, ma il nostro obiettivo più ambizioso è quello di organizzare attorno al distretto una vera filiera produttiva, completa. Il made in Italy manifatturiero dell’edilizia sostenibile”.
Oggi il distretto conta una ventina di imprese, tra cui la Mapei del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi“con la quale stiamo sviluppando nuovi materiali compositi destinati al rinforzo strutturale delle costruzioni.”continua Manfredi “ Immaginate dei geopolimeri da “iniettare” nei muri, che li consolidano senza alterarne l’estetica. Per un Paese ricco di beni architettonici come l’Italia , vincolati e tutelati dalla Sprintendenza e inalterabili nell’aspetto, si tratta di un grande traguardo”.

Non è cosa nota ai più, ma nel settore delle costruzioni a “prova di disastro” l’Italia è tanto all’avanguardia da poter sfidare Usa e Giappone. Le collaborazioni con questi Paesi sono consolidate da tempo e aziende come “Alga” sono note nel mondo per i loro “cuscini isolanti”, capaci di attutire gli urti dei grandi terremoti sulle grandi infrastrutture internazionali, che siano ponti, autostrade o grandi centrali. Il potenziale dunque c’é. E va a inserirsi in un comparto, quello delle costruzioni, che nel suo complesso vale il 10 per cento del Pil nazionale.  “E’ ancora presto per valutare l’impatto economico di questo nuovo distretto, ma certamente non lasceremo nulla di inesplorato” conclude Manfredi “:dalla tecnologie anti calamità alla nuova frontiera del risparmio energetico passando per a domotica, l’impatto ambientale e la riciclabilità dei materiali”.

Il primo prodotto sarà sul mercato nel giro di un paio d’anni e Stress conta di raccogliere ulteriori finanziamenti attraverso altri programmi regionali, nazionali ed europei. Saranno ben utilizzati? E gli appalti pubblici antirischio?
E qui entra in gioco la terza credenziale del distretto, forse la più interessante. “Abbiamo sviluppato anche un progetto  per la corretta gestione dei costi , la loro pianificazione e l’impatto degli interventi sulle finanze pubbliche, in modo che possano essere ottimizzati”.
In poche parole: i tecnici e gli ingegneri di Stress si mettono anche al servizio della pianificazione politica. E di questi tempi, c’è poco da meravigliarsi.

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