Politecnico di Milano e l’Acceleratore: vita da incubatore

È da inizio settimana che, quando suona la sveglia, mi alzo senza troppa fatica (cosa che sorprende anche me). Sará perché é da domenica che scalpito per rientrare a lavoro. Ebbene sí, non mento affatto. Avevo voglia di tornare alla …Leggi tutto

È da inizio settimana che, quando suona la sveglia, mi alzo senza troppa fatica (cosa che sorprende anche me). Sará perché é da domenica che scalpito per rientrare a lavoro. Ebbene sí, non mento affatto. Avevo voglia di tornare alla mia quotidianitá, ai quarantacinque minuti di tram che separano casa mia dall’ufficio, al traffico, ai milanesi nervosi alle otto di mattina, ma soprattutto all’Acceleratore. Quello dove ci troviamo noi é parte del Politecnico di Milano, zona Bovisa.

Si trova nel palazzo accanto alla sede universitaria e ed é dislocato su tre piani, che ospitano in ciascun ufficio una startup diversa. Quando si varca la soglia, si prova una sensazione strana, diversa da quella che si percepisce nei corridoi delle grandi aziende, dove tutto é giá strutturato, forte e consolidato. Si respira un’aria di sfida, di avventura, di rischio. L’etá media é bassa, siamo quasi tutti sotto i trent’anni e con background molto diversi tra di loro: c’é chi ha fatto economia, chi ingegneria, chi grafica, chi comunicazione e chi altre facoltá ancora. Il valore aggiunto é proprio questo, condividere conoscenze e competenze differenti al fine di compensarsi l’uno con l’altro, aiutandosi a vicenda nella realizzazione di un sogno.

Con un prezzo accessibile, oltre all’ufficio in sè, all’interno dell’Acceleratore si puó beneficiare di diversi servizi, come internet, stampanti, fotocopiatrici, fax, sale riunioni, riscaldamento, luce e pulizie. L’aspetto piú importante peró é sicuramente la possibilitá di venire in contatto con potenziali investitori e di partecipare ad eventi, fondamentali al fine di creare un forte ed utile network. La funzione dell’incubatore é anche di sostenere i team con idee valide, che si tramuteranno in futuro vere e proprie startup, affiancandoli nei primi passi, come la stesura del business plan. A breve verrá avviato anche il Poli Hub, anch’esso parte della Fondazione Politecnico di Milano, che peró dará precedenza a realtá piú avviate, che, ad esempio, hanno giá ricevuto finanziamenti.

Attualmente all’interno dell’Acceleratore sono incubate diciannove neonate imprese, ciascuna delle quali ha in media almeno quattro persone nel team. Di tutti questi startupper, il numero delle donne si conta sulle dita di una mano. Mi domando perché questo mondo, cosí tanto avvincente ai miei occhi, sia apparentemente ancora lontano da persone di sesso femminile. E dire che ne conosco tante, tantissime, di ragazze con incredibile intraprendenza, ottime idee e tanta forza di volontá. Mi piacerebbe tanto vedere questi piani popolarsi di persone cosí nei prossimi mesi, che possano regalarmi la possibilitá di imparare anche dal loro approccio alla creazione di un’impresa.

La mia chiave apre l’ultima porta del corridoio in fondo a destra. Abbiamo cercato di personalizzare il nostro ufficio attaccando adesivi con lo smile (segno distintivo di Ploonge) un po’ ovunque, dalle finestre al piccolo frigorifero. Ci sono tre ampie scrivanie, che abbiamo deciso di unire creando un unico grande tavolo che ci permette di lavorare guardandoci negli occhi, cosa che facilita lo scambio di idee. Ecco, se devo scegliere il momento piú bello all’interno di una startup é proprio il brainstorming, quando tutti e sei insieme rivediamo le funzionalitá del sito, che modifiche vanno apportate e che logica sta dietro a queste scelte. Mi piace osservarci quando parliamo di questo, quando ciascuno di noi si batte affinché la propria idea venga accolta dagli altri, quando siamo d’accordo e anche quando non lo siamo. Ció mi stimola, mi motiva e mi fa crescere perché imparo dalla creativitá delle cinque persone con cui lavoro e che sono estremamente diverse da me.

Da quando passo le giornate all’interno dell’incubatore, anche il mio vocabolario si é notevolemente ampliato. Dal sentire parlare tutto il giorno di termini strettamente economici sono passata al masticare le parole “codice”, “php”, “istanza” e “committare”, anche se comunque rimane il fatto che, quando Claudio e Alessandro, i due programmatori, comunicano tra di loro, sul mio volto c’é la tipica espressione di chi é affascinato da una lingua sconosciuta ma purtroppo non riesce ad interagire nel discorso perché non ne capisce nulla.

Quando cammino nei corridoi curioso sempre negli uffici altrui e in quella frazione di secondo tendo l’orecchio e affino tantissimo l’udito, sperando di cogliere qualcosa di nuovo, di elettrizzante, scoperto o costruito dagli altri ragazzi. Ci penso, nel tragitto che faccio dalla mia sedia alla macchinetta del caffé, a quale di queste startup avrá davvero successo o a chi invece non riuscirá nel suo intento, ma questo ora, tra questi muri, computer, scrivanie e fogli, é troppo presto per dirlo. La cosa che mi spinge ad alzarmi tutte le mattine entusiasta é il fatto che qui dentro siamo tutti un po’ folli, un po’ sognatori, ci mettiamo in gioco e ci crediamo davvero al fatto che un giorno, forse, potremo diventare degli imprenditori di successo.

 

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