Uber training, let’s start!

Dopo aver pedalato lungo tutta la baia attraversando il Golden Gate Bridge, dopo aver sostato a Sausalito per un meritato pranzo sotto il sole, dopo aver fatto cento foto tutte uguali alle casette di Alamo Square da buona turista …Leggi tutto

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Alamo Square

Alamo Square

Dopo aver pedalato lungo tutta la baia attraversando il Golden Gate Bridge, dopo aver sostato a Sausalito per un meritato pranzo sotto il sole, dopo aver fatto cento foto tutte uguali alle casette di Alamo Square da buona turista e dopo aver mangiato un bell’hamburger da In-N-Out al Pier 39, il training negli uffici di Uber ha finalmente inizio.

Cammino dall’albergo circa venti minuti, attraversando il centro e arrivando fino a Soma, ovvero la parte a Sud di Market Street, via principale di San Francisco. Qui si trovano gli headquarters di Uber. Mi trovo davanti un grattacielo altissimo ed elegante ed io, vestita in maniera decisamente sportiva, mi maledico subito. Quando arrivo negli uffici capisco invece di non essere affatto inadeguata, l’informalità regna sovrana.

A Milano il nostro team è composto da tre persone, qui invece a momenti non ci stanno più tutti su un intero piano. Conosco finalmente i miei compagni di Uberversity, ovvero coloro che vivranno questo intenso training di tre giorni con me. Siamo circa una ventina, da tutte le parti del mondo, tra General Manager, Community Manager, Operation Manager, ingegneri e City Launcher, con un’età media decisamente sotto i trent’anni.

Uffici Uber in San Francisco

Veniamo accolti da una tipica colazione americana con succo di frutta all’arancia e bagel e  poi, finalmente, l’inizio. Siamo molto fortunati, in questi giorni Travis Kalanick non è in giro per il mondo ma a San Francisco, perciò avremo con lui più lezioni, tra cui quella introduttiva.

E’ la prima volta che sento parlare dal vivo un imprenditore americano, per l’esattezza il fondatore di una delle dieci aziende più innovative al mondo. T-shirt nera, jeans, scarpe da ginnastica, ci racconta che in questa città fino a tre anni fa era molto difficile trovare un taxi, le persone dovevano rimanere in strada con la mano alzata sperando di trovarne uno libero, spesso non riuscendoci. Decide così di creare questa app per un pubblico ristretto di amici, permettendo così loro di spostarsi con stile per le vie della città ma senza spendere troppo. La voce si sparge e le richieste sono talmente tante che Travis capisce il potenziale che questo business potrebbe avere se aperto a tutti.

Passiamo l’ora seguente con Austin Geidt, una delle colonne portanti del team di Uber, anche se giovanissima. E’ la prima Head of Launch, ovvero coordina tutti i City Launcher in giro per il mondo, dopo aver “lanciato” lei non so quante città. Il loro ruolo è estremamente affascinante, si spostano ogni quattro-sei mesi in una città diversa, scelgono gli uffici, creano il team, fanno il training e ripartono alla volta di un’altra meta.

La giornata continua tra lezioni più tecniche legate all’app, alla finanza, al design e al branding, dandoci la possibilità di conoscere specialisti dei diversi dipartimenti e facendoci riflettere su domande che io, onestamente, non mi ero mai posta riguardo a questo incredibile business.

Il primo giorno di training si conclude in un ristorante italiano e, a metà cena, decidiamo di scambiarci di posto per avere la possibilità di conoscerci meglio tra tutti. Arrivo in hotel e penso che sono ancora incredula di essere qui a fare questo oggi.

 

 

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