Quando lo startupper lavora in casa

Di spazi di co-working e acceleratori ce ne sono tanti, che ospitano startup più o meno avviate. Ma qual è il punto di partenza, prima del luogo in cui avvengono networking, contaminazione e lancio di un’impresa? Tra gli argomenti …Leggi tutto

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Di spazi di co-working e acceleratori ce ne sono tanti, che ospitano startup più o meno avviate. Ma qual è il punto di partenza, prima del luogo in cui avvengono networking, contaminazione e lancio di un’impresa?

Tra gli argomenti affrontati in radio, c’è sempre la fatidica domanda:”Ma voi dove avete l’ufficio?” e, ultimamente, mi è capitato alcune volte di cogliere tra i ragazzi ospiti in studio uno sguardo di imbarazzo, seguito da una voce che, abbassandosi di un tono, replica:”In casa“.

Non mi spiego quell’attimo di esitazione che sottintende un “Lo diciamo o non lo diciamo? Non facciamo brutta figura vero?”. Gli intervistati non sanno che questa è una delle mie risposte preferite. Sì, proprio così. Mi piace, è schietta, svela la grinta e la tenacia di chi parte dal basso e, da lì, crea una vera e propria azienda. Mi dà l’idea che questo riporti un po’ tutti con i piedi per terra, facendo capire che fare impresa non vuol dire scrivere un business plan, trovare degli investimenti da 50 milioni di euro il giorno dopo, entrare subito in un incubatore, lanciare la startup, lavorarci un annetto scarso e rivenderla per il quadruplo dei soldi presi. No, la realtà è molto diversa da tutto questo. Fare l’imprenditore non significa sempre e solo fare interviste, girare il mondo ed avere successo. Chi è più bravo e fortunato probabilmente ci arriverà anche, ma ci deve essere il “via” di questa sfida. Quel punto d’inizio vuol dire spesso ritrovarsi intorno al tavolo della cucina del proprio monolocale con quattro amici e il proprio computer, stando da mattina a sera in quella stanza per mesi o, magari, per anni.

Team durante un momento di brainstorming in casa

Mi raccontano che la parte più difficile del lavorare in casa è rispettare certi orari, rimanere produttivi, strutturare una giornata in modo tale da non alzarsi alle 11 di mattina e andare a dormire alle 3 di notte, con in mezzo una pausa di quattro ore trascorsa su fb o davanti alla tv. E’ importante cercare di scandire il proprio tempo con alcune regole fisse che bisogna a tutti i costi rispettare, altrimenti si è fregati. Sembrerà banale, ma anche vestirsi “da lavoro” e non rimanere in tuta può aiutare a portare ordine e rigore, cosa che invece all’interno di un contesto professionale normale viene spontaneo.

Gli ospiti del mio programma spesso non sono a conoscenza del fatto che a San Francisco, proprio in quel fatidico posto che ambiscono tanto, lavorare in casa è molto comune, soprattutto per gli startupper locali. Loro non sanno neanche perchè mi piace così tanto intervistarli: perchè hanno un entusiasmo nel raccontarmi quello che stanno creando su quel famoso tavolo che mi contagia profondamente. E più sono agli inizi, più mi coinvolgono e più a fine puntata i ragazzi che ci ascoltano scrivono messaggi che fanno trapelare quanto siano rimasti incuriositi.

Poi, certo, c’è il sogno, ovvero varcare le porte di un vero acceleratore d’impresa e dire:”Anch’io ora ho un ufficio, una scrivania e una sala riunioni!”. Ma quello, col tempo, verrá, spero per tutte le persone che hanno passato e passeranno un’ora davanti a quei microfoni con me.

 

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